Il coleottero giapponese tiene i viticoltori del Luganese sul chi vive

Il primo ritrovamento in Ticino risale al 2017. Da allora, di strada ne ha fatta riproducendosi in modo massiccio tanto che oggi nel Luganese (e in buona parte del cantone) è una specie infestante. Stiamo parlando del coleottero giapponese. La Popillia japonica, questo il nome scientifico dell’insetto, è uno scarabeide che può provocare ingenti danni in agricoltura e nel verde pubblico e privato mangiando foglie, frutti e fiori. In particolare, in Ticino, fa sapere l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG) sulla pagina internet dedicata a questo insetto, la popolazione di coleottero giapponese è aumentata e sono stati constatati i primi danni in termini di perdite di produzione e di qualità, in particolare nei vigneti. Dal canto suo, il Servizio fitosanitario cantonale ha allestito diverse stazioni di monitoraggio per avere un quadro più preciso della situazione. Due di queste hanno attirato la nostra attenzione: quelle posizionate al parco Ciani di Lugano e nel parco dell'Università della Svizzera italiana. I barattoli contenenti gli insetti erano infatti pieni. Considerando i danni che questi animali possono arrecare ai vigneti, ci siamo rivolti a Luciano Lurati, presidente di Federviti del Luganese, per capire quale sia la situazione nel Distretto.
Impatto di difficile valutazione
«A oggi, i danni causati dal coleottero giapponese vengono valutati anno dopo anno», esordisce Lurati. «Per comprendere l'impatto reale a medio-lungo termine bisognerà capire la resistenza delle piante a ripetuti attacchi. Fortunatamente finora solo in alcuni rari casi ci si è trovati di fronte a un danno totale della vegetazione e della produzione».
Il discorso cambia però se si guarda al futuro. «Pensando agli anni a venire non posso nascondere la preoccupazione», confida il presidente di Federviti del Luganese. «Alle nostre latitudini non esiste una specie antagonista di questo insetto e dunque contenerne le popolazioni diventa complicato. Il timore è che, continuando a mangiare le foglie delle viti sull'arco di più anni, i coleotteri indeboliscano le piante che potrebbero perdere le proprie riserve energetiche e, di conseguenza, la loro resistenza».
Tra prevenzione e lotta
A rendere problematica la convivenza con il coleottero giapponese c'è anche il fatto che non esistono veri e propri metodi di prevenzione dalle infestazioni. «Uno stratagemma che utilizziamo per contenere i danni è non più cimare la vite, ovvero non tagliare più le estremità dei tralci in eccesso per evitare che l'animale scenda a mangiare i grappoli», spiega Lurati. «Questi insetti, infatti, tendono ad attaccare le parti apicali delle piante. Se però tali misure non dovessero bastare, le disposizioni federali in materia ci autorizzano a eseguire un trattamento insetticida specifico per colpire i coleotteri ed evitare ulteriori danni alle piante», conclude il presidente di Federviti del Luganese.
Le direttive sugli insetticidi
A proposito di insetticidi, proprio ieri il Cantone ha pubblicato sul Foglio ufficiale nuove direttive (che entreranno in vigore lunedì) inerenti i prodotti che si possono utilizzare contro il coleottero giapponese. In particolare, il trattamento contro gli adulti di Popillia japonica con un prodotto omologato a base di acetamiprid è consentito solo nella zona infestata e solo in viticoltura. I proprietari o i gestori di vigneti devono poi trattare una volta all’anno le loro viti con un prodotto fitosanitario contro il coleottero se più del 30% del volume fogliare definitivo è stato mangiato dall’insetto.
Per quanto riguarda invece la lotta alle larve dello scarabeide, il trattamento con chlorantraniliprole è consentito solo nei vivai e su terreni sportivi, tappeti erbosi di parchi pubblici e superfici per la produzione di tappeti erbosi in rotoli. La lotta contro la Popillia japonica con prodotti a base di chlorantraniliprole non è invece consentita nei giardini a uso privato.
Le direttive vietano inoltre l’impiego di reti impregnate di insetticida a base di deltametrina su tutto il territorio cantonale.
Quei campi da calcio distrutti
Se per ora, insomma, l’impatto del coleottero giapponese sulle viti è stato relativamente contenuto, non altrettanto si può dire per i campi da calcio. Un caso, in particolare, viene subito alla mente: quello del terreno di Magliaso che nell’agosto del 2025 era stato dichiarato impraticabile fino allo scorso aprile proprio per via dei danni causati dalle larve dell’insetto (che si nutrono delle radici dell’erba) e dai corvi, che per mangiarle rimuovono ampie porzioni di terreno generando solchi e irregolarità. Decisamente peggiore la situazione nel Mendrisiotto dove negli ultimi anni numerosi campi da gioco sono stati attaccati: Morbio Inferiore, Mendrisio, Melano, Novazzano e Stabio solo per citarne alcuni. Nel Distretto si è passati dunque all’attacco trattando i manti erbosi dei centri sportivi con nematodi (organismi microscopici, vermiformi, che attaccano la larva di popillia e vi si nutrono fino a ucciderla) allo scopo di debellare l’animale.





