Giustizia: dopo Viganello sta per sfumare pure Bioggio

Dopo Viganello, sta per tramontare anche l’ipotesi Bioggio. Tutto da rifare, o quasi, per la logistica della Giustizia, uno dei grossi cantieri aperti che il dimissionario consigliere di Stato Claudio Zali lascia sulle scrivanie di Palazzo delle Orsoline. Un dossier sul quale il ministro uscente aveva le idee ben chiare, tant’è che una proposta di soluzione era attesa, sotto forma di messaggi governativi, proprio in questi mesi.
Non se ne farà nulla. Stando a informazioni raccolte dal Corriere del Ticino, il Cantone rinuncerà ad acquistare il terreno di circa 16.000 metri quadrati nel comparto di Cavezzolo, dove in futuro sorgerà il nuovo snodo centrale della Rete tram-treno, che Zali aveva scelto per edificare la futura sede di Ministero pubblico e polizia cantonale. L’ok definitivo sarebbe poi dovuto arrivare dal Consiglio comunale di Bioggio e dal Gran Consiglio, ma questo passaggio non sarà più necessario. Alla base della decisione di non proseguire ci sono i vincoli all’edificazione in altezza imposti dal fatto che il terreno si trova all’interno della zona di sicurezza dell’Aeroporto di Lugano (ne avevamo riferito il 6 luglio scorso). In sostanza, con questi paletti, il terreno non è sufficiente per le esigenza della Giustizia, e in particolare di Ministero pubblico e Polizia cantonale, che lì avrebbero dovuto trasferirsi.
Contattato dal CdT, il vicesindaco di Bioggio Daniele Bianchi spiega che una comunicazione ufficiale del Cantone non è ancora arrivata.
Traiettorie libere da ostacoli
Come confermato a inizio luglio dall’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC), «le aree nei pressi degli aerodromi sono regolamentate tramite un piano delle zone di sicurezza allo scopo di garantire che le traiettorie di volo siano tenute libere da ostacoli. Il piano delle zone di sicurezza è vincolante per i proprietari fondiari e deve essere rispettato nell’ambito del rilascio delle licenze edilizie e in caso di nuove piantumazioni. Per ostacoli che violano il piano delle zone di sicurezza è necessaria un’approvazione dell’UFAC, che adotta una politica restrittiva in merito».
In questi mesi, i tecnici del DT erano all’opera per chiarire se il terreno con i suoi vincoli (per esempio, un’edificazione non superiore ai due piani) è sufficiente per le esigenze della Giustizia. Ricordiamo che il sedime in questione dovrebbe ospitare 24 procuratori pubblici (ognuno dei quali con un segretario giudiziario e un addetto alla segreteria) e 4 sostituti procuratori con i relativi uffici e le sale per gli interrogatori oltre alla Polizia giudiziaria e alla Gendarmeria della Cantonale. Quando ancora il «Piano A» per il futuro della logistica del Terzo potere dello Stato era l’acquisto dello stabile EFG, nel gennaio 2024, il Cantone aveva quantificato in 5.500 metri quadrati lo spazio totale: 2.000 per il Ministero pubblico, 950 per la Gendarmeria e, infine, 2.500 per la Polizia giudiziaria. Questo al netto di riserve e archivi che non erano stati considerati. Nel frattempo, va però segnalato, il Ministero pubblico è stato potenziato con due procuratori pubblici aggiuntivi nel marzo del 2024 e, più di recente, con un pp straordinario e quattro sostituti procuratori pubblici.
Dossier in attesa di un titolare
Tramontata questa ipotesi, al pari del terreno ex PTT di Viganello a causa delle divergenze sul prezzo tra Città e Cantone, rimane ora da capire che cosa farà il nuovo responsabile politico della Giustizia. Difficile che in soli due mesi se ne occuperà Marina Carobbio Guscetti; il dossier potrebbe finire proprio sulla scrivania del subentrante Piero Marchesi. Tutto dipenderà dall’attribuzione dei Dipartimenti. Tra le ipotesi, che per ora tali rimangono, c’è anche il ritorno al sistema dei quattro blocchi ideato nel 2024 dal direttore del DI Norman Gobbi. E poi messo nel cassetto da Zali in seguito all’«arrocchino» tra i due ministri di un anno fa.



