Val Colla

Il Cantone imbriglia il Lavinone: la strada verrà ripristinata

L’unica soluzione praticabile per riaprire il tratto tra Corticiasca e Scareglia dopo la chiusura causa rischio frana è il recupero del collegamento esistente con un intervento strutturale: il ponte verrà demolito e ricostruito – Salvo imprevisti, il tracciato verrà riaperto per la primavera-estate 2028
La prima fase dei lavori, con drenaggi profondi, inizierà lunedì 22 giugno. © CdT/Gabriele Putzu
Valentina Coda
18.06.2026 17:06

Le ha analizzate tutte, il Dipartimento del territorio, le alternative per riaprire nel minor tempo possibile la strada cantonale tra Corticiasca e Scareglia dopo la chiusura, ormai tredici mesi fa (era il 14 maggio 2025), a causa di un aggravamento delle criticità geologiche nella zona del Lavinone. Un anno dedicato a monitorare la montagna, studiarla e tentare di capirla. Ed è emerso che il franamento non può essere arrestato, ma solo rallentato. Il morale della favola è che bisognerà quindi conviverci con l’instabilità del terreno. E l’unico scenario possibile e finanziariamente sostenibile, tra tutti quelli passati al setaccio, è il ripristino del collegamento stradale esistente con un intervento strutturale al ponte, che verrà demolito parzialmente e poi ricostruito prolungandolo di una quarantina di metro verso Insone. La prima fase dei lavori inizierà settimana prossima con dei drenaggi profondi al terreno tramite perforazioni. La cantonale tra Corticiasca e Scareglia sarà riaperta, salvo imprevisti, nella primavera-estate 2028. Fino a quel momento, il collegamento rimane percorribile unicamente da pedoni e ciclisti, mentre Scareglia è raggiungibile da Bogno e, per veicoli fino a 12 tonnellate, da Maglio di Colla.

Un ventaglio di scenari scartati

L’iter che ha portato a questa soluzione è stato spiegato in conferenza stampa dal consigliere di Stato e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni, Norman Gobbi, dal geologo della Sezione forestale, Jean Frédéric Kauffmann, e dal capo dell’Ufficio della gestione dei manufatti, Marco Frangi. Prima di tutto, i servizi cantonali hanno analizzato e infine scartato per criticità alcuni tracciati alternativi esistenti già suggeriti nella petizione sottoscritta da oltre 1.400 cittadini che chiedeva al Governo soluzioni urgenti, come ad esempio la strada cantonale Insone-Mulini di Randera oppure il collegamento comunale Maglio di Colla-Signôra. In seguito, è anche stato valutato se non si potesse bypassare l’area interessata dalla frana, costruendo ad esempio un nuovo tracciato a monte dell’attuale oppure addirittura un nuovo ponte dalla lunghezza di 270 metri. Niente da fare per entrambi gli scenari: troppe criticità anche in questo caso. Senza contare sia il tempo impiegato nella costruzione (almeno 6 anni) sia l’importante esborso economico per il nuovo manufatto, pari a circa 18 milioni di franchi, che comunque poggerebbe su un terreno in movimento. Per dirla con le parole di Gobbi, sarebbe come costruire «un gigante dai piedi di argilla: sicuramente utile a collegare, ma sarebbe instabile e la sicurezza verrebbe compromessa».

Convivere con l’instabilità

Tutte le strade, quindi, hanno portato al recupero del collegamento attuale grazie a un intervento strutturale che consenta la «convivenza» con l’instabilità del terreno, perché «il Lavinone era, è e sarà in movimento». Quindi, come e quando procedere? Ebbene, come accennato la prima fase dei lavori prenderà il via lunedì 22 giugno con il drenaggio profondo del pendio e durerà tre mesi. La seconda fase del progetto, con l’avvio delle opere del genio civile, scatterà nella primavera del 2027, e prevede la demolizione parziale del ponte esistente, la rimozione di vecchi blocchi di consolidamento e ancoraggi non più attivi, la ricostruzione del semiponte esistente con prolungamento dello stesso di circa 40 metri in direzione Insone e la ricostruzione del muro di controriva. Le nuove opere saranno fondate su micropali e munite di ancoraggi attivi da 35-40 metri. La riapertura del tratto stradale, come detto, è stato ipotizzato dal Cantone per la primavera-estate 2028. E l’investimento complessivo per questa serie di opere ammonta a circa 3,5 milioni di franchi. È in corso l’elaborazione del messaggio governativo, che verrà sottoposto al Gran Consiglio con la clausola d’urgenza. Il Lavinone, lo ricordiamo, lancia segnali della sua instabilità da ben prima della costruzione della strada (in alcune immagini d’epoca risalenti al 1925 era già visibile lo scivolamento della massa rocciosa). Un fatto noto, tanto che da una quindicina d’anni i movimenti franosi del versante destro della valle di Scareglia sono sottoposti a monitoraggi regolari, poi divenuti continui. E il principale fattore che alimenta il fenomeno sono le scarse qualità geotecniche della roccia e l’azione dell’acqua che penetra nel sottosuolo.