Il caso

Gravesano, da vittima a imputato: l’accusa chiede 9 anni di carcere

Alla sbarra alle Criminali l’uomo ferito lo scorso settembre da un’arma bianca – Deve rispondere di tentato omicidio, coazione, minaccia e lesioni – Avrebbe aggredito il cognato e il nuovo compagno dell’ex moglie – È accusato (anche) di atti persecutori nei confronti della donna
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Nico Nonella
26.08.2026 16:10

Sembrava un caso con una dinamica precisa: un aggredito e un aggressore rapidamente individuato e arrestato. Ci è però voluto poco affinché questa narrazione si capovolgesse, con la posizione della vittima ad aggravarsi man mano che gli accertamenti penali proseguivano. Fino ad arrivare a una serie di gravi, gravissime accuse per reati violenti e atti persecutori nei confronti del cognato, dell’ex moglie e del suo nuovo compagno.

Una lunga lista di reati

È approdato questa mattina in aula penale il caso dell’accoltellamento avvenuto lo scorso 22 settembre in un parcheggio di Gravesano. Alla sbarra vi è il 53.enne italiano che quella sera era stato ferito da un'arma bianca e la cui posizione, come detto, si era aggravata nei giorni immediatamente successivi al fatto di sangue. Tanto da finire in manette. L’uomo è comparso di fronte alla Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (assistito a latere da Renata Loss Campana ed Emilie Mordasini così come dagli assessori giurati) per rispondere di una lunga lista di reati: tentato omicidio intenzionale (per i fatti di Gravesano); lesioni semplici qualificate (per un colpo al viso che avrebbe sferrato all’ex moglie); coazione; minaccia; ingiuria; ascolto e registrazione di conversazioni estranee ed abuso di impianti di telecomunicazioni. Nei confronti dell’imputato, difeso dall’avvocato Olivier Ferrari, la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis ha chiesto una pena di 9 anni oltre all’espulsione dalla Svizzera per 15 anni.

La posizione dell’altra persona coinvolta, pure lui un cittadino italiano della regione, è invece ancora aperta. L’uomo, patrocinato dall’avvocata Demetra Giovanettina è a piede libero e le ipotesi di reato a suo carico sono di tentato omicidio e di tentate lesioni gravi. In questo procedimento si è costituito accusatore privato. Lo stesso hanno fatto la donna (non presente al dibattimento) e il nuovo compagno, patrocinato dall’avvocato Mario Branda.

Un contesto familiare teso

Il fatto di sangue, come anticipato su queste colonne, ha origine da un contesto familiare privato, legato a una separazione conflittuale e rapporti tesi tra le parti, perlomeno da maggio 2024. Ed è proprio questo contesto che avrebbe portato al diverbio nel parcheggio tra due cittadini italiani. Ad avere la peggio era stato proprio l’uomo alla sbarra oggi, il quale aveva riportato serie ferite, ossia l’ex marito di una donna al centro degli attriti privati citati poc’anzi, mentre l’autore delle ferite è il fratello di lei. Quest’ultimo aveva sostenuto di aver agito in un contesto di legittima difesa in quanto l’ex della sorella lo avrebbe aggredito e colpito in testa con un bastone. Inizialmente, lo ricordiamo, era stato fermato dagli inquirenti ma dalle indagini era però emerso dell’altro: ossia che la vittima delle coltellate aveva avuto atteggiamenti persecutori nei confronti della ex moglie. L’ex marito, era poi emerso, aveva seguito gli spostamenti della donna con attività di pedinamento oppure con tecnologie di localizzazione e l’aveva quotidianamente minacciata, così come aveva minacciato il nuovo compagno. L’atto di accusa parla di ben sette microspie installate in casa così come di due GPS posizionati nell’automobile dell’ex moglie. Ed è proprio grazie a questo dispositivo che il 53.enne l’aveva rintracciata a Gravesano, dove si trovava in compagnia del nuovo compagno e del cognato. La situazione era ben presto degenerata: l’imputato avrebbe preso a pugni il «rivale» – il quale aveva infine reagito – tentando poi di aggredirlo con un bastone. Sollecitato dalla compagna, quest’ultimo era riuscito a fuggire in automobile e il 53.enne avrebbe quindi aggredito il cognato con la mazza. Per entrambi questi episodi, l’imputato deve rispondere di tentato omicidio intenzionale.

Accuse respinte

Interrogato dal presidente della Corte, l’imputato ha negato gli addebiti più gravi e anzi ha sostenuto di essersi recato a Gravesano «per cogliere sul fatto la moglie e l’amante» e non «per uccidere qualcuno», e, anzi, di essere stato aggredito dall’ex cognato e dal nuovo compagno dell’ex moglie. Ha pure negato di aver usato il bastone: «Era in macchina perché volevo costruire un tavolino. L’ho preso perché avevo paura, ma l’ho lasciato a terra prima della seconda colluttazione», ha detto. L’imputato ha pure negato di aver messo le mani addosso all’ex moglie, ma ha di contro ammesso di averla minacciata (agli atti ci sono messaggi dal tenore: «Tu la vecchiaia con lui non la farai», «Per me sei morta, ma anche lui morirà») e di aver utilizzato microspie e GPS per controllarla. «Volevo la verità, volevo sapere se aveva una relazione con un altro», ha affermato.

«Era ossessionato»

Differente il quadro tratteggiato dall’accusa, secondo cui l’imputato è un uomo violento e vendicativo, il quale non ha mai accettato la fine della relazione e ha agito per vendicarsi. La procuratrice ha prodotto in aula alcune registrazioni di chiamate effettuate dall’imputato in carcere, ai figli, nella quali minaccia la moglie: «Se si presenta a processo le do due sberle e la faccio volare dalla finestra», lo si sente dir in una di esse. «Le sue spiegazioni non sono credibili», ha argomentato la pp. «Il bastone era lì perché è voleva usarlo: d’altronde, circa un mese prima aveva inviato una foto della mazza all’ex moglie accompagnata da un “Te lo ammazzo a bastonate” riferito al nuovo compagno». La magistrata ha citato le numerose ed esplicite minacce di morte esplicitate nei giorni precedenti ai fatti, il giorno stesso (ben 21 messaggi) e pure quelli successivi, inviati addirittura dall’ospedale e poi dal carcere. Agli atti c’è anche una perizia che attesta una grave turba psichica e un alto rischio di recidiva.

«La storia non è iniziata con la coltellata, ma con un’ossessione. Quella dell’imputato nei confronti dell’ex moglie», ha affermato Giovanettina nel suo intervento. «In questa vicenda, lui ha torto marcio. Il mio assistito riporta ancora oggi i segni dell’aggressione». Il suo assistito ha chiesto 5.000 franchi di risarcimento per torto morale.

«Oggi non parliamo di femminicidio solo perché non è stata uccisa nessuna donna, ma la linea di pensiero e il modello comportamentale che fanno da sfondo a questa vicenda si basano proprio su potere, controllo e dominio sull’ex compagna», le ha fatto eco Branda. Il suo cliente ha chiesto invece un simbolico franco per torto morale: «Vuole solo essere lasciato in pace».

La difesa si esprimerà domani mattina.

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