Giù le mani dall'Officina: la «lotta» non è finita

Negli ultimi anni è stata un po’ silente. Il sito Internet non più aggiornato. Ma di certo non si può parlare di rassegnazione. Tutt’altro. L’Associazione Giù le mani dall’Officina di Bellinzona è più viva che mai. La sconfitta, alle urne, del 19 maggio 2019 - quando il 65,3% dei ticinesi diede via libera alla costruzione del moderno stabilimento di Castione bocciando la creazione del polo tecnologico-industriale come auspicato dagli operai a seguito dello sciopero del 2008 - volente o nolente è stata digerita. L’attenzione è rimasta vigile, certo, soprattutto sul grande cantiere che porterà - nel luglio 2028 - all’inaugurazione del moderno sito produttivo da almeno 755 milioni di franchi dove lavoreranno 360 collaboratori ed un’ottantina di apprendisti. Ma anche su altri aspetti e problemi legati al settore ferroviario ed all’occupazione in Ticino suoi esponenti non hanno mancato di far sentire la voce. Quella di mercoledì 20 maggio sarà una serata di conferme e, allo stesso tempo, di rilancio per il consesso. Alle 20, al Centro Spazio aperto in città, andrà in scena un’assemblea importante nella quale verranno svelate le prossime iniziative.
Elia Agostinetti al timone
Alla testa dell’associazione non c’è più Gianni Frizzo, leader e volto della protesta che oltre tre lustri fa ha salvato le Officine della Turrita dalla chiusura. Il suo posto è stato preso da Elia Agostinetti, classe 1992, coordinatore del Movimento per il socialismo nel Mendrisiotto e consigliere comunale nel Magnifico Borgo per AlternativA-Verdi e Sinistra. Rinnovamento non soltanto alla presidenza, ma altresì in seno al comitato, con l’uscita di alcuni operai che nel 2008 scrissero una delle pagine più memorabili nella storia del nostro cantone. Del gremio fanno ora parte, unitamente ad Agostinetti, i granconsiglieri Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini ed il regista Danilo Catti. Lo sciopero, appunto. Il destino - per le maestranze, forse, beffardo - ha voluto che il ventesimo cadesse pochi mesi prima dell’entrata in servizio dell’avanguardistico impianto di Castione. Era il 7 marzo 2008, poco dopo le 7, quando l’allora direttore di FFS Cargo Nicolas Perrin - che si era presentato nella capitale per annunciare lo smantellamento dello stabilimento - venne letteralmente cacciato dalla «Pittureria» dal personale imbufalito. Ebbe così inizio la mobilitazione dei 400 collaboratori che si concluse il 7 aprile. In Ticino, in una grossa azienda, non accadeva dall’astensione generale dal lavoro del 1918.
Per celebrare la ricorrenza in agenda fra meno di due anni si prevedono, in particolare, due iniziative. La prima è l’organizzazione di un convegno internazionale per porre l’accento sulle battaglie e sui diritti degli operai, partendo dall’esperienza di Bellinzona. Mentre il secondo progetto prevede la pubblicazione di un libro sull’agitazione cittadina con focus su Gianni Frizzo, alla testa del Comitato di sciopero. I relativi crediti dovranno essere approvati dall’assemblea convocata, appunto, per il 20 maggio. Verrà pure presentata un’inchiesta sul personale ferroviario a Sud delle Alpi.
No alle esternalizzazioni
I soci saranno infine chiamati a dare luce verde ad alcune modifiche dello statuto. La principale riguarda gli scopi dell’associazione. Con l’aggiunta - quando si parla della difesa e dello sviluppo delle Officine FFS - della «valorizzazione del comparto come centro industriale». Le altre integrazioni concernono, in senso lato, la solidarietà tra i lavoratori, la lotta allo smantellamento dei servizi delle FFS in Ticino e all’esternalizzazione delle prestazioni nonché la difesa tout court del settore.
Quote e informazioni
«Durante gli ultimi anni si era rinunciato a richiedere il pagamento della quota, in quanto il futuro e l’esistenza stessa dell’associazione non erano garantiti. Per i motivi citati precedentemente, e in previsione dei progetti futuri, il comitato ha deciso, da quest’anno, di richiedere proattivamente il pagamento delle quote societarie». Perché, come spieghiamo nell’articolo principale, l’Associazione Giù le mani dall’Officina ha delle prospettive e anche degli obiettivi. L’invito ai soci attuali, o a chi volesse diventarlo, è quello di versare almeno 30 franchi. Durante l’assemblea di mercoledì 20 maggio alle 20 al Centro Spazio aperto in città verranno poi fissati i contributi sociali.




