Svizzera

Tajani a Crans-Montana: «Non possiamo alleviare il dolore, ma garantiamo presenza e verità»

Il ministro degli Esteri italiano ha incontrato autorità e famiglie il giorno dopo la tragedia, confermando al Corriere del Ticino i contatti con Cassis e Parmelin e la piena collaborazione tra Italia e Svizzera nelle operazioni di assistenza e accertamento delle responsabilità
©GIUSEPPE LAMI
Mattia Sacchi
02.01.2026 17:29

Crans-Montana si è svegliata nel silenzio. È il silenzio del giorno dopo, quello che segue la notte in cui una festa si trasforma in tragedia e lascia dietro di sé domande senza risposta, attese estenuanti, famiglie sospese. In questo clima, a meno di ventiquattr’ore dall’incendio che ha sconvolto il Capodanno, intorno a mezzogiorno è arrivato a Crans-Montana il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, deciso a seguire personalmente la situazione dei cittadini italiani coinvolti e a incontrare le autorità svizzere.

Tajani è atterrato all’aeroporto di Sion, dove ad attenderlo c’era l’ambasciatore d’Italia a Berna Gian Lorenzo Cornado, prima di raggiungere la località vallesana. La visita si è sviluppata tra incontri istituzionali con le autorità del Cantone, un momento di raccoglimento sul luogo dell’incidente – dove il ministro ha deposto un mazzo di fiori – e un confronto lungo e riservato con le famiglie delle vittime e dei dispersi.

© KEYSTONE
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«Ho incontrato le famiglie e le ho informate di tutto ciò che stiamo facendo e dello stato dell’arte», ha dichiarato Tajani parlando con i giornalisti. «Ho spiegato loro l’esito della riunione avuta stamane nella caserma della Polizia, l’incontro con la procuratrice generale e con il presidente del Consiglio di Stato vallesano Mathias Reynard, che è venuto personalmente a portare la vicinanza delle autorità svizzere ai nostri concittadini in attesa di notizie».

Il ministro ha confermato che, sulla base delle verifiche condotte dalle autorità italiane, «gli italiani feriti sono 13 (le autorità svizzere hanno parlato di 11 italiani, ma ci sono 6 feriti ancora in corso di identificazione, ndr.): quattro sono ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano, altri in strutture sanitarie svizzere». Restano inoltre «sei dispersi», mentre «ci sono tre feriti non ancora identificati». Tajani ha ribadito che eventuali conferme ufficiali sui nomi potranno arrivare solo dopo le comunicazioni formali delle autorità elvetiche alle famiglie: «Finché non ci sarà la certezza, non possiamo confermare quanto circola sui giornali. I primi a essere informati saranno sempre i familiari».

La collaborazione con le autorità svizzere

Ampio spazio è stato dedicato al coordinamento tra Italia e Svizzera. «Abbiamo messo a disposizione la Protezione civile, il sistema sanitario italiano e i centri per i grandi ustionati, non solo per i feriti italiani», ha spiegato Tajani. «Abbiamo offerto anche il supporto della polizia scientifica per l’identificazione dei feriti e delle vittime non riconosciute, oltre a un gruppo di psicologi, come richiesto dai familiari».

Al Corriere del Ticino, il ministro ha confermato di aver avuto contatti diretti e ripetuti con il Consiglio federale: «Ho parlato più volte con Ignazio Cassis e con il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Ci siamo sentiti fin dalle prime ore per esprimere vicinanza e per coordinare ciò che l’Italia poteva mettere a disposizione. Il dialogo è stato continuo, fino a tarda sera, e proseguirà anche nei prossimi giorni».

Sull’inchiesta giudiziaria, Tajani ha riferito quanto comunicato dalle autorità svizzere: «La procuratrice generale mi ha assicurato che sono già in corso numerosi interrogatori e che l’obiettivo è accertare tutte le eventuali responsabilità. Ci sarà la massima severità». Senza entrare nel merito delle indagini, ha aggiunto che «quanto accaduto porta a pensare che qualcosa non abbia funzionato sul piano della sicurezza, ma spetterà esclusivamente alla magistratura stabilire i fatti».

Dal canto suo, l’ambasciatore Cornado ha ribadito la stretta collaborazione tra i due Paesi, sottolineando che «su disposizione del ministro Tajani è stata attivata una piccola task force sul posto, con un’unità di crisi e un desk consolare per assistere i connazionali». Cornado ha ricordato anche la presenza di «psicologi e personale specializzato a supporto delle famiglie», evidenziando «la disponibilità, l’organizzazione e la professionalità dimostrate dalle autorità vallesane fin dalle prime ore».

«L’unica cosa che non possiamo fare», ha concluso Tajani, «è alleviare il dolore di chi aspetta una risposta. Ma possiamo garantire una presenza costante, trasparenza e il massimo impegno, insieme alle autorità svizzere, per dare verità e assistenza a tutti».

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