Due poli e una lotta comune: abbassare le temperature

Il tema delle isole di calore non tiene banco solo nel Sopraceneri e a Lugano, anche nel Mendrisiotto il problema è sentito. Vediamo allora come le due città del Distretto si stanno muovendo per fronteggiarlo.
Mendrisio e la «città spugna»
Partiamo da Mendrisio dove ad occuparsi della questione sono i dicasteri Ambiente e servizi urbani e Pianificazione e spazi pubblici. «Un ruolo importante nella lotta alle conseguenze del cambiamento climatico lo giocano innanzitutto le "Strategie Mendrisio 2035" nelle quali si tiene conto degli aspetti legati alla vivibilità di un centro urbano – esordisce da noi interpellato il sindaco Samuele Cavadini –. Siamo però consapevoli che il lavoro da fare è ancora molto».
Si impone infatti un cambio di paradigma che richiede tempo per essere realizzato. In questo senso, il dialogo con i privati gioca un ruolo fondamentale e Mendrisio lo ha capito. «La Città offre incentivi a coloro che, nelle proprie costruzioni, decidono di adottare sistemi per il recupero dell’acqua o di creare pareti verdi», precisa Cavadini. Un altro esempio di dialogo fruttuoso con i privati è poi rappresentato dalla realizzazione di un tratto alberato in via Turconi.
La Città cerca inoltre di intervenire dove può creando aree verdi e valorizzando i luoghi d’incontro e di svago nei quali si può trovare un po’ di refrigerio come i parchi di Villa Argentina e del Laveggio, il lago, i lidi e le piscine comunali. «Stiamo anche cercando di rimediare agli errori del passato, quando c’era una diversa sensibilità sul tema degli spazi verdi», puntualizza il sindaco.
Tra i progetti in cantiere, interessante è per esempio quello del bosco urbano di Genestrerio. L’area di piazza Baraini sarà riqualificata e il prato all’interno della curva a gomito della strada, nella sua nuova veste, fungerà da giardino pubblico. La variante di Piano regolatore per realizzare il disegno è in pubblicazione fino al 24 agosto.
Un concetto al quale il Magnifico Borgo tiene particolarmente è anche quello di «città spugna», ovvero di centro urbano progettato per assorbire, trattenere e riutilizzare l’acqua piovana in modo naturale. «Avere più verde, in effetti, è importante, ma bisogna poi essere in grado di mantenerlo, soprattutto in periodi di siccità», osserva Cavadini. Esempi concreti di riutilizzo d’acqua, in città, ce ne sono già: il Centro di pronto intervento e lo skatepark. «La maggior parte dei campi da calcio è inoltre annaffiata con acqua non potabile», aggiunge il sindaco.
Un «anello degli spazi pubblici»
A portare sui banchi della politica a Chiasso il tema delle isole di calore è una mozione del 15 febbraio 2026 firmata dai consiglieri comunali PLR Andrea Mini e Luca Maghetti che chiede al Municipio «di provvedere quanto prima, ma al più tardi entro due anni dall’approvazione del testo, alla piantumazione di almeno 100 nuovi alberi ad alto fusto nei quartieri del centro, Boffalora e Soldini» e di «avviare quanto prima un progetto di naturalizzazione del comparto scolastico sostituendo le attuali superfici asfaltate con spazi prativi semplici e alberi ad alto fusto per un totale di almeno 1.000 m2». Progetto, quest’ultimo, che i mozionanti chiedono sia «ultimato entro il 31 dicembre 2027 e realizzato entro il 30 giugno 2028».
La sensibilità sul tema, anche nella cittadina di confine, non manca comunque. «Tra il 2022 e il 2023, il Comune ha commissionato uno studio specifico sulle isole di calore, effettuando anche rilievi con una termocamera montata su drone», spiega da noi contattato il capodicastero Territorio Stefano Tonini. «Questo lavoro ci ha permesso di individuare le zone più critiche del comparto urbano e capire come intervenire. Parallelamente abbiamo aggiornato il Programma d’azione comunale (PAC) e lavorato sui comparti strategici della città». Da questi approfondimenti è emerso un aspetto fondamentale: «Abbiamo capito che quando riqualifichiamo una strada o uno spazio pubblico dobbiamo pensare anche al verde, all’ombra, alla permeabilità del terreno, alla mobilità lenta e alla qualità dello spazio nel quale le persone vivono», precisa Tonini.
Sul confine non si è rimasti alla fase di studio. «Questi principi sono stati integrati nel PAM5 (il Programma d’agglomerato del Mendrisiotto di quinta generazione, n.d.r.) e stanno già entrando concretamente nei nostri progetti – precisa il capodicastero Territorio –. In via Bossi abbiamo inserito nuove piantumazioni e questo approccio verrà portato avanti nelle prossime fasi lungo via Franscini, via Vela e via Lavizzari. Dove tecnicamente possibile cerchiamo di creare nuove aiuole e soprattutto di piantumare gli alberi direttamente nel terreno». Tra settembre e ottobre verranno poi piantate delle piante nel parco del Centro Giovani.
Allo scopo di migliorare la vivibilità del centro urbano, poi, come Mendrisio anche Chiasso ha instaurato un dialogo con i privati: «Vogliamo utilizzare il momento dell’approvazione dei progetti edilizi per sensibilizzare i promotori sull’importanza di mantenere e creare superfici verdi di qualità, favorendo biodiversità e sostenibilità», racconta ancora Tonini.
«Guardando più avanti, un intervento importante sarà quello di via Fontana da Sagno, inserito nel PAM5 tra le misure in priorità A. A questo vogliamo affiancare un lavoro specifico sul vicino comparto scolastico. Stiamo predisponendo le basi insieme al Cantone: l’intenzione è di avviare già nell’autunno 2026 un percorso partecipativo che coinvolga anche le scuole. Vogliamo inoltre valorizzare maggiormente il collegamento tra il Parco del Penz e il tessuto urbano».
Strategico è ugualmente il torrente Faloppia. «Stiamo elaborando il progetto definitivo per la sua riqualifica naturalistica», chiarisce il capodicastero Territorio (un progetto di cui si parla da tempo ma «congelato» per motivi economici, ndr).
Per il Municipio di Chiasso è infine importante che i vari progetti non siano scollegati, ma vadano a formare una rete che metta progressivamente in relazione gli spazi pubblici, il verde e l’acqua, i percorsi pedonali e ciclabili e le connessioni naturalistiche della cittadina. È ciò che il Comune chiama «anello degli spazi pubblici».



