Come salvare il PAL5, o almeno le sue opere prioritarie

Malgrado il Programma d’agglomerato di quinta generazione del Luganese (PAL5) sia considerato insufficiente dal Consiglio di Stato, lo stesso ha chiesto a Berna che le misure prioritarie in esso contenute siano comunque sostenute dalla Confederazione con un contributo di quasi 23 milioni di franchi in quanto «necessarie per l’agglomerato». «Se la valutazione della Confederazione sarà confermata – scrive il Governo - il Dipartimento del territorio (DT) dovrà confrontarsi con la Commissione regionale per i trasporti del Luganese (CRTL) per discutere se le misure urgenti debbano essere avviate immediatamente, senza contributo federale, o riprese nella prossima generazione». Ovvero nel PAL6, con un ritardo di alcuni anni.
Le dichiarazioni del Consiglio di Stato sono tratte da una recente risposta a un’interrogazione presentata dai deputati Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia (Verdi liberali), in cui si traccia nuovamente un bilancio severo sulla gestione e sull’impostazione del PAL5 da parte della CRTL. Il PAL5, come noto, negli scorsi mesi è stato bocciato dall’Ufficio federale per lo sviluppo territoriale (ARE), unico fra tutti i PA proposti in Svizzera, cosa che ora costringe sia CRTL che Cantone a cercare di recuperarlo. Niente di nuovo sotto il sole – gli scontri fra Cantone e CRTL nelle fasi dell’elaborazione del PAL5 sono stati ampiamente documentati, così come i tentativi di recuperarlo - ma le risposte all’interrogazione dei due deputati hanno il merito di mettere in fila cosa sia andato storto a mente del Cantone.
«Mancava un filo conduttore»
Secondo il Consiglio di Stato, le cause principali che hanno portato alla mancata proposta di cofinanziamento risiedono innanzitutto nell’operato della CRTL. A differenza di quanto avvenuto nel Bellinzonese, nel Mendrisiotto e nel Locarnese - dove la collaborazione con i servizi della Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità (DSTM) è stata ritenuta stretta e proficua - la CRTL ha agito in autonomia, «anche al di là dei limiti posti dalla delega e dalla relativa convenzione» e senza un confronto costante con il Cantone. Sarebbe stata questa impostazione organizzativa, giudicata non valida, a compromettere la qualità del lavoro.
Il Cantone non cita direttamente il rapporto dell’ARE, essendo lo stesso a questo stadio ancora «intermedio» e «confidenziale». Dà però un suo giudizio di cosa non abbia funzionato dal punto di vista tecnico, affermando che il PAL5 non sia risultato sufficientemente aderente alle Direttive sul Programma Traffico d’agglomerato. In particolare, viene segnalata la mancanza di un filo conduttore chiaro tra la diagnosi territoriale, le necessità di intervento e le strategie proposte. Insomma, il PAL5 sarebbe stato «erroneamente inteso quale semplicistico strumento per richiedere un cofinanziamento federale». In tal senso vale la pena sottolineare che lo stesso sia stato stilato grossomodo dai medesimi specialisti che avevano stilato con successo i precedenti (il PAL3 era stato inizialmente bocciato, ma perché l’attuazione di quelli precedenti era in ritardo).
Il PAL6 è partito meglio
Sia come sia, ora si tratta di provare a salvare il PAL5 per ottenere comunque dei finanziamenti federali. Fra le opere che potrebbero goderne segnaliamo in particolare i nodi del trasporto pubblico Caslano e Ponte Tresa e il nodo intermodale di Lamone-Cadempino (tutti da riqualificare), nonché i nuovi percorsi ciclopedonali nella zona della stazione FFS di Lugano, nel Basso Malcantone e nella Valle della Tresa.
Guardando avanti, sono inoltre già iniziati i lavori per stilare il PAL6, e sotto auspici migliori. L’ex direttore del DT Claudio Zali aveva parlato di una maggiore collaborazione e condivisione fra le parti. Di certo vi è, alla luce dei risultati, che l’auspicio del Cantone è che la CRTL adotti le pratiche già fatte proprie negli altri agglomerati: «Le direttive federali sono chiare, facilmente applicabili e già disponibili per la sesta generazione. Il coinvolgimento e confronto con i servizi del DT garantisce inoltre la corretta pianificazione temporale e l’aderenza ai requisiti tecnici».



