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Perché la Svizzera non ha un aereo militare per i rimpatri?

La risposta si annida fra le tante mozioni e interpellanze inoltrate negli anni e in una doppia bocciatura del Parlamento: le critiche, intanto, continuano
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Marcello Pelizzari
04.03.2026 16:02

La polemica, di nuovo, è servita. Meglio, anzi peggio: ritorna, puntuale, ogni volta che qualcuno, con un passaporto svizzero, rimane bloccato all'estero e non può rientrare normalmente. La situazione in Medio Oriente, con la risposta dell'Iran agli attacchi di Israele e Stati Uniti, è precipitata in un attimo. Costringendo i Paesi della regione a chiudere lo spazio aereo e, di riflesso, provocando la cancellazione di migliaia e migliaia di voli. Oggi, Swiss ha tagliato la testa al toro, sulla scia delle critiche che gli stessi cittadini «prigionieri» delle chiusure hanno rivolto al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), organizzando un volo di rimpatrio in autonomia. Di concerto con il DFAE, certo, ma senza le sovvenzioni statali e, in ultima istanza, sulla spinta solo e soltanto del vettore.

Una doppia bocciatura

Al di là delle critiche, ieri come oggi una domanda si impone: possibile che la Svizzera non disponga di un aereo da trasporto militare utile, appunto, per questo tipo di operazioni? Sì, è possibile. Mettetevi pure comodi, perché è una lunga storia. Fatta di abboccamenti, proposte, mozioni e chi più ne ha più ne metta.

Riavvolgiamo il nastro. Nel 2004, anni e anni fa dunque, il Consiglio federale propose l'acquisto di due CASA C-295. Invano. Dieci anni più tardi, il consigliere agli Stati Peter Bieri (PPD) presentò invece una mozione chiedendo «al più tardi entro il 2018 di acquisire uno o più aerei da trasporto». E ancora: «Questi aerei saranno messi a disposizione principalmente per missioni internazionali a favore della pace, civili o militari, per i soccorsi in caso di calamità e per il rimpatrio d’emergenza di cittadini svizzeri». Simile l’approccio della collega Géraldine Savary (PS): «Nel 2014, in due occasioni, la Confederazione ha dovuto rinunciare a intervenire nell’ambito delle missioni all’estero a causa della mancanza di infrastrutture di trasporto. In Libia, nell’ambito del rimpatrio del personale dell’Ambasciata svizzera e in Africa nell’ambito della risposta internazionale all’epidemia causata dal virus Ebola. Più volte alla settimana, la Svizzera noleggia un aereo da trasporto spagnolo per portare uomini e mezzi nell’ambito delle sue missioni di pace in Kosovo». Quindi, la proposta di acquistare un velivolo.

Gli Stati accolsero entrambe le proposte, appoggiate dal Consiglio Federale. Ma le cose, all'epoca, presero una piega diversa al Nazionale. La proposta di Savary venne infatti respinta, quella di Bieri invece fu sì approvata con 89 voti favorevoli e 87 contrari ma, dopo che il consigliere nazionale Oskar Freysinger presentò una mozione d’ordine per rivalutare il progetto, affondò per 98 voti contro 85. Contro l’UDC, metà del PS e anche i Verdi.

Gli A-400M contro gli incendi, ma non solo

Altro giro, altra corsa. A vuoto. Michel Matter (Verdi Liberali) depositò in Consiglio nazionale un'interpellanza, chiedendo al Consiglio federale di valutare «l'acquisto di uno o più aerei da trasporto Airbus A-400M per lottare contro gli incendi in Svizzera ed essere in grado di rimpatriare rapidamente un gran numero di cittadini coinvolti in differenti luoghi d'impiego nel mondo o partecipare in modo efficace a operazioni umanitarie». Nella sua risposta, il Consiglio federale – al di là della questione degli incendi – pose l'accento sulla collaborazione con i Paesi amici: «Per disporre di elevate capacità di trasporto, la maggior parte degli Stati europei dipende dal sostegno di Stati partner. Attualmente, sette Stati europei stanno introducendo complessivamente 160 aerei da trasporto militare A-400M. In questo modo in Europa sarà creata una notevole capacità di trasporto aereo, di cui la Svizzera potrebbe beneficiare attraverso una cooperazione, senza doversi procurare essa stessa i mezzi corrispondenti. Per questa ragione, il 16 febbraio 2022 il Consiglio federale ha autorizzato il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport ad avviare, nel settore del trasporto aereo di persone e merci, colloqui di cooperazione con potenziali Stati partner. I relativi lavori sono iniziati. Al momento, lo sviluppo di capacità proprie non sarebbe opportuno dal punto di vista economico». Riassumendo: no, no e ancora no.

Meglio cooperare

«Ieri Kabul, oggi Khartoum, e domani?». Già, e domani? Con queste parole, nel maggio del 2023, il consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez (PS) tramite un'interpellanza chiese lumi al Consiglio federale circa la «mancanza di professionalità dimostrata dalla Svizzera nella gestione di emergenze» come la crisi in Afghanistan o in Sudan. Di qui, ancora, la domanda delle domande: «L'acquisto, più volte rimandato, di un aereo da trasporto multiruolo (trasporto di persone, promozione della pace, aiuto in caso di catastrofe, aiuto umanitario) non sarebbe forse una soluzione logica?». Una domanda alla quale il Consiglio federale rispose così: «Nell’ambito del programma di armamento 2004, il Consiglio federale ha richiesto l’acquisto di due aerei da trasporto militari e nel 2015 ha sostenuto due mozioni in tal senso. In entrambi i casi, il Parlamento si è opposto. Di fronte alla recrudescenza di crisi simultanee e alla crescente instabilità internazionale, il Consiglio federale resta del parere che la Svizzera debba disporre di una capacità di trasporto aereo sufficiente, compresa quella fornita da aerei da trasporto militari multiruolo. Queste capacità possono essere raggiunte con l’acquisizione di aeromobili o mediante accordi di cooperazione. Il trasporto aereo è necessario nelle seguenti aree: promozione militare della pace, operazioni di aiuto umanitario e soccorso in caso di catastrofe, evacuazione di personale della Confederazione all’estero, rimpatrio di cittadine e cittadini svizzeri bloccati all’estero e rimpatrio di richiedenti l’asilo respinti. Il suo ambito di impiego potrebbe anche essere esteso in vista di sfide future. Il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport sta attualmente conducendo colloqui di cooperazione con partner europei. Il Consiglio federale ritiene opportuno seguire questa strada in una prima fase». Come dire, uscendo dal politichese: è tutta colpa del Parlamento.

A fine maggio, sempre nel 2023, Anna Giacometti (PLR) inoltrò al Nazionale un'interpellanza sulla scia di quanto accaduto in Sudan. Formulando, concretamente, quattro domande. Eccole: «Il Consiglio federale sarebbe disposto a esaminare l'acquisto di un aereo da trasporto militare impiegabile per il rimpatrio di persone da zone di crisi? A quanto ammonterebbero i costi di acquisto e i costi di gestione di un velivolo militare per trasporti di persone? Questo velivolo potrebbe essere messo a disposizione di organizzazioni umanitarie e/o Paesi terzi per missioni umanitarie e di rimpatrio di persone per ridurre i costi di gestione? Il Consiglio federale sarebbe d'accordo di inserire un credito d'impegno per l'acquisto di un aereo militare per il trasporto di persone nel messaggio sull'esercito 2024?». Nella sua risposta, il Consiglio federale riprese alcuni passaggi di precedenti risposte ad altre interpellanze e ribadì, essenzialmente, l'importanza degli accordi di cooperazione con i Paesi partner: «Dal momento che per motivi finanziari gli accordi di cooperazione sono più convenienti rispetto a un acquisto proprio, il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport sta attualmente conducendo colloqui di cooperazione con potenziali nazioni partner nel campo del trasporto aereo di persone e merci». E ancora: «In considerazione dei colloqui di cooperazione in corso, allo stato attuale non è previsto alcun ampliamento delle nostre capacità nell’ambito delle grandi capacità di trasporto aereo, motivo per cui non è stata effettuata nemmeno una valutazione. I costi d’acquisto e d’esercizio di un aereo da trasporto militare non sono pertanto quantificabili».

E quindi?

L'epilogo di questa crisi, intanto, segue un copione già visto. Con un'aggravante: Swiss, con pragmatismo e spirito di solidarietà, pur concertando l'operazione con il DFAE si è mossa in autonomia. E con i propri mezzi, in tutti i sensi. C'è chi, in queste ore, ha puntato il dito proprio contro il concetto di cooperazione con i Paesi partner. In una crisi globale, con i cieli chiusi, gli stessi partner hanno (secondo logica) pensato dapprima ai propri cittadini. Della serie: davvero il rientro dei nostri concittadini deve passare, ogni volta, dalle scelte di una compagnia aerea o dal posto rimasto vuoto sull'aereo di qualcun altro?