Norman Gobbi «punta di diamante» della Lega: «Spetterà all'UDC spiegare la chiusura»

Lo strappo nella destra ticinese è servito. Se l'assemblea della Lega dei Ticinesi, dopo il caso Zali, aveva deciso di provare a incontrare i democentristi mostrando un segnale di apertura in vista delle elezioni di aprile, l'UDC ha chiuso la porta. «Per le elezioni cantonali mi sembra che la rotta sia già piuttosto tracciata», ha chiarito il presidente Piero Marchesi. L'UDC correrà con una propria lista. La riposta di Daniele Piccaluga? «La Lega di sicuro non entrerà nel merito di un'alleanza federale». Che cosa ne pensa Norman Gobbi? «Non si può pensare di avere un'alleanza solo quando c'è l'interesse dell'UDC nazionale», ci ha spiegato durante i festeggiamenti per il Primo agosto, a Biasca. «Il nostro interesse è di difendere i bisogni e le richieste che arrivano dai ticinesi e dal Ticino. Con l'UDC c'è sicuramente una vicinanza sui temi. Lo abbiamo visto con la votazione sulle casse malati. La discussione sull'alleanza l'abbiamo già fatta nel 2019 e nel 2023 e questo ci ha permesso di consolidare un'area politica e in votazione i ticinesi ci hanno seguito».
Il consigliere di Stato chiarisce che lo strappo, a questo punto, «dovrà essere spiegato da chi ha chiuso la porta in questa fase, proprio perché se c'è la necessità di fare alleanze e di lavorare insieme – seppur con le differenze che esistono tra Lega e UDC –, non è solo quando c'è l'interesse dell'UDC nazionale».
Una (lunga) crisi
Norman Gobbi, durante il discorso di Daniele Piccaluga, è stato definito la «punta di diamante» della Lega alle prossime elezioni cantonali. «Apprezzo questa onda energetica che Picca sta dando al movimento», commenta il diretto interessato. «Ha la forza e la capacità di coinvolgere la base, la truppa e, soprattutto, di saper comunicare in maniera umana verso l'esterno. Penso che questo sia il miglior aneddoto a una crisi che deve essere superata».
La Lega c'è e riparte ancora più unita, è stato detto nei discorsi ufficiali del Primo agosto. «Sono tredici anni che abbiamo momenti di difficoltà, soprattutto per la perdita di persone importanti per il movimento, di situazioni puntuali, ma si tratta comunque di un movimento che non ha mai smesso di lavorare», fa notare Gobbi. «Il fatto che la Lega abbia vinto l'iniziativa sulla deducibilità dei premi di cassa malati a livello fiscale è un segnale positivo che ci deve far capire che quando parliamo di temi riusciamo a coinvolgere e a motivare la gente a seguirci».
Qualche parola su Zali
Claudio Zali era atteso – perlomeno da qualcuno – a Biasca. Ma non è arrivato. Norman Gobbi non si è (mai) espresso direttamente su quanto accaduto. «Io dico sempre che l'essere umano è pieno di difetti. Non siamo perfetti. E ci possono essere anche situazioni puntuali nelle quali queste imperfezioni vengono a galla. Io devo accettare le spiegazioni di Claudio», commenta oggi. «Poi, si può anche non condividere quello che è stato detto, ma si deve perlomeno capire la situazione che lui ha vissuto in quel preciso momento. Chiaramente, l'abbiamo detto più di una volta, la violenza non può essere tollerata, tant'è che anche come consigliere di Stato, a capo del DI, mi sono fatto più volte promotore della lotta alla violenza, sia a livello cantonale ma anche con un impegno intercantonale con la Confederazione, in rappresentanza degli altri Cantoni».
Alcune critiche sono arrivate anche per le parole usate (o non utilizzate) durante la conferenza stampa con i quattro consiglieri di Stato. «I toni usati li riconfermerei», ci dice Gobbi. «Perché era importante riportare un livello di tranquillità in una situazione non facile. Si lavora ogni giorno con i colleghi, ci si conosce, poi ci si trova davanti a determinate situazioni che, se chiaramente non possono essere tollerate dal punto di vista dei messaggi che ne sono usciti, devono essere affrontate con il rispetto della persona».
Gobbi e Marchesi lavoreranno fianco a fianco
Con le dimissioni di Zali, l’UDC fa il suo ingresso nella stanza dei bottoni. E Norman Gobbi si ritroverà Piero Marchesi come collega in Consiglio di Stato. «In Governo bisogna lavorare indipendentemente da chi arriva. È stato così dal 2011, ogni quattro anni c'è sempre qualche cambiamento, qualche modifica e questo evidentemente fa parte del normale andamento», commenta Gobbi. «Bisogna lavorare insieme e affrontare i temi. La grande differenza tra il Parlamento e l'Esecutivo è che il Parlamento può lavorare di trincea, e quindi cercare le spaccature o le contrapposizioni. In Governo bisogna confrontarsi sui temi – senza essere il "Mulino Bianco", perché non lo siamo –, confrontarsi e decidere in maniera collegiale».
Sulla «questione dipartimenti», infine, Gobbi non si sbilancia: «Lo vedremo in sede di prima discussione in Consiglio di Stato».
