Il fatto

«Sulle abitazioni secondarie Locarno non rispetta la legge»

Istanza d’intervento del PS agli Enti locali per accertare la mancata inclusione degli appartamenti per soggiorni di breve durata nel computo delle case di vacanza - La replica del Municipio: «Quadro normativo pienamente rispettato»
Divergenze di vedute sul metodo di classificazione delle residenze presenti sul territorio cittadino © CdT/Gabriele Putzu
Spartaco De Bernardi
31.01.2026 06:00

«Il Municipio di Locarno non rispetta la Legge federale sulle residenze secondarie (LASec)». Lo sostiene la sezione cittadina del Partito socialista nell’istanza di intervento inviata alla Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni. Ma qual è la violazione di cui si sarebbe macchiato l’Esecutivo cittadino? Non aver conteggiato come abitazioni secondarie gli appartamenti o le case destinate a locazioni di breve durata. Citando la risposta del novembre scorso ad una interrogazione del capogruppo Francesco Albi, il PS rammenta che secondo Palazzo Marcacci «le abitazioni affittate commercialmente per un periodo superiore a 90 giorni per ogni anno civile non rientrano nel novero delle abitazioni secondarie ai sensi della LASec. Simili abitazioni, all’epoca della validità della vecchia LEAR denominate “affittacamere” e autorizzate con il rilascio di una licenza edilizia, vengono registrate come attività economiche/commerciali e pertanto non costituiscono abitazioni secondarie». Ebbene, secondo la sezione socialista, quanto sostenuto dal Municipio non corrisponde alle disposizioni legislative in merito alle residenze secondarie.

Palazzo Marcacci si dice sorpreso di questo «attacco» che verrà discusso nella seduta di martedì

«Le definizioni sono chiare»

La Legge federale, vien fatto rilevare nell’istanza di intervento firmata dal presidente sezionale Augusto Canonica e dai membri di comitato Francesco Albi e Hermes Keller, definisce in modo chiaro ed esaustivo quali abitazioni sono da considerarsi primarie, quali sono da equiparare ad abitazioni primarie e quali, per esclusione, devono essere qualificate come abitazioni secondarie. Ma vi è di più: il PS cita anche una circolare emanata nel 2023 dagli Enti locali riguardo agli appartamenti tipo Airbnb. Circolare secondo la quale «la corretta formulazione per annunciare il cambio di destinazione è da abitazione primaria/secondaria ad abitazione primaria/secondaria utilizzata per locazioni di breve durata a scopi turistici superiori a 90 giorni complessivi per anno civile». Tale definizione, rilevano i firmatari dell’istanza ritenendo anche che la maggior parte degli alloggi convertiti in Airbnb siano residenze secondarie, «non comporta alcuna modifica dell’alloggio utilizzato per locazioni di breve durata, contrariamente a quanto sostenuto e applicato dal Municipio».

Superata la soglia limite del 20%

Quali sono, sempre secondo i socialisti locarnesi, le conseguenze dell’asserito computo scorretto? Se gli alloggi tipo Airbnb fossero conteggiati quali residenze secondarie, queste ultime supererebbero la quota massima del 20% fissata dalla LASEc. Quota che, secondo i dati dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale del marzo 2025, risulta essere del 19,7%. Ritenuto che è lo stesso Municipio, nella già citata risposta all’interrogazione di Albi, a dire che sono 205 le unità locative ad esser state oggetto di licenza edilizia per il cambio di destinazione in superfici commerciali (ovvero affittacamere), il PS calcola che la quota reale di abitazioni secondarie a Locarno sia attorno al 22%. Dato, quest’ultimo, che dovrebbe determinare «l’immediata applicazione del divieto di realizzare nuove abitazioni secondarie nel Comune, conformemente alla Legge federale sulle abitazioni secondarie, con conseguente invalidazione di eventuali autorizzazioni edilizie rilasciate in violazione della norma federale», si legge ancora nell’istanza di intervento inviata giovedì agli Enti locali.

«Prassi confermata da esperti»

Sollecitato dal Corriere del Ticino, si dice sorpreso dell’istanza presentata dal Partito socialista. Istanza che verrà esaminata e discussa nel corso della prossima seduta municipale di martedì. L’Esecutivo cittadino «ritiene tuttavia doveroso ribadire che, considerata la complessità e la particolare delicatezza della tematica, ha agito con la dovuta prudenza, avvalendosi di un qualificato parere giuridico esterno», recita la presa di posizione di Palazzo Marcacci, nella quale si aggiunge che «Sulla base di tale parere, il Municipio ha confermato la propria prassi, nel pieno rispetto del quadro normativo vigente e senza alcun secondo fine. In questo contesto, appare oggettivamente difficile sostenere che determinati locali possano continuare a essere considerati abitazioni (primarie o secondarie) laddove risulti evidente un utilizzo a scopo commerciale protratto nel tempo, peraltro con autorizzazioni rilasciate dal competente servizio cantonale ai sensi della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (LEAR) e a seguito di una regolare procedura edilizia volta a concedere il relativo cambiamento di destinazione».

In tali circostanze, rimarca l’Esecutivo cittadino, il superamento del limite dei 90 giorni comporta inevitabilmente la perdita della valenza abitativa a favore di quella commerciale. «Proprio in ragione dell’importanza e della sensibilità del tema, la Città ha ritenuto opportuno sottoporre la questione anche all’attenzione dell’Associazione dei Comuni Ticinesi e della Piattaforma di dialogo tra Cantone e Comuni, in modo da favorire un confronto istituzionale costruttivo con l’intento di individuare una prassi comune il più possibile chiara e condivisa».

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