Ginevra

Ma Emmanuel Macron, quindi, ha fregato la Svizzera?

La Francia ha deciso in autonomia di organizzare il vertice del G7 a Evian senza consultare preventivamente Berna e le autorità cantonali ginevrine: perché?
© Gianmattia D'Albertoi
Red. Online
29.05.2026 10:28

Non è invitata, ma ne subisce le conseguenze. La Svizzera, lo sappiamo, è coinvolta in prima linea nell'organizzazione e nella gestione della sicurezza del G7, il vertice che riunisce i potenti del mondo in programma a Evian, in Francia, dal 15 al 17 giugno. Per dire: fra Ginevra, Vaud e Vallese, l'esercito elvetico prevede di schierare fra i 2 mila e i 5 mila soldati. Una mobilitazione, massiccia, che coinvolge anche la città di Calvino, a cominciare dall'aeroporto di Cointrin. E che, come noto, ha scatenato una polemica sulla ripartizione dei costi per garantire la sicurezza, al grido «ma la Francia pagherà qualcosa?»

Il problema, se vogliamo, nasce a monte. Ovvero, dal mancato coinvolgimento della Svizzera nelle decisioni francesi. Secondo un rapporto della Commissione giudiziaria e di polizia di Ginevra, presentato il 6 maggio scorso e citato oggi dal Blick, il Consiglio di Stato ginevrino non ha avuto altra scelta se non quella di accettare la sede scelta da Emmanuel Macron, Evian appunto. «Le autorità di Ginevra hanno appreso solo il giorno dell'annuncio pubblico che il presidente Macron aveva deciso di tenere un vertice del G7 a Evian, senza alcuna consultazione preventiva, nemmeno con le autorità regionali competenti» si legge nel documento.

Il 17 giugno 2025, ricordiamo, Emmanuel Macron annunciò con grande enfasi, in un video ben confezionato pubblicato su Instagram, che dopo Biarritz, nel 2019, il vertice del G7 si sarebbe tenuto vicino alla Svizzera nel 2026. Nessuna menzione specifica. Lo stesso dicasi per il comunicato stampa del Palazzo dell'Eliseo: nessuna traccia della Svizzera. Tutto questo a meno di un anno dal vertice. A distanza di mesi, la stessa Ginevra si prepara a veder atterrare gli aerei delle delegazioni e a una contro-manifestazione su larga scala. Il tutto senza che Parigi sembri disposta a contribuire finanziariamente.

Di fronte all'urgenza e alle sfide in materia di sicurezza, il Consiglio di Stato ginevrino si è rivolto alle autorità federali. Berna ha nominato un ambasciatore speciale «incaricato di rappresentare le autorità federali e di coordinare le autorità cantonali, con l'obiettivo di consentire alla Svizzera di parlare con una sola voce alle autorità francesi e di garantire la preparazione di questo evento, vista la sua ubicazione». Ed è proprio qui che, ribadisce il Blick, sta il problema: i costi. Il dialogo con Parigi si è rivelato difficile. Carole-Anne Kast, consigliera di Stato di Ginevra con delega alla sicurezza, «deplora il fatto che da parte francese non ci sia la volontà di firmare l'accordo necessario a coprire i costi sostenuti per il coordinamento, nonché tutte le questioni relative al vertice». Nulla sembra funzionare ed Emmanuel Macron, sin qui, si è rifiutato di ascoltare.

Il finanziamento delle spese svizzere, nel frattempo, è diventato il nodo gordiano dell'intera vicenda. Citiamo ancora il rapporto: «Si verificano occasionali attriti a livello di missioni e ambasciate. Si tratta di un costante sforzo diplomatico. La Svizzera vorrebbe che la Francia contribuisse alle spese, ma quest'ultima al momento non intende farlo».

Nel 2003, quando Jacques Chirac ospitò il vertice del G8 a Evian-les-Bains, il conto della sicurezza svizzera ammontò a 40 milioni di franchi. L'allora presidente francese accettò di contribuire con 18 milioni. Alcuni potrebbero vederlo come un bicchiere mezzo vuoto, dato che non copriva nemmeno la metà dei costi. Ma nel 2026, Emmanuel Macron non sembra disposto a sborsare un solo centesimo. Secondo il rapporto, la Francia giustifica questa posizione affermando che il vertice si tiene sul suo territorio, «dove si occupano di tutto e quindi non c'è motivo di sostenere costi in Svizzera». Peccato che, in realtà, i costi in Svizzera, a causa di questo G7, ci saranno. E saranno anche piuttosto elevati. Basti pensare all'arrivo all'aeroporto di Ginevra-Cointrin di almeno 16 delegazioni diverse. Queste delegazioni avranno, ovviamente, una propria scorta di sicurezza, che tuttavia dovrebbe rimanere limitata. La Svizzera sarà quindi responsabile della protezione in loco, nonché dei trasferimenti in Francia. Ricordiamo che nel 2003 la sola delegazione americana contava non meno di 400 persone.

Sorge quindi spontanea una domanda: perché non rifiutare e chiudere semplicemente l'aeroporto di Ginevra, per far atterrare tutte queste persone in Francia? Nel rapporto, Carole-Anne Kast ha sottolineato «che l'aeroporto di Cointrin è internazionale e che pertanto il cantone non può rifiutarsi di utilizzarlo come punto di atterraggio per i viaggiatori provenienti da Evian». Una posizione, quella della chiusura di Cointrin sponda svizzera, sostenuta dal consigliere agli Stati Mauro Poggia. E perché la Francia non ha scelto l'aeroporto di Lione? La risposta è semplice: è troppo lontano. Ci vogliono quasi due ore e mezza di macchina da Lione a Evian, contro circa un'ora da Ginevra. E anche se fosse stata scelta quest'opzione, la città all'estremità del lago di Ginevra avrebbe comunque dovuto prepararsi. «L'aeroporto di Lione è l'aeroporto di riserva in caso di problemi a Ginevra. Se fosse stato scelto Lione, sarebbe stato utilizzato l'aeroporto di Ginevra, quindi tutto avrebbe dovuto essere pianificato in ogni caso» si legge nel rapporto.

È anche possibile, a proposito della sicurezza, che alcune delegazioni risiedano in Svizzera per tutta la durata del vertice. «La parte francese afferma di aver ospitato tutte le delegazioni in Francia, ma al momento non sono stati forniti dettagli concreti e il Consiglio di Stato non ripone molta fiducia in questa affermazione» ha scritto Carole-Anne Kast. «Il personale tecnico, i rappresentanti dei media e altre delegazioni potrebbero alloggiare a Ginevra e dovranno poi recarsi a Evian». Al momento, viste le comunicazioni con Parigi, sembra difficile sapere con precisione quanti e quali ospiti alloggeranno in Svizzera. Il presidente dell'Associazione degli albergatori di Ginevra ritiene che «una manciata» di delegazioni sarà ospitata nella città di Calvino.

Un altro punto controverso, oltre ai costi, è la contro-manifestazione al vertice del G7. «La Francia si rifiuta di sostenere i costi o di garantire uno spazio per l'espressione democratica sul suolo francese» afferma il rapporto. Eppure, non è certo per mancanza di tentativi. «La Svizzera chiede alla Francia da sei mesi di aprire uno spazio per l'espressione democratica sul suo territorio. La richiesta è stata accettata in linea di principio, ma non è ancora stata attuata nella pratica». A Evian, pertanto, le manifestazioni saranno vietate. Carole-Anne Kast aveva scritto alla prefetta dell'Alta Savoia, Emmanuelle Dubée, chiedendo alla Francia di coordinare la sicurezza per ospitare la protesta. La risposta è stata durissima: «La Francia non sta organizzando un contro-vertice». Anche la coalizione No-G7 Francia ha ribadito martedì 26 maggio che l'organizzazione di un villaggio alternativo in Francia non era al momento all'ordine del giorno.

Perché dunque Ginevra ha autorizzato una marcia il 14 giugno? Carole-Anne Kast ha difeso la decisione: un «divieto così generale è contrario alla consolidata giurisprudenza della Camera amministrativa della Corte di giustizia». Le autorità di Ginevra devono esaminare tutte le richieste di raduni pacifici al fine di garantire la libertà di espressione. La Corte suprema federale è stata chiara e rigorosa riguardo ai divieti di manifestazione decisi in astratto.

Un'altra preoccupazione per le autorità è che una manifestazione non autorizzata possa provocare ulteriori disordini a causa della mancanza di controlli. Al momento, i colloqui tra le autorità di Ginevra e la coalizione No-G7 rimangono però tesi. Il Consiglio di Stato ha proposto agli organizzatori un nuovo percorso: «Se non accettano il percorso, la marcia verrà annullata». Le autorità di Ginevra hanno espresso preoccupazione anche per il carico di lavoro che il mese di giugno rappresenta per le forze dell'ordine. «Traducendo l'impatto del G7 in ore lavorative, si ottiene un equivalente di circa otto mesi di lavoro in media su base annua» si legge nel rapporto.

È difficile, concludendo, per Parigi ed Emmanuel Macron sostenere che il vertice del G7 di Evian non avrà alcun impatto finanziario sulla Svizzera. All'inizio di maggio, il presidente Guy Parmelin ha addirittura scritto al presidente francese per esprimere la sua forte disapprovazione per il vertice, come rivelato dal settimanale satirico Le Canard enchaîné. Le sue preoccupazioni riguardavano i costi della sicurezza, il rischio di disordini e la possibilità di una contro-manifestazione in Francia. Secondo il settimanale francese, l'Eliseo avrebbe affermato, «in malafede», che eventuali disordini a Ginevra non avrebbero nulla a che fare con il vertice del G7, bensì con il voto sull'iniziativa dell'UDC «No a una Svizzera da 10 milioni!». Un'affermazione che rischia di inasprire ulteriormente le relazioni tra Berna e Parigi.

Nonostante le tensioni, Svizzera e Francia dovranno comunque collaborare per garantire la sicurezza di questo importante evento internazionale, evitare incidenti e tutelare la propria immagine. A meno di tre settimane dal vertice, Emmanuel Macron ha ancora la possibilità di disinnescare la crisi. Ma per ora, sul versante svizzero, i costi politici e di sicurezza continuano ad aumentare, e saranno i contribuenti a pagarne il conto.

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