Caslano

Buone notizie a metà per i dipendenti di Bally

La maggior parte dei lavoratori, inclusi coloro che dovrebbero beneficiare del piano sociale, ha ricevuto lo stipendio, altri invece sono ancora in attesa e dovranno chiedere l’insolvenza al Canton Zugo – A non aver incassato il salario sarebbero soprattutto impiegati in malattia, in infortunio oppure in maternità
© Ti-Press/Samuel Golay

Buone notizie a metà per i dipendenti della Bally di Caslano. Da un paio di settimane, lo ricordiamo, la storica società svizzera è stata messa in moratoria concordataria lasciando nell’incertezza sia i circa 100 impiegati amministrativi ancora attivi in Malcantone sia i 27 licenziati lo scorso maggio e con i quali è stato sottoscritto un piano sociale. Ebbene, se da un lato la maggior parte dei dipendenti ha ricevuto lo stipendio (inclusi coloro che dovrebbero beneficiare del piano sociale), alcuni sono ancora in attesa e dovranno richiedere l’insolvenza. Informazioni da noi raccolte evidenziano che a non aver ricevuto il salario sono soprattutto dipendenti in malattia, in infortunio oppure in maternità. Un segnale, questo, che sembra suggerire una scarsa disponibilità di liquidità da parte dell’azienda. Una situazione che avrebbe dunque spinto chi sta gestendo la procedura a definire delle priorità nell’erogazione degli stipendi, riconoscendo la precedenza -sembrerebbe- ai lavoratori che risultano attualmente operativamente impiegati in azienda. In ogni caso, il sindacato OCST ci fa sapere che settimana prossima darà avvio alle procedure di insolvenza.

Che cos’è successo

Ad annunciare la decisione della Pretura di affidare la Bally Schuhfabriken SA a un amministratore era stato lo stesso sindacato OCST lo scorso 18 giugno. A maggio, invece, l’annuncio della soppressione degli ultimi impieghi nel settore produttivo; cosa che ha sancito la fine della produzione delle scarpe in Svizzera dopo 175 anni (lo saranno per contro in Italia, Portogallo, Spagna e Cina). A ciò, si era aggiunta la notizia della chiusura del punto vendita in Rue du Rhône a Ginevra; lo stesso destino di quelli di Lucerna, Basilea, Lugano e Losanna. Al netto, i 27 licenziamenti di maggio sono solo gli ultimi di una lunga serie: 30 lo scorso dicembre, altri 30 a settembre 2025 e 65 nel novembre 2024. Il marchio di moda, come noto, da circa due anni è controllato da un fondo di investimento statunitense, Regent LP, e per rispondere alla crisi ha deciso di ridurre ulteriormente il numero di dipendenti impiegati in Ticino. A più riprese erano giunte rassicurazioni sulla volontà di preservare il made in Switzerland. Ora è tutto in mano a un amministratore che deve capire se ci sono i margini per non fallire. Per il sindacato, che ha spulciato il registro esecuzioni, la situazione debitoria si aggira attorno ai 20 milioni di franchi. Tra i creditori ci sarebbero anche il Cantone e il Comune di Caslano. Lo scorso 18 giugno i rappresentanti del sindacato OCST e una ventina di dipendenti si erano dati appuntamento davanti alla sede (vuota) di Bally a Caslano. Teso, comprensibilmente, il clima che si respirava, condito da rabbia e delusione. «Per tanto così avrebbero potuto licenziarci prima. Ci sentiamo presi in giro», ci aveva confidato sul posto uno dei 27 dipendenti che dal primo giugno è stato lasciato a casa dopo oltre dieci anni in azienda. Per il sindacato, che ha organizzato il presidio davanti alla sede di Caslano anche per rispondere alle domande dei dipendenti, «risulta evidente che la direzione e i responsabili del fondo proprietario di Bally Schuhfabriken SA si sono presi gioco dei lavoratori».

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