La dichiarazione

Ma l'accordo USA-Svizzera sui dazi? Parmelin: «Il termine del 31 marzo non è più valido»

È quanto ha affermato il consigliere federale e presidente della Confederazione ai microfoni della RSI, spiegando che vale comunque la pena continuare a negoziare
©GIAN EHRENZELLER
Red. Online
28.03.2026 14:43

Che ne è stato dell'accordo sui dazi fra Svizzera e Stati Uniti? Il termine del 31 marzo, fissato dopo che Berna aveva annunciato di aver trovato un'intesa con Washington per la riduzione delle tariffe dal 39 al 15%, «oramai non è più valido». Lo ha confermato, oggi, il presidente della Confederazione Guy Parmelin ai microfoni della RSI, a margine dell'assemblea dei delegati dell'UDC.

La Corte Suprema statunitense, come noto, ha rovinato i piani di Donald Trump: lo scorso febbraio, infatti, ha stabilito che il presidente ha abusato dei suoi poteri introducendo dazi elevati nei confronti di molti Paesi, Svizzera compresa, con sei voti a favore e tre contrari. Trump, per contro, non ha mai mollato la presa. Da un lato perché la dichiarazione di Berna dello scorso novembre non era vincolante ma, appunto, volta alla sottoscrizione di un accordo da raggiungere nei mesi successivi. Nello specifico, entro la fine di marzo. Parmelin, quando mancano pochi giorni, ha confermato che «il termine del 31 marzo di fatto non è più valido». Dall'altro, per contro, Trump ha optato per un'altra base legale imponendo un 10% forfettario a tutti i Paesi, perlomeno per un periodo transitorio fino alla fine di luglio. 

Detto che il clima di incertezza permane, a Parmelin è stato chiesto se valga ancora la pena negoziare. Sì, ha risposto il consigliere federale: «Due incontri si sono già tenuti, altri sono pianificati. Ora la decisione della Corte Suprema rimette in questione parte delle basi legali applicate dagli Stati Uniti, nonostante ciò i negoziati continuano, e non è necessario attendere luglio per raggiungere un risultato».

La Svizzera, ricordiamo, aveva promesso concessioni agli Stati Uniti per addolcire Trump. Fra queste, la riduzione dei dazi sulla carne di manzo e pollame nonché su altri prodotti alimentari. Non solo, una volta trovata un'intesa la palla passerà al Parlamento. E non è detto che venga pure lanciato un referendum. 

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