«Inquinanti eterni» in tutti i cibi che mangiamo, e pure sulle piste da sci

Gli «inquinanti eterni» sono presenti in praticamente tutti gli alimenti che mangiamo. Quest’anno l’Associazione dei chimici cantonali svizzeri ha analizzato centinaia di derrate alimentari di origine animale presenti sul mercato svizzero e in Liechtenstein per verificare la presenza di PFAS, ovvero i composti alchilici perfluorurati e polifluorurati, scoprendo che qualsiasi cibo finisca nel nostro piatto è contaminato. Queste sostanze, chiamate «eterne» perché molto difficili da smaltire, appartengono a un gruppo di diverse migliaia di prodotti chimici industriali sintetici, utilizzati su larga scala sin dagli anni Settanta del secolo scorso.
C’è però una nota positiva nell’analisi degli esperti dell'Associazione dei chimici cantonali svizzeri (ACCS) e dell'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV): i campioni presi in esame hanno rispettato ampiamente i valori massimi previsti dalla legge (svizzera o europea), mentre 7 di questi (lo 0.8 %) sono stati giudicati non conformi.
I PFAS negli alimenti
I chimici cantonali hanno prelevato un totale di 889 campioni, di cui 401 campioni di carne, 282 campioni di uova e 206 campioni di pesce, provenienti da diversi tipi di aziende (produttori, trasformatori, importatori, dettaglianti e commercianti al dettaglio). Gli alimenti controllati provenivano da Svizzera e Liechtenstein (624 campioni; 70 %) oppure erano prodotti importati (265 campioni; 30 %). Dei sette campioni che hanno superato il valore massimo consentito, cinque sono stati prelevati da carne di manzo, uno proveniva da uova di gallina, mentre l’altro apparteneva a un pesce. Dall’analisi è emerso che le sostanze PFAS sono ampiamente diffuse e rilevabili in basse concentrazioni in tutte le categorie di derrate alimentari.
Gli esperti hanno pure analizzato i prodotti contenenti latticini come latte, burro, panna, formaggio e yogurt, per un totale di 276 campioni. In tutti i prodotti lattiero-caseari sono stati rilevati diversi composti della famiglia delle sostanze PFAS. Due dei campioni di latte analizzati e un campione di yogurt hanno superato il valore di riferimento stabilito nella raccomandazione UE 2022/1431. Va sottolineato che per le derrate alimentari quali carne, uova e pesce, la Svizzera ha fissato valori massimi per la tutela della salute dei consumatori nel 2024, mentre per quanto concerne i prodotti lattiero-caseari, Berna non ha ancora fissato valori limite, per questo motivo sono state utilizzate le raccomandazioni dell’Unione europea.
In Svizzera, dunque, non sussiste un problema generale e diffuso in relazione al rispetto dei valori massimi per i PFAS. A causa di possibili contaminazioni locali da PFAS, tuttavia, in futuro sono prevedibili altri superamenti dei valori massimi negli alimenti, evidenziano gli esperti.
Pure sulle piste da sci
Queste sostanze chimiche, inutile dirlo, sono dannose sia per la salute umana (e degli animali) che per l'ambiente, in quanto possono rimanere nel suolo e nell’acqua per secoli, accumulandosi negli esseri umani e negli animali. Combattere i PFAS è una grandissima (e costosissima) sfida, dato che questi composti vengono tuttora utilizzati ampiamente in numerosi oggetti di uso quotidiano e nei processi industriali.
Per fare solo qualche esempio, i PFAS si trovano sul fondo antiaderente delle pentole, negli imballaggi per alimenti, nelle creme, nei cosmetici, nei farmaci, nei detergenti, nei lucidanti per pavimenti, nelle vernici e nei pesticidi. Ma anche nei rivestimenti delle giacche impermeabili, nei camici chirurgici e nei tappeti. Vengono poi utilizzati nella placcatura dei metalli, nella lavorazione del petrolio, nella produzione mineraria, nel settore automobilistico e in quello aeronautico, ma anche nell’edilizia e nell’elettronica (dai rivestimenti delle piastrelle ai cavi), fino alle schiume dei prodotti antincendio e nei filtri degli stick di tabacco per i dispositivi elettronici.
Sebbene l'industria sia il principale responsabile delle emissioni di PFAS, anche i consumatori hanno una responsabilità, evidenzia il Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca (EMPA), che proprio quest’oggi ha pubblicato i risultati di uno studio condotto sulle piste da sci svizzere, dove le sostanze tossiche finiscono nell'ambiente a causa dell'abrasione della sciolina: i ricercatori dell'Analytical Center EMPA hanno rilevato concentrazioni elevate di PFAS in campioni di neve prelevati durante un'analisi effettuata alla Maratona di sci dell'Engadina nel marzo 2025. I prodotti chimici, con lo scioglimento della neve in primavera finiscono poi direttamente nelle acque dei laghi e possono accumularsi negli organismi acquatici e nei pesci.
La Federazione Internazionale Sci (FIS) ha già agito: a partire dalla stagione 2023/2024, le scioline contenenti fluoro saranno vietate in tutte le gare FIS e il loro utilizzo comporterà la squalifica. Ciò vale anche per gli eventi svizzeri, come ad esempio la Maratona di sci dell'Engadina. Anche i produttori di scioline hanno reagito, eliminando il fluoro. I consumatori, quindi, dovrebbero agire di conseguenza, sostituendo le vecchie scioline con varianti prive di fluoro, disponibili in commercio e contrassegnate in modo appropriato.
Diverse patologie e rischi per la salute
Stando a uno studio dell’Accademia svizzera delle scienze naturali (SCNAT), molte delle sostanze PFAS possono essere trasportate dall’aria o dall’acqua e raggiungere così anche regioni remote. Le PFAS sono state rilevate persino nelle foreste o in siti alpini isolati. Sono inoltre molto diffuse nelle acque sotterranee. Si accumulano nell’ambiente e raggiungono così il corpo umano attraverso la catena alimentare.
La classe di sostanze PFAS comprende migliaia di composti chimici. Questi hanno due caratteristiche in comune: contengono legami fluoro-carbonio e sono estremamente stabili, tanto da non degradarsi quasi per nulla nell'ambiente. Gli effetti dei PFAS sulla salute non sono ancora del tutto chiari, ma sono stati associati a una serie di patologie, dalle malattie cardiovascolari fino al cancro.
Le sostanze PFAS, evidenzia ancora lo studio della SCNAT, possono essere pericolose con un’esposizione a lungo termine: «L’ingestione ripetuta, per diversi anni, di piccole quantità di queste sostanze può causare, a lungo termine, danni». Le sostanze più note di questa categoria, di comprovata tossicità, sono il PFOS e il PFOA. Tornando alla ricerca della SCNAT, emerge che «dal 2024, i PFOA sono classificati come cancerogeni per l’uomo e i PFOS come potenzialmente cancerogeni. Inoltre, gli studi dimostrano che entrambe queste sostanze sono correlate a livelli più elevati di colesterolo e alterazioni epatiche». Per altri PFAS, la correlazione è stata finora meno documentata, ma sono stati descritti effetti simili. Il TFA, ad esempio, è classificato come «pericoloso per la riproduzione dall’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi».
Il nostro corpo contiene PFAS
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha stabilito, per la somma di quattro PFAS (PFOS, PFOA, PFHxS, PFNA), una dose settimanale tollerabile di 4,4 nanogrammi per chilo di peso corporeo alla settimana. Sempre la SCNAT evidenzia che: «Se tale quantità viene superata per un periodo prolungato, ad esempio nel caso delle madri che allattano, ciò può alterare la risposta immunitaria dei neonati. Ciò significa che i bambini di madri con elevate quantità di PFAS nell’organismo potrebbero sviluppare meno anticorpi rispetto a quelli di madri con basse concentrazioni di PFAS nell’organismo». I dati del biomonitoraggio in Svizzera mostrano che le concentrazioni di PFAS nel sangue del 41% delle donne in età fertile superano la soglia fissata dalla stessa Autorità per un possibile rischio di risposta immunitaria ridotta nei neonati.
In uno studio svizzero sulla salute, commissionato dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), è stata determinata l’esposizione di base della popolazione elvetica agli inquinanti eterni. In tutti gli oltre 700 campioni di siero di sangue esaminati, è stata rilevata la presenza di PFOA, PFHxS e PFOS. Le analisi in questione sono complessivamente paragonabili a quelle rilevate in studi simili in Europa e in Canada. Tradotto, tutti quanti abbiamo nel corpo una certa dose di PFAS.
La situazione in Ticino
Ma com’è la situazione in Ticino? Quest’anno il Dipartimento del territorio (DT) ha pubblicato un rapporto nel quale si evidenzia «una contaminazione ubiquitaria e diffusa di PFAS, così come anche situazioni puntuali problematiche». Si citano a tal proposito «il noto inquinamento della falda che alimenta il pozzo Prà Tiro a Chiasso» o «l’inquinamento dovuto al dilavamento di PFBA da materiali di costruzione della galleria di base ferroviaria del Ceneri». Sono anche emerse «contaminazioni o situazioni puntuali con residui oltre i livelli di sottofondo, per esempio elevati residui di PFAS in determinati suoli agricoli, con tutta probabilità riconducibili all’impiego nel passato di fanghi di depurazione quali concimi. Tuttavia, le derrate alimentari prodotte su questi sedimi sono risultate esenti da tracce eccessive e conformi alla legislazione».
