Squadra investigativa comune su Crans-Montana, mai giunta la richiesta ufficiale da Roma

L’ambasciatore italiano tornerà in Svizzera soltanto a due condizioni: quando sarà avviata «un’effettiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Stati», e quando sarà costituita «una squadra investigativa comune (SIC) affinché vengano accertate, senza ulteriori ritardi, le responsabilità della strage di Crans-Montana». Il 26 gennaio scorso, un comunicato di Palazzo Chigi successivo a un incontro della presidente italiana del Consiglio Giorgia Meloni con l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, il sottosegretario Alfredo Mantovano e l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, dava conto dei motivi alla base della decisione di Roma di richiamare per consultazioni il proprio ambasciatore a Berna. Peccato, però, che nessuno dall’Italia avesse mai chiesto alla Svizzera (e indirettamente alla Procura di Sion) di creare questa squadra investigativa comune. Né lo ha fatto, almeno sino a questo momento.
La clamorosa notizia è stata confermata al Corriere del Ticino dall’Ufficio federale di giustizia (UFG) in una nota spedita via mail nella tarda serata di lunedì in risposta ad alcune domande - molto circostanziate - formulate dalla nostra redazione. In particolare, se «Oltre alla richiesta di assistenza giudiziaria (inviata il 13 gennaio scorso), la magistratura italiana avesse ufficialmente domandato di istituire una squadra investigativa comune» per indagare sul rogo del bar Le Constellation nel quale, 35 giorni fa, la notte di San Silvestro, sono morte 41 persone e altre 115 sono rimaste ferite.
«No. La magistratura italiana non ha ancora richiesto la creazione di una squadra investigativa congiunta», ha scritto l’UFG. Aggiungendo subito dopo: «Le due Procure (Sion e Roma, ndr) hanno la possibilità di unire le forze per formare le cosiddette squadre congiunte d’indagine. Questa possibilità è esplicitamente prevista nell’articolo 20 del secondo protocollo aggiuntivo alla Convenzione europea di mutua assistenza giuridica», approvato dall’Assemblea federale il 19 marzo 2004 ed entrato in vigore per la Svizzera il 1. febbraio 2005.
«La Procura del Cantone del Vallese e la Procura di Roma avrebbero quindi la possibilità di richiedere all’autorità competente di polizia svizzera di formare una squadra investigativa comune», si legge ancora nella nota dell’UFG. Si tratta di «una procedura ordinaria. Soprattutto in procedimenti molto complessi o estesi, tali gruppi investigativi sono spesso formati».
«Un primo incontro tecnico tra le autorità penali dei due Paesi si terrà», comunque, «a metà febbraio», conferma ancora l’UFG. Lo stesso Ufficio federale di Giustizia, «in qualità di autorità centrale per l’assistenza legale reciproca internazionale, accompagnerà questo incontro». Una riunione, spiegano da Berna, convocata pure «con l’obiettivo di chiarire i dettagli della cooperazione e coordinare le procedure. La questione della squadra investigativa sarà discussa anche in questa riunione».
Verifiche in redazione
Per verificare ulteriormente la notizia anche sul versante italiano, il Corriere del Ticino ha contattato oggi sia la Procura di Roma sia la Farnesina. Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha declinato cortesemente ogni domanda, spiegando di «non poter parlare di indagini in corso».
La portavoce del ministro Antonio Tajani, invece, ha risposto in questo modo: «Mi confermano che la richiesta formale è stata avanzata il 30 gennaio scorso».
Inevitabilmente, a questo punto, la nostra redazione ha nuovamente contattato l’UFG nel pomeriggio per rendere nota la risposta della Farnesina e chiedere ulteriore conferma di quanto scritto lunedì sera. Sono stati sufficienti pochi minuti agli uffici di Berna per inviare una seconda mail: «A oggi, l’UFG non ha ricevuto alcuna richiesta da parte della Procura di Roma, competente in Italia, relativa alla costituzione di una squadra investigativa comune. La Procura di Roma ci ha invece segnalato di essere interessata a discutere la questione di una squadra investigativa comune nell’ambito della riunione tecnica di metà febbraio».
L’assistenza giudiziaria
Sul fronte dell’assistenza giudiziaria, la Procura di Roma si era mossa in tempi molto rapidi inviando il 13 gennaio una rogatoria alle autorità elvetiche, con l’obiettivo di ottenere la lista degli indagati, gli atti relativi agli interrogatori e l’attività istruttoria svolta dal Ministero pubblico vallesano. La questione della squadra investigativa comune è invece stata sollevata, in un secondo momento, dalla politica. È quindi la politica che vuole inviare un gruppo di investigatori nel Vallese? E perché? Sarebbe interessante capire se le pressioni di Palazzo Chigi abbiano indotto o indurranno i vertici della Procura romana a invocare indagini congiunte con Sion. In ogni caso, si tratterebbe di una ingerenza indebita: in uno Stato di diritto, il potere esecutivo e il potere giudiziario devono restare separati.
Uno scontro mediatizzato
C’è un’altra cosa da sottolineare. Resa evidente da quanto descritto prima. Il Governo italiano di centrodestra ha mediatizzato lo scontro con la Svizzera senza essere conseguente nei propri atti formali. Se anche fosse vero, come sostenuto dalla portavoce del ministro Tajani, che una domanda di squadra investigativa comune è stata inviata il 30 gennaio, come si spiega il comunicato del 26? Quattro giorni prima dell’asserita richiesta alle autorità elvetiche, Palazzo Chigi subordinava il rientro dell’ambasciatore Cornado alla costituzione di una SIC. Ma come si fa a costituire una squadra investigativa comune se nessuno la chiede?
Qualche informazione e i necessari chiarimenti, a questo punto, potrebbero arrivare a metà febbraio, quando cioè le due Procure si incontreranno. Nel frattempo, l’ambasciatore italiano rimane a Roma. E la crisi diplomatica, seppure sbiadita nei toni dalle ultime dichiarazioni dello stesso ministro Tajani, persiste. Forse al di là della volontà stessa dei diretti protagonisti.

