Il ritorno di Giù le mani dall'Officina: «La nostra lotta è più che mai attuale»

Giù le mani dall’Officina è tornata. O, meglio, non se n’è mai andata. Dopo qualche anno di «stasi», come espresso oggi in conferenza stampa dai membri di comitato - il neoletto presidente Elia Agostinetti, coordinatore dell’MPS nel Mendrisiotto, i granconsiglieri Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini ed il regista Danilo Catti -, l’associazione «ha deciso di riprendere le attività per dare il proprio contributo» nel dibattito sui temi storicamente portati avanti: dalla difesa del servizio pubblico e delle strutture FFS in Ticino, alla promozione di pratiche sindacali pluraliste.
Dal passato al presente
Le problematiche che portarono, nel 2010, alla fondazione di Giù le mani dall’Officina, del resto, «sono più che mai attuali», ha sottolineato il comitato. Le ombre sul futuro di FFS Cargo in Ticino - con il prospettato taglio di decine di posti di lavoro e le voci riguardanti una possibile chiusura del deposito di Chiasso - «preoccupano fortemente» l’associazione. Proprio domani mattina è prevista la conferenza stampa nella quale l’ex regia federale spiegherà i prossimi passi. «Vediamo lo stesso atteggiamento prepotente tenuto dalle FFS nel 2008 (in occasione dello sciopero alle Officine di Bellinzona; n.d.r.) nei confronti del Ticino. Il nostro cantone viene spremuto e sfruttato, per poi essere lasciato senza nulla», ha argomentato Pronzini. Rimane un tasto dolente la mancanza di posti di lavoro qualificati al di fuori degli ambiti di gestione della linea. «A Losanna ho potuto conoscere personalmente un ecosistema che permetteva una certa dinamicità professionale, di svilupparsi all’interno dell’azienda», ha spiegato Agostinetti, di professione ferroviere. «In Ticino, invece, chi lavora come ferroviere non ha prospettive professionali». Per l’associazione, che intende seguire da vicino la vicenda di FFS Cargo, la «lotta» non è ancora finita. Nemmeno per le Officine di Castione. «A fronte di un progetto da oltre 700 milioni di franchi, si prospettano la perdita di 150 posti di lavoro e la trasformazione in officina di manutenzione leggera, con la rinuncia a qualsiasi sviluppo ulteriore. Una prospettiva riduttiva», ha rilevato Sergi.
Le idee per il ventesimo
Già autore di due documentari riguardanti le Officine, Catti ha da parte sua presentato i progetti dell’associazione per il ventennio dello storico sciopero, che cadrà nel 2028. Oltre alla già annunciata idea di organizzare un convegno internazionale che «tematizzi la questione del sindacalismo democratico», la prevista pubblicazione di un libro che racconti in prima persona la storia di Gianni Frizzo (protagonista della stagione dello sciopero, ed ex leader del comitato). Un testo nel quale «non mancheranno aneddoti», ma che metterà l’accento anche e soprattutto «sui valori, le convinzioni e, sì, anche i dubbi alla base della lotta» portata avanti da Frizzo e dall’associazione nel 2008.
Ancora «in fase di studio», infine, la fattibilità di un prodotto audiovisivo che, sfruttando video d’archivio (con materiali già pubblicati o inediti), ripercorra le tappe fondamentali del percorso dell’associazione Giù le mani dall’Officina.
