Politica

Alessandro Speziali: «Non metto bandierine sui Dipartimenti»

Il presidente del PLR, Alex Farinelli e Simone Gianini tornano sui prossimi passi del partito
©Gabriele Putzu

Dopo i ringraziamenti rivolti al consigliere di Stato durante il Comitato cantonale, a tornare sul «dopo-Vitta», da noi contattato, è il presidente Alessandro Speziali. Guardando, anzitutto, alla potenziale futura composizione della lista. In questa fase, osserva il liberale radicale, «l’idea è di avere una lista che sappia rappresentare le varie sensibilità del partito, che poi sono quelle del Paese, ma anche le esperienze di vita, associative o imprenditoriali». Insomma, i liberali radicali intendono «perlustrare il cantone con l’obiettivo di riuscire a rappresentare la società civile». Con un rappresentante, ad esempio, anche del mondo dell’economia? «Assolutamente», risponde Speziali. «Anche perché l’economia stessa negli ultimi anni ha chiesto alla politica di saper rappresentare chi ogni giorno crea lavoro. E ciò lo trovo legittimo. Quindi ben venga se potremo accogliere un forte rappresentante del mondo dell’economia».

A proposito di economia: il PLR intende lasciare il DFE e puntare ad altri Dipartimenti? Come ha colto Speziali la frecciatina dell’UDC sulla conduzione del DFE (vedi box in fondo)? «Io non parto dall’idea di piantare bandierine sui Dipartimenti», risponde il liberale radicale. «Ovviamente – aggiunge – le finanze e l’economia sono uno dei vettori più importanti per il nostro cantone. Ma, detto ciò, abbiamo personalità che hanno tanto da dire a livello di formazione. E con il nostro radicamente sul territorio potremmo avere molto da dire anche a livello del Dipartimento del territorio, ad esempio sul tema della burocrazia». Ma, appunto, «invece di metterci già la pettorina su un dipartimento, cercheremo di schierare persone che conoscono e hanno tanto da dire su tutti questi ambiti, che sono fondamentali». Quindi con un rappresentante in lista per ogni Dipartimento? «Non è così matematico», reagisce Speziali. «Ma sarà una lista che saprà parlare non solo a un Dipartimento. Dipartimenti che, tra l’altro, andrebbero riformati nella loro costruzione».

Un’ultima domanda, poi, è d’obbligo: il PLR punta sempre al famoso «raddoppio» in Consiglio di Stato? «Ciò che stiamo facendo – chiosa il liberale radicale – è essere un partito che collabora, che pianifica il rinnovo. Ma siamo anche un partito che ha l’ambizione di prendersi diverse responsabilità. Noi quindi ci siamo e faremo il possibile per avere la fiducia dei ticinesi».

I due consiglieri nazionali

Uno dei nomi più «caldi» per la lista PLR per il consiglio di Stato è certamente quello di Alex Farinelli. Dopo una lunga esperienza politica prima a livello comunale e poi a livello cantonale, dal 2019 è consigliere nazionale a Berna. Dopo due legislature sotto la cupola di Palazzo federale, una sua discesa in campo in Ticino sembra plausibile. «È normale, visto il mio percorso, fare dei ragionamenti in questo senso», spiega Farinelli. «Ma prima di prendere una decisione definitiva, c’è una discussione che deve partire dalla presidenza del partito. Insieme, si faranno i ragionamenti opportuni». Al netto del dialogo e delle discussioni con i vertici del PLR, per Farinelli entreranno in gioco anche aspetti personali. «Se dovessi candidarmi e se dovessi entrare in Consiglio di Stato, è chiaro che la mia vita subirebbe un cambiamento importante. Anche perché il Ticino vive un momento complesso, difficile, e questo si riflette inevitabilmente su chi sta al Governo. Insomma, bisogna sentirsela davvero, fino in fondo».

«Quella di un’eventuale candidatura al Consiglio di Stato è un’ipotesi a cui non avevo ancora pensato, che andrà semmai discussa nei tempi dovuti con il Partito cantonale», spiega da parte sua Simone Gianini, consigliere nazionale PLR. «Attualmente sono assorbito – e molto stimolato – dal mio impegno a Berna, nel rispetto del mandato ricevuto tre anni fa dalle elettrici e dagli elettori ticinesi, con ruoli (siedo ora in due Commissioni del Parlamento e ho assunto diverse cariche a livello nazionale) e quindi anche con prospettive di efficacia crescenti». Al netto dei nomi che saranno sulla lista liberale radicale per il Consiglio di Stato, il partito ha più volte fatto capire di desiderare un cambio di Dipartimento. In prospettiva, nel mirino del PLR ci sarebbe il DECS. «Dipenderà dall’esito del voto, e quindi se avremo uno o due consiglieri di Stato», premette a questo proposito Gianini. Ma anche il consigliere nazionale non nasconde che la scuola, «un settore centrale per il futuro del nostro cantone», potrebbe entrare in linea di conto. «Una visione liberale della scuola potrebbe dare la spinta giusta al DECS». E le finanze? «Nelle ultime legislature abbiamo visto che è facile dar contro alla politica del Governo, o a un partito, senza assumersene la responsabilità», fa notare ancora Gianini. Alla luce di ciò, «potrebbe essere positivo che qualcun altro si facesse avanti». Come dire: Lega e UDC, provateci voi.

La presa di posizione: «L’UDC è pronta a prendere il DFE, per risanare le finanze e rilanciare il Ticino». Questo il titolo parecchio esplicito con cui i democentristi ieri hanno preso posizione in merito all’annuncio dell’attuale direttore del Dipartimento finanze ed economia. «A Vitta – si legge nella nota – riconosciamo la correttezza istituzionale, la capacità di dialogare e di mediare (...). Ma dopo dodici anni alla guida del DFE», il bilancio politico secondo l’UDC «non può essere solo celebrativo» e «in futuro è necessaria più visione e soprattutto più coraggio nell’affrontare le grandi riforme di cui il Ticino ha bisogno». E in tal senso, l’UDC non gira tanto attorno alle sue ambizioni: «Lo affermiamo senza alcuna remora: siamo pronti e determinati ad assumerci le responsabilità del DFE. Il nostro obiettivo è entrare in Consiglio di Stato e contribuire tangibilmente al rilancio del Ticino. Nonostante siamo evidentemente ben disposti ad assumere qualsiasi Dipartimento, il DFE rappresenta una sfida stimolante che l’UDC è pronta a raccogliere».
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