Il caso

Quanti Kalashnikov ci sono in Svizzera? Nessuno lo sa esattamente

Dopo la sparatoria di Aarau torna il dibattito sulle armi semiautomatiche acquistate prima del 2019 – I Cantoni non dispongono di dati completi e confrontabili
© KEYSTONE/Urs Flueeler
Red. Online
07.09.2026 13:29

Quanti kalashnikov sono detenuti in Svizzera? La risposta, dopo la sparatoria avvenuta ad Aarau, è: nessuno sembra saperlo esattamente. Non la Confederazione, non il Parlamento e nemmeno i Cantoni, che gestiscono i registri delle armi, scrive il Blick.

Il presunto autore della sparatoria di Aarau, lo ricordiamo, ha utilizzato un fucile d’assalto AK-74, con il quale ha sparato oltre 40 colpi contro i partecipanti all'Aarauer Rave. Una persona è morta e altre sei sono rimaste ferite. Il cittadino svizzero di 43 anni finito in manette (dopo essersi costituito) aveva acquistato l'arma legalmente circa vent’anni fa.

Che cosa dice la legge? Oggi un acquisto simile sarebbe in linea di principio vietato. Dal 2019 i fucili semiautomatici come l’AK-74 rientrano infatti nella categoria delle armi vietate, salvo autorizzazioni eccezionali. Chi ne era già in possesso prima dell’entrata in vigore delle nuove regole ha tuttavia potuto conservarla, a determinate condizioni.

Il dibattito dopo Aarau

La sparatoria ha riaperto la discussione sulle armi acquistate secondo la vecchia legislazione. La consigliera agli Stati socialista Franziska Roth chiede che queste armi vengano confiscate. Il senatore zurighese indipendente Daniel Jositsch si è invece detto favorevole all’ipotesi di chiedere a posteriori ai proprietari di dimostrare di essere tiratori sportivi o collezionisti.

Le proposte sono contestate da Walter Gartmann, presidente di Pro Tell, organizzazione vicina al mondo delle armi e dei tiratori. «Mi disturba che, a causa di un simile atto, tiratrici e tiratori irreprensibili vengano messi sotto sospetto generale», ha dichiarato al Blick il consigliere nazionale sangallese dell’UDC. A suo giudizio, una maggiore burocrazia non equivale automaticamente a maggiore sicurezza. Gartmann sostiene inoltre che la legislazione svizzera sulle armi sia già severa e sia stata rafforzata più volte negli ultimi anni. Anche con norme più rigide, sostiene, resterebbe comunque un rischio residuo legato agli atti isolati.

Registri incompleti e dati difficili da leggere

Il problema è che la politica non dispone di una fotografia completa delle armi acquistate prima del 2019 e successivamente dichiarate. Con l’inasprimento della legge, i proprietari di armi diventate vietate avevano tempo fino all’agosto 2022 per notificarle. Chi aveva rispettato la procedura poteva conservarle senza ulteriori formalità, secondo le condizioni previste.

Il Blick ha interpellato gli uffici dei 26 Cantoni. Il risultato, riferisce il giornale, è frammentario. Diversi Cantoni, tra cui Zurigo, non sono in grado di estrarre dalle proprie banche dati statistiche specifiche sulle armi dichiarate secondo il vecchio diritto.

In alcuni casi il problema è anche informatico: i registri non distinguono tra una dichiarazione tardiva relativa a un’arma sottoposta alle nuove regole e una normale registrazione. In altri, categorie diverse sono state inserite nello stesso insieme di dati, rendendo difficile stabilire quante siano effettivamente le armi semiautomatiche interessate dal cambiamento legislativo.

Nel Canton Berna, ad esempio, le dichiarazioni successive all’inasprimento sarebbero state registrate come semplici conferme del possesso. Una singola conferma può inoltre riguardare più armi, comprese armi da caccia, vecchie armi d’ordinanza e pistole che non erano state vietate. I registri possono anche includere insieme le armi dei privati e quelle presenti nei depositi dei commercianti.

Alcuni numeri, ma nessuna stima nazionale

Dati più precisi arrivano dal Canton Giura: entro la scadenza dell’agosto 2022 sarebbero state registrate 102 dichiarazioni tardive, per un totale di 169 armi divenute vietate secondo la nuova legislazione e rimaste in possesso dei proprietari.

Anche Appenzello Interno ha comunicato un dato puntuale: sul territorio cantonale risultano registrati quattro fucili d’assalto del tipo AK-74. Si tratta tuttavia di numeri relativi a singoli Cantoni, che non permettono di calcolare il totale nazionale.

Perché non esiste un registro nazionale?

L’assenza di una stima complessiva è il risultato di scelte politiche. L’ipotesi di un registro nazionale delle armi è stata respinta più volte. Nel 2015 il Parlamento aveva inoltre cancellato dalla legge l’obbligo di registrare retroattivamente tutte le armi acquistate prima del 2008.

All’epoca, la Confederazione stimava in circa due milioni il numero delle armi da fuoco presenti in Svizzera, mentre i registri cantonali ne contavano meno della metà. Registri cantonali che sono oggi collegati e permettono alla polizia di verificare se una determinata arma risulta registrata in uno dei Cantoni. Non sono però strutturati per fornire una panoramica statistica completa e uniforme dell’arsenale presente nel Paese.

La legge svizzera prevede autorizzazioni e condizioni specifiche per le categorie di armi soggette a restrizioni. Le autorità federali ricordano inoltre che per l’acquisto di un’arma sottoposta ad autorizzazione è necessario rivolgersi all’ufficio delle armi del Cantone di domicilio. Ma la possibilità di controllare una singola arma non significa disporre di un conteggio nazionale aggiornato.

Dopo i fatti di Aarau, il confronto politico si concentra quindi su due questioni: se sia necessario rivedere le condizioni per conservare le armi acquistate sotto il vecchio diritto e se, per prendere decisioni informate, la Svizzera debba dotarsi di dati più completi e comparabili.

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