Il fatto

«Case secondarie a Locarno: superato il limite di legge»

Berna corregge i dati di Palazzo Marcacci, fissando il numero delle abitazioni di vacanza al di sopra della soglia del 20% – Il sindaco Nicola Pini: «Condurremo le nostre verifiche e valuteremo l’ipotesi di un ricorso al Tribunale amministrativo federale»
Alcune delle 144 residenze spostate nella categoria «uso differente da quello abitativo» sono su Airbnb © CdT/Chiara Zocchetti
Jona Mantovan
23.02.2026 17:45

Il numero massimo consentito di case secondarie a Locarno è superato da tempo. Lo sostiene l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE). In una lettera raccomandata spedita dieci giorni fa a Palazzo Marcacci, si legge che «in seguito a una verifica, abbiamo potuto appurare come tra le 144 residenze spostate nella categoria “uso differente da quello abitativo” ce ne siano diverse pubblicizzate per essere affittate come alloggi di vacanza». Un controllo che è scattato dopo che la quota rilevata nel Comune è scesa al di sotto del 20%, «a causa di una nuova ripartizione che non siamo riusciti a comprendere».

«Stop a nuove autorizzazioni»

Da qui, la decisione intimata il 16 febbraio e basata sul fatto che già al 31 dicembre il valore superava quello consentito, attestandosi al 21,22%: «Non possono essere autorizzate nuove abitazioni secondarie». Da Palazzo Marcacci è arrivata la replica. Il Municipio, in un comunicato, ha affermato di «prendere atto» e di valutare l’ipotesi di un ricorso al Tribunale amministrativo federale (che non avrebbe effetto sospensivo) «avvalendosi della consulenza di un giurista esterno» che aveva già elaborato due perizie giuridiche sulla questione.

Per l’eventuale proseguimento della vertenza il Municipio si affiderà a un giurista esterno

Come rileva il sindaco Nicola Pini, «intendiamo analizzare nel dettaglio i dati, in particolare a livello di abitazioni sfitte o senza destinazione, che presentano una situazione anomala. In parallelo, continueremo ad approfondire giuridicamente ed istituzionalmente il tema del conteggio dei locali esclusivamente affittati a scopo turistico, che presenta alcune ambiguità di fondo». Una particolare attenzione, prosegue la nota, sarà data agli appartamenti vuoti da oltre due anni, «che finiscono automaticamente nella casistica delle residenze secondarie». Inoltre, a questa correzione che ha fatto scavalcare la soglia del 20%, «si aggiunge il conteggio delle abitazioni gestite a fini turistici, rendendo più netto il superamento». Era stata proprio la locale sezione del Partito socialista, come riportato nell’edizione del 31 gennaio, ad aver inviato una segnalazione che verteva, appunto, sulla «violazione del mancato conteggio, come abitazioni secondarie, di quelle destinate a locazioni di breve durata tipo AirBnB».

La segnalazione del PS

«La Legge federale - era indicato nell’intervento firmato dal presidente sezionale Augusto Canonica e dai membri di comitato Francesco Albi e Hermes Keller - definisce in modo chiaro ed esaustivo quali sono da considerarsi primarie, quali sono da equiparare ad abitazioni primarie e quali, per esclusione, devono essere qualificate come abitazioni secondarie».

La sezione degli Enti locali

All’epoca, l’Esecutivo aveva replicato di rispettare il quadro normativo e senza alcun «secondo fine». Una scelta sostenuta grazie a «un qualificato parere giuridico esterno».

Dal canto suo, la Sezione enti locali, una volta sentita la Sezione dello sviluppo territoriale e l’Ufficio di statistica, aveva chiarito che «non vi è alcuna competenza diretta di vigilanza sull’applicazione della legge federale», precisando che «la comunicazione citata dal PS non è una direttiva vincolante, ma solo la nostra circolare informativa periodica», non entrando così nel merito dell’istanza dei socialisti. Tornando alla missiva recapitata da Berna, sono ricapitolati i fatti dal 15 gennaio, quando l’ente locale, insieme al Cantone, era stato invitato ad apportare correzioni entro fine gennaio. Il 6 febbraio, tuttavia, la Città aveva comunicato di aver «preso atto» delle osservazioni, ma visto il procedimento pendente al Tribunale amministrativo cantonale, ritiene necessario attenderne l’esito prima di prendere posizione.

Le «regole del gioco»

Gli esperti di Berna illustrano poi i criteri per l’inserimento dei vari oggetti in una o nell’altra categoria: «Gli edifici sono considerati a uso diverso da quello abitativo solo se sono stati convertiti in uffici o studi professionali». Si entra poi nel chiarimento delle «regole del gioco» per chi affitta in rete per più di 90 giorni: «Si tratta sempre di spazi abitativi e nell’inventario vanno registrati come abitazioni. Le abitazioni gestite a fini turistici sono sfruttate a uso commerciale. Ciononostante, devono essere registrate nell’inventario come abitazioni secondarie».

Nel 2021, tuttavia, a una domanda sul tema il Consiglio di Stato aveva evidenziato come la risposta non fosse «univoca», citando proprio l’Ufficio per lo sviluppo economico (USE) e l’ARE stesso: «Un cambio di destinazione non è necessario, se l’utilizzo secondo la destinazione principale dell’alloggio resta percentualmente preponderante».

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