La ricucitura della val Bavona segue «Il tempo della natura»

Alla fine, in val Bavona, ha vinto «Il tempo della natura». Che è anche il titolo proposto dal consorzio selezionato dal Municipio di Cevio, su tre finalisti, per ricostruire il comparto di Fontana-Bosco-Mondada, sconvolto dalla colata detritica di 300 mila metri cubi a fine giugno 2024. Si tratta del gruppo «Baloi 3», condotto dallo studio LAND Suisse, con Oikos e IM Maggia Engineering. Una formazione ticinese, fa notare il coordinatore incaricato di seguire tutta la procedura, Matthias Neuenschwander. Il quale, al Corriere del Ticino, racconta i punti di forza che hanno portato a compiere la scelta: «Ci ha convinti il modo in cui hanno interpretato le intenzioni e la direzione di lavoro richieste, l’organizzazione del gruppo e come si sono presentati».
«La squadra dimostra di avere esperienza e di disporre di specialisti affermati nei campi dell’ingegneria civile, dell’ecologia e delle scienze della natura. Siamo fiduciosi che emergerà un disegno di massima non solo tecnicamente solido, ma anche interessante dal punto di vista qualitativo», afferma ancora il nostro interlocutore, precisando come al momento non si stia ancora parlando di una definizione precisa nero su bianco, quanto piuttosto «di un’idea guida, una sorta di “masterplan” che ora dovrà essere sviluppato, approfondito e tradotto in un progetto di massima». Entrando nel merito, sottolinea ancora Neuenschwander, «è importante chiarire che non si tratta di ricostruire ciò che è andato perso, cosa impossibile, bensì di aumentare la sicurezza per chi vive e frequenta l’area, in particolare lungo il riale Larecchia, uno dei numerosi corsi d’acqua della valle».
Agricoltura «contemporanea»
Lo scopo è infatti di ridurre il rischio legato ai pericoli naturali, affinché eventi tragici come quelli accaduti abbiano meno probabilità di ripetersi. La catastrofe di due anni fa, infatti, era costata la vita a otto persone, cinque delle quali si trovavano proprio in queste zone. L’obiettivo, tuttavia, si inserisce in una visione più ampia del paesaggio: «Si vuole favorire una ricostituzione del territorio che tenga conto dell’agricoltura, intesa in senso contemporaneo».
Il recupero degli elementi tipici
Allo stesso tempo, si punta a rafforzare la presenza della natura, recuperando elementi tipici, «come ad esempio il castagno e altre specie legate alla storia e all’identità del luogo, che si integrano bene nel contesto». Un altro aspetto riguarda lo spazio da dare al fiume e la messa in sicurezza, per quanto possibile, dei nuclei abitati circostanti. «Ogni intervento dovrà essere valutato con attenzione, perché nel complesso si richiedono sostenibilità ambientale, sociale ed economica. È dentro questo insieme di vincoli che prenderà forma il nuovo assetto. Oltre a questo, bisognerà poi ripristinare la strada, ricostruire una rete di sentieri e tenere conto anche della memoria di quanto è successo. Tutti questi elementi dovranno essere pensati in modo coerente e portati avanti con una visione d’insieme». I prossimi passi si articoleranno in due fasi. Nella prima, sarà approfondito quanto presentato alla compilazione dell’offerta; in seguito, si passerà allo sviluppo del progetto di massima: «Contiamo di avere questo documento pronto entro l’inverno, tra febbraio e marzo dell’anno prossimo». Da lì, si potrà procedere con la progettazione definitiva e con la realizzazione.
Ma quale orizzonte è da considerare, per completare la «rinascita» di questa regione? Una risposta precisa non c’è, ma l’intervistato, anche sulla base di esperienze simili - come Faido alla fine del secolo scorso o Bondo più di recente, che hanno richiesto otto-dieci anni -, parla di un periodo «pluriennale. Sono, in fondo, i tempi della natura».
L’importanza della condivisione
Infine, un altro capitolo fondamentale è la condivisione con chiunque abbia a cuore questa particolare fetta del territorio, già messa in campo dall’inizio con un processo partecipativo: «Questo coinvolgimento continuerà. In particolare, gli agricoltori e gli altri portatori di interesse saranno consultati, perché il piano potrà funzionare solo se sarà realmente ritenuto giusto».
Il bilancio del disastro
Nel corso della notte fra sabato 29 e domenica 30 giugno 2024, violenti e prolungati temporali hanno colpito l'alta Vallemaggia, tra le valli Bavona e Lavizzara. Ad oggi una persona (un giovane della valle) risulta ancora dispersa, mentre si registrano sette morti: una 76.enne e due 73.enni tedesche, residenti nel Land del Baden-Württemberg, una 61.enne svizzera del canton Basilea Campagna e un 67.enne svizzero del Locarnese (i cui due corpi erano stati ritrovati a Riveo, nel greto della Maggia), un altro 66.enne svizzero del canton Basilea Campagna e una 67.enne svizzera domiciliata nel Locarnese (i cui due corpi erano stati rinvenuti a luglio nel greto del fiume all'altezza di Cevio). Cinque vittime erano a Fontana (Val Bavona), due a Prato Sornico e il disperso al Piano di Peccia (sempre in Lavizzara). Si tratta del bilancio più grave legato a una catastrofe naturale mai registrato in tempi recenti a Locarno e dintorni. L'alluvione del 1978, tanto per fare un esempio, aveva provocato sette morti (quattro nel Locarnese: Comologno, Losone, Ascona, Verscio; uno a Bellinzona e due in Val di Blenio, oltre a una quindicina in Italia, tra Val Vigezzo e Ossola). Il nubifragio in Mesolcina, di una settimana prima rispetto a quello in alta Vallemaggia, tre.
Il confronto nella mappa di Swisstopo: link qui
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