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Breggia

«Lascio un Comune in salute»

Il sindaco Sebastiano Gaffuri, nella lunga notte che ha seguito la bocciatura alle urne del progetto sulla scuola a Lattecaldo, ha deciso di dimettersi – «Una grande fetta della popolazione ha comunicato alla politica comunale che non vuole più seguire questa visione»
Stefano Lippmann
02.11.2022 06:00

«Lascio un Comune in salute, abbiamo sempre adempiuto tutti i compiti e, anzi, abbiamo cercato di fare qualcosa in più. Lascio un ambiente in Municipio estremamente positivo, persone che lavorano bene». Sebastiano Gaffuri, classe 1990, lunedì sera ha rassegnato le proprie dimissioni. Dal primo gennaio del prossimo anno non sarà più il sindaco di Breggia. Dopo 6 anni alla testa dell’Esecutivo dice basta. E la scelta, non lo nasconde, è maturata dopo la bocciatura alle urne della richiesta di un credito di progettazione che mirava alla creazione di una nuova Scuola dell’infanzia e una mensa per le elementari al centro scolastico di Lattecaldo. La popolazione, domenica, ha infatti respinto il messaggio (avallato per altro dal Consiglio comunale): 434 voti favorevoli, 584 contrari (vedi CdT di lunedì). Una volta venuto a conoscenza del verdetto Gaffuri, non si cela, ha provato un sentimento di «sorpresa. E di rabbia, che è comunque un sentimento legittimo in una situazione del genere». Padre di una bambina di poco più di un anno e mezzo, attivo in Valle di Muggio quale forestale, ristoratore e commerciante di olio combustibile, il sindaco del Partito liberale radicale ha dunque deciso di chiudere con la politica attiva. In primavera, infatti, non si ricandiderà nemmeno per il Granconsiglio (di cui è membro dal 2015). «Sono giovane all’anagrafe ma vecchio politicamente», ci dice accennando un sorriso. «Da un po’ di tempo sentivo che stavano venendo a mancare le energie e domenica è arrivato l’esito della votazione. Se fosse passata sarebbe stata quel propulsore naturale che mi avrebbe permesso di portare a termine la legislatura». Così non è stato e dopo una notte di riflessione è arrivata la decisione di svestire i panni del sindaco.

Visione troppo a lungo termine

«Domenica la maggioranza della popolazione in maniera netta ha detto, per la seconda volta (il riferimento è alla bocciatura nel 2016, sempre alle urne, della vendita di alcuni immobili del Comune) che non condivide questa visione troppo a lungo termine e che implicitamente privilegia una visione a corto e medio termine. Lo rispetto. Per altro – commenta – mi rendo conto che non è una questione solo di Breggia, ma è diffusa nei Comuni. Il cittadino si attende più che altro dall’autorità comunale che questa risolva problematiche che sono dell’oggi e magari non necessariamente rivolte al domani». Come detto, per il sindaco è la seconda «sconfitta». Allora, nel 2016, «ero in carica da pochi mesi e l’entusiasmo era alto. La scottatura è durata mezz’ora e da lì si è subito ripartiti. Su quale tema? La scuola. Oggi dunque la ripartenza per me sarebbe estremamente difficile».

La lungimiranza è un tema caro al nostro interlocutore. «Ho sempre creduto che nel nostro sistema politico di milizia, ognuno debba portare le esperienze che fa nella vita privata e in quella professionale. Io mi sono sempre ritenuto una persona in movimento. Ho sempre guardato oltre, oltre alla quotidianità, oltre all’oggi e al domani. Assumendomi anche dei rischi. Se dovessi definirmi sono in parte un riformista e poi un progressista. Uno che guarda al progresso. Spero di aver guardato al progresso giusto e non quello sbagliato».

Domenica, però, il segnale percepito è stato differente: «Una grande fetta della popolazione – ammette – ha comunicato alla politica comunale che non vuole più seguire questa visione».

Progetti orientati al futuro

I progetti, in Valle di Muggio, sempre con uno sguardo rivolto al futuro non mancano. «Oggi a piano finanziario ci sono 37 milioni di investimenti» racconta Gaffuri parlando, a titolo di esempio, della piazza di Morbio Superiore, del risanamento energetico degli edifici comunali e del Centro scolastico di Lattecaldo, e tanto altro. E, arrivati a questo punto, il nostro interlocutore fa mea culpa: «Mi rendo conto che in talune occasioni il mio guardare sempre più in là ha alcune volte pregiudicato la quotidianità. Qualcuno non ha ricevuto risposte da parte mia, qualche piccolo problema – che era piccolo nella mia visione di politica comunale ma un grande problema per il cittadino – magari non ha avuto la risposta adeguata da parte mia. Me ne scuso».

Il dibattito «mancato»

Il discorso, in breve tempo, torna però, ancora una volta, alle scuole. Ma il tema si allarga. «Nel voto di domenica, ma non lo sapremo mai con certezza, ci sono diverse argomentazioni e non per forza sono state portate all’attenzione dell’opinione pubblica. A mio giudizio – confida – non credo che l’argomentazione principale fosse di ordine finanziario (l’investimento netto per la realizzazione delle opere sarebbe stato di 4,2 milioni di franchi, ndr). Nelle pieghe si nasconde il discorso, più che mai sentito nelle valli, centralizzazione sì o centralizzazione no. Sarebbe stato un bel dibattito, sarebbe stato il dibattito di cui avrebbe avuto bisogno la popolazione della valle. Inspiegabilmente chi ha lanciato il referendum non l’ha tematizzato».

Dieci anni nell'Esecutivo, il lavoro non è mancato

Non sono di certo mancati anche i successi. «Abbiamo realizzato molte opere nelle diverse frazioni. La piazza a Cabbio, il piano viario di Bruzella e quello di Caneggio, che quando sarà ultimato nessuno rimpiangerà il precedente stato delle cose». Vittorie anche sul piano quotidiano: «La riorganizzazione dell’amministrazione. Abbiamo reso il Municipio più efficiente. C’è un magazzino comunale da fare e verrà fatto. E, infine, non vanno dimenticate le opere relative all’azienda acqua potabile».

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