«La Lega non muore», a Biasca la base guarda avanti

Il caldo, le bandiere, i cappellini con il simbolo del movimento e i tavoli apparecchiati per il pranzo. A Biasca la Lega ha scelto di celebrare il Primo agosto mostrando il volto della propria base: quello di un movimento che, nonostante il caso Zali e le dimissioni del consigliere di Stato, non intende farsi definire dalla crisi. Dal palco, Daniele Piccaluga ha parlato di ripartenza e di una Lega «ancora in piedi». E, tra i presenti, il messaggio è sembrato passare. «La Lega è vicina al popolo e questo non è cambiato», ci racconta un signore vicino al movimento da oltre trent’anni. Non nasconde che il momento sia difficile, ma verrà superato. Su Zali non parla di delusione: «Non ha ucciso nessuno», commenta, ricordando che «anche chi ricopre una carica pubblica resta una persona con le proprie fragilità». La sua assenza alla festa, aggiunge, è stata però difficile da comprendere.
Lo stesso atteggiamento emerge in un’altra testimonianza. Zali viene descritto come «una persona introversa e sensibile», la cui reazione «può essere capita, anche se non viene giustificata». «Non lo difendo», spiega un elettore, criticando quella che considera «una narrazione mediatica troppo concentrata sulla vicenda personale». La stampa, dice, non è tanto accusata di aver fatto emergere i fatti, quanto di averli «cavalcati».
Non tutti, però, vivono la giornata con la stessa intensità politica. C’è anche chi è venuto a Biasca soprattutto per la festa, per incontrare amici e trascorrere una giornata insieme. «Voto la persona», racconta un uomo. Sul nome di Norman Gobbi, il consenso è netto: «Il Gobbi è sempre il Gobbi». È il nome che ricorre più spesso quando si parla del futuro della Lega.
«Voti genuini e nostrani»
Più esplicita è la posizione del membro di una sezione del Locarnese, presente all’Assemblea di venerdì. La base, racconta, avrebbe già espresso una preferenza chiara: «Non vogliamo più saperne» di alleanze. Il riferimento è all’UDC, considerata un partito che negli anni avrebbe vissuto «sopra gli ideali leghisti». Il motto della sezione è semplice: pochi voti, ma «genuini e nostrani». Per questo la decisione democentrista di correre da sola viene accolta come una «mezza vittoria». Dopo la chiusura di Piero Marchesi, il movimento non avrebbe quindi perso un’alleanza, ma «recuperato una posizione propria».
La parola «autonomia» torna anche quando si parla del futuro elettorale. Due seggi in Governo appaiono difficili, ma l’obiettivo minimo è confermare la presenza della Lega con le proprie forze. E Norman Gobbi, pur con qualche critica per «un periodo di minore visibilità», viene considerato una candidatura solida: conosce già il funzionamento del Governo.
Tra i tavoli di Biasca non c’è dunque una sola Lega. C’è chi difende il movimento a prescindere dalle difficoltà, chi chiede di tornare alle origini e chi aspetta di vedere i nomi sulla lista. Ma il sentimento più condiviso è che la crisi non debba diventare una resa. «La Lega non muore». E, per una giornata, tra un pranzo e un brindisi, questo è il messaggio che il movimento ha voluto consegnare alla propria gente.



