All’esercito servono più effettivi, sì alla nuova legge sul servizio civile

Passata un po’ in sordina visto il «peso specifico» dell’altro tema federale, la Legge per il servizio civile è stata accolta dal 52,5% dei cittadini e da un’ampia maggioranza dei Cantoni. La popolazione ha quindi dato seguito a quanto deciso da Consiglio federale e Parlamento, che intendevano inasprire le condizioni di accesso al servizio civile soprattutto per coloro che stanno effettuando, o hanno già svolto, la scuola reclute. E questo perché la sostenibilità a lungo termine dell’esercito è considerata a rischio.
Più nel dettaglio, analizzando i risultati si osserva come i Cantoni svizzero-tedeschi abbiano accolto con minore scetticismo rispetto a quelli romandi la nuova legge: il sì la spunta di misura a Berna (50,2%), ma con maggior vigore a Argovia (56,2%), Lucerna (56,9%), San Gallo (58,9%). Stessa tendenza nei Grigioni e in Ticino, dove gli elettori hanno approvato il testo rispettivamente con il 59,3%, e il 53,9%. Anche due cantoni romandi – ma bilingui – sostengono la riforma: Friburgo (50,2%) e Vallese (57,1%). In controtendenza, invece, gli altri cantoni francofoni: Ginevra dice no al 56,2%, Vaud al 53,8%, Neuchâtel al 55,9% e Giura al 60,7%. Anche gli elettori di Zurigo e Basilea Città si sono dimostrati critici nei confronti della riforma, con rispettivamente il 50,2% e il 62,0% di no.
«Si torna indietro nel tempo»
«Riconosciamo la sconfitta», ha commentato Rocco Vitale, presidente del comitato cantonale Verdi del Ticino. «Tuttavia, la legge è stata accolta da una maggioranza risicata: significa che la popolazione riconosce l’importanza sistemica del servizio civile quale istituzione di utilità collettiva. Penso in particolare a settori come l’agricoltura di montagna o le cure». Di conseguenza, per Vitale, visti i risultati del voto «auspichiamo che non vengano portate avanti altre iniziative già presenti in Parlamento e che intendono indebolire ulteriormente il servizio civile». La riforma avanzata dal Consiglio federale e dalle Camere rappresenta, secondo Vitale, «un attacco alla coesione sociale e va a punire chi desidera svolgere un servizio di utilità collettiva per il Paese». «Con questa decisione si torna indietro nel tempo, a un’epoca in cui i giovani si facevano mettere in malattia per evitare il servizio militare, ha invece dichiarato Patrick Hässig (Verdi liberali/ZH)».
Da parte sua, Guy Parmelin ha espresso tutta la sua soddisfazione per i risultati del voto. «Popolo e maggioranza dei Cantoni hanno seguito in toto le indicazioni dell’Esecutivo», ha dichiarato il presidente della Confederazione. In particolare, secondo il consigliere federale, i cittadini hanno capito che il servizio civile deve rimanere un’eccezione al servizio militare. Il sì al testo consentirà inoltre di consolidare anche gli effettivi dell’esercito, in un momento delicato dal punto di vista geopolitico. Le misure per rendere più severo l’accesso al servizio civile dovrebbero entrare in vigore a metà del 2027, ha precisato ancora Parmelin.
Secondo l’Alleanza Sicurezza Svizzera, l’approvazione del progetto ha corretto gli sviluppi negativi degli ultimi anni, dando garanzie a lungo termine sugli effettivi dell’esercito e sulla politica di sicurezza della Confederazione. Il PLR vede invece nell’approvazione della nuova legge un chiaro segnale da parte dell’elettorato che tale servizio deve essere un’eccezione e non un’alternativa al servizio militare. Data l’acuta carenza di personale e l’instabilità della situazione in materia di politica di sicurezza, l’obbligo di prestare servizio militare non dovrebbe essere un menu «à la carte».
I sei pilastri della riforma
La nuova legge prevede sei misure per ridurre il numero di militari che lasciano l’esercito dopo aver completato la scuola reclute (SR). Primo: chi passa al servizio civile dovrà prestare almeno 150 giorni di servizio, a prescindere dal numero di giorni di servizio militare rimanenti. Oggi, invece, la durata del servizio civile può ridursi a poche settimane. In concreto: chi ha ancora 120 giorni di servizio militare da svolgere continuerà a prestare 180 giorni di servizio civile. Chi, per contro, ha ancora 80 giorni in grigioverde, presterà 150 giorni di servizio civile in vece degli attuali 120. Secondo: il fattore 1,5 viene applicato anche a sottufficiali e ufficiali, che oggi sono tenuti a prestare solo il 10% dei giorni in più rispetto a quelli rimanenti nell’esercito. Terzo: chi studia medicina umana, odontoiatria o veterinaria, non potrà più sfruttare il servizio civile per maturare un’esperienza in un settore utile al proprio percorso professionale. Medici e studenti di medicina potranno sempre prestare servizio civile ma in un altro settore. Quarto: chi ha già ultimato gli obblighi militari (quindi anche i corsi di ripetizione) non potrà più passare al servizio civile, solo per evitare il tiro obbligatorio. Quinto: il servizio annuale è obbligatorio. Sesto: obbligo di terminare l’impiego di lunga durata (180 giorni) entro l’anno civile successivo all’ammissione definitiva, se la domanda viene presentata prima o durante la SR. Vale la stessa regola del servizio militare.



