Il punto

«I nostri dipendenti vengono prima di treni e autobus»

Parla Claudio Blotti, direttore dell’azienda di trasporto pubblico di Locarno, all’indomani dell’annuncio del rinnovato Contratto collettivo di lavoro che entrerà in vigore dal 2026: «Siamo una realtà solida» – Intanto si procede con l’elettrificazione dei mezzi su gomma
Tendenza all’aumento della domanda su tutte le offerte delle FART © CdT/Chiara Zocchetti
Jona Mantovan
25.10.2025 06:00

«I nostri collaboratori? Li mettiamo al primo posto, prima degli autobus e dei treni», dichiara Claudio Blotti al Corriere del Ticino, all’indomani della conferma del rinnovo del Contratto collettivo di lavoro, che entrerà in vigore dal 2026 e fino al 2030. Il direttore dell’azienda di trasporto pubblico di Locarno - denominata appunto «Ferrovie autolinee regionali ticinesi», FART - riavvolge il nastro del tempo al 2020, quando era stata introdotta una prima versione «dopo aver superato un regolamento ormai vecchio di vent’anni». Un grande passo avanti, per dirla con le sue parole, per il benessere degli oltre 250 dipendenti. «Visto che scadeva a fine 2025, ci siamo mossi per tempo, già nel dicembre dell’anno scorso».

Prendere la gestione della navigazione sul lago Maggiore? Se il Cantone lo chiede, faremo le dovute analisi
Claudio Blotti, direttore delle Ferrovie autolinee regionali ticinesi, 60 anni

«Tutto elettrico entro il 2032»

Il 60.enne ha poi anche altri motivi per esprimere soddisfazione. Ultimo in ordine di tempo, l’annuncio dell’elettrificazione delle linee servite dai mezzi su gomma, a partire dalla numero «1», la tratta tra tra Losone e Gordola, quella più gettonata. «L’introduzione sarà graduale e compatibile con l’insediamento del nuovo deposito nella zona di Riazzino, in territorio di Locarno, già attrezzato con sistemi di ricarica. Quando sarà operativo, metteremo in servizio cinque autobus elettrici».

Tenendo conto del ciclo di vita di dieci-dodici anni, la scelta operata dopo il rinnovo del 2020 con veicoli diesel è caduta su questo tipo di tecnologia, previsto con il prossimo «cambio» tra il 2030 e il 2032. A quel punto, riferisce il nostro interlocutore, il carburante dovrebbe essere mandato definitivamente in pensione. «Uno studio realizzato con la SUPSI ci ha confermato che questa è la scelta giusta».

Centovallina verso il futuro

Ma lo sguardo positivo verso il futuro della ditta ultracentenaria (la fondazione risale infatti al 1924) è iniziato già da tempo, non solo con l’adeguamento delle fermate della Centovallina alle normative della Legge disabili, tramite lavori già completati in alcune località e nuovi interventi pianificati nel 2026, ma anche - se non soprattutto - con l’inaugurazione dei convogli prodotti dalla turgoviese Stadler e che hanno sostituito progressivamente quelli della precedente generazione.

Un utile di quasi 3 milioni

Nonostante tutte queste rivoluzioni, spiega ancora Blotti, «dal punto di vista finanziario, siamo solidi. Negli anni siamo riusciti a contenere i costi e, in certi periodi, abbiamo incassato più del previsto, anche grazie al turismo, che porta molti passeggeri quando il tempo è favorevole. I costi e i ricavi sono pianificati in anticipo e la differenza è coperta da un’indennità pubblica, perché le tariffe pagate dall’utenza, da sole, non basterebbero comunque a coprire tutte le spese». All’ultima assemblea, la società aveva registrato un utile di 2,8 milioni. Pure i dati relativi all’affluenza avevano confermato la crescita della domanda, con un aumento del 3% di passeggeri per la ferrovia, mentre le linee regionali dei bus avevano registrato un incremento del 7% e quelle urbane del 5%. E pensare che la strategia di sviluppo era stata definita oltre un decennio fa: «Ci siamo dati obiettivi precisi, pianificando investimenti mirati. Con due priorità: rinnovare una flotta datata e prepararci all’aumento della domanda, legato all’apertura della galleria di base del Ceneri».

«I battelli? Valuteremo»

Per una realtà che funziona così bene, ce n’è un’altra che... naviga in cattive acque. Il pensiero corre alla gestione dell’offerta di collegamenti tramite battelli sul Lago Maggiore, segnata da licenziamenti dopo aver disdetto il CCL. Potrebbe essere un «bacino» per il quale le FART si vedrebbero impegnate, un domani? «Non abbiamo esperienza in quel settore», afferma ancora Blotti. «Però siamo un’azienda pubblica e se il Cantone ci chiedesse di valutare questa opzione, lo faremmo con serietà. Al momento, comunque, non è una priorità».

Esattamente come non risulta prioritario un cambiamento del nome che forma il singolare acronimo «FART», appunto. «Sì, anche i miei figli, durante un soggiorno in Inghilterra, mi avevano suggerito di cambiarlo», conclude l’intervistato con un sorriso. «Tuttavia, nonostante possa suonare comico all’estero, non è mai stato messo in discussione né dai dipendenti né dagli utenti».

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