Le persone dietro alle indagini, «curiosità, voglia di imparare, apertura al cambiamento e spirito critico»

«Mancano le risorse e gli effettivi. Soprattutto risorse di polizia. Servono più inquirenti. E dobbiamo osservare se le leggi sono ancora adeguate per quanto riguarda la lotta alla criminalità in tutte le sue forme». È quanto dichiarato alla fine di novembre dal procuratore generale della Confederazione, Stefan Blättler. In Ticino, dove il problema è altrettanto sentito, il reclutamento passa anche dal concorso (in scadenza il 29 aprile) per la Scuola di polizia per l’assunzione di aspiranti ispettori e ispettrici di polizia giudiziaria, coloro che – in sintesi – si occupano delle indagini. Truffe agli anziani con chiamate shock, infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti, criminalità digitale, reati legati alla sfera intima di minorenni. Dietro alle notizie che quotidianamente riempiono le pagine dei giornali, ci sono (anche) gli ispettori. Abbiamo intervistato il maggiore Thomas Ferrari, capo della Polizia giudiziaria.
Qual è il profilo ideale del candidato che la Polizia giudiziaria sta cercando oggi?
«Il profilo ideale ricercato oggi dalla Polizia giudiziaria unisce una solida formazione a competenze linguistiche e qualità personali ben definite. Per gli aspiranti ispettori/trici è richiesto un titolo di grado terziario (bachelor o master) oppure un diploma SSS. È inoltre indispensabile una buona padronanza dell’italiano e un livello almeno B1 nella comprensione e produzione orale in francese, tedesco e inglese. A fare la differenza sono però le caratteristiche personali: curiosità, voglia di imparare, apertura al cambiamento e spirito critico, fondamentali per operare in un contesto investigativo sempre più complesso e dinamico. Il contesto appena evocato così come i diversi ambiti di attività e la varietà di interlocutori costituiscono degli importanti fattori di stimolo. Lo stesso dicasi per le numerose opportunità di mobilità interna nel corso di tutta la carriera professionale in seno alla Polizia giudiziaria e, più in generale, al Corpo della Polizia cantonale».
Che cosa succede durante il terzo anno di pratica nella Polizia giudiziaria?
«Nel corso del terzo anno di pratica gli aspiranti ispettori hanno la possibilità sia di consolidare le nozioni apprese durante i primi due anni di formazione sia di completare la paletta di stage formativi nei vari Servizi che compongono l’Area della Polizia giudiziaria. Il fatto di seguire la formazione di base prevista per gli aspiranti gendarmi rappresenta un valore aggiunto per i candidati, i quali hanno modo di approfondire i vari aspetti della professione di agente di polizia sul piano nozionistico e pratico. Il percorso formativo in comune favorisce anche la creazione di una rete di contatti che risulta importante nella collaborazione fra le varie Aree della Polizia cantonale. Durante il terzo anno gli aspiranti ispettori completano il loro percorso formativo partecipando alla Scuola di Polizia giudiziaria (SPG), una formazione interna a tempo pieno della durata di tre mesi che si conclude con una sessione di esami che, se superati, danno accesso alla promozione al grado di ispettore. La SPG è frequentata anche da agenti attivi da almeno 3 anni in seno al Corpo, i quali – dopo il superamento di un iter di selezione interno e degli esami finali – possono passare alla funzione di ispettore».
Su quali ambiti si concentra la Polizia giudiziaria in Ticino?
«L’attività della Polizia giudiziaria copre un ventaglio molto ampio di ambiti e rispecchia la complessità crescente della criminalità odierna. Dalla cronaca emerge quasi quotidianamente come i fenomeni criminali siano sempre più articolati, spesso caratterizzati da un’elevata preparazione degli autori e da collegamenti che superano i confini cantonali e nazionali. In questo contesto, gli inquirenti si confrontano con realtà sempre più interconnesse, nelle quali la dimensione internazionale gioca un ruolo importante. Le indagini richiedono quindi non solo competenze investigative tradizionali, ma anche una forte capacità di collaborazione con autorità svizzere e straniere. Un elemento che incide in modo sempre più marcato su tutte le attività è la componente digitale. Oggi quasi ogni indagine presenta aspetti legati ai dispositivi elettronici, ai dati e alle comunicazioni online. Questo comporta, da un lato, la necessità di disporre di competenze tecniche specialistiche e, dall’altro, la gestione di volumi di dati in costante crescita, che devono essere analizzati in modo efficace per ricostruire i fatti. Dal punto di vista operativo, i principali ambiti di intervento dei Commissariati e delle Sezioni specialistiche comprendono: i reati violenti e contro l’integrità della persona, i reati contro il patrimonio, la criminalità economico-finanziaria, i reati legati agli stupefacenti, i reati commessi da minorenni, l’esercizio illegale della prostituzione e il cybercrime. Si tratta di settori molto diversi tra loro, ma accomunati da un crescente livello di complessità e dalla necessità di un approccio sempre più specializzato e coordinato. In questo contesto, la formazione continua rimane un elemento centrale: la criminalità evolve rapidamente e impone un regolare aggiornamento delle competenze. Oggi la Polizia giudiziaria può contare sia su agenti con una solida esperienza operativa maturata all’interno del Corpo, sia su specialisti provenienti dall’esterno, attivi in particolare nei settori tecnico-forense, economico-finanziario e informatico».
Che impatto ha la nuova strategia federale contro la criminalità organizzata?
«La strategia del Consiglio federale parte dalla constatazione che la criminalità organizzata, spesso attiva in più Paesi e dotata di importanti risorse, può essere contrastata solo attraverso un’azione coordinata tra diverse autorità, sia penali sia amministrative. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione, nell’ambito delle rispettive competenze, e sviluppare anche strumenti di prevenzione, così da rendere il territorio meno attrattivo per le organizzazioni criminali e la criminalità strutturata. L’impatto della Strategia sarà determinato dall’attuazione di misure che richiederanno un adeguamento del quadro normativo vigente a livello federale nonché dalla disponibilità di risorse adeguatamente formate presso le autorità federali e cantonali».
Le risorse sono sufficienti per combattere la criminalità organizzata?
«Si tratta di una questione che va affrontata su scala più ampia rispetto al singolo Cantone. In linea con la strategia federale, il problema richiede un approccio integrato tra i diversi livelli istituzionali. Le decisioni sulle risorse, sia umane sia tecniche, spettano alle autorità politiche sulla base delle analisi fornite dagli specialisti. Nel quadro attuale, l’obiettivo è ottimizzare l’efficacia dell’azione dello Stato, ad esempio lavorando in modo più proattivo sulle strutture criminali e intervenendo anche sul piano patrimoniale. Parallelamente, è importante sviluppare misure preventive, anche in ambito amministrativo. Le strutture criminali sono sempre più sofisticate, dispongono di risorse significative e non sono soggette agli stessi vincoli legali delle autorità. In questo senso, lo scambio efficace di informazioni – tra polizie e anche con le autorità amministrative – nonché la disponibilità delle risorse necessarie rivestiranno una valenza decisiva anche in futuro».
Come è cambiato il lavoro tra criminalità organizzata e terrorismo?
«La sfida principale è la capacità di adattarsi rapidamente a forme di criminalità in continua evoluzione, che spesso sfruttano i cambiamenti sociali e tecnologici. Lo sviluppo tecnologico, ad esempio, offre nuove opportunità ai cittadini ma anche a chi intende commettere reati. Per questo motivo, accanto all’attività repressiva, assume un ruolo sempre più importante la prevenzione, in particolare attraverso la sensibilizzazione della popolazione sui rischi. Anche il disagio sociale che caratterizza il contesto attuale influisce sulle attività dei nostri Servizi».
Quanto è importante lo scambio di dati tra polizie?
«È un aspetto cruciale. In un contesto sempre più interconnesso, poter disporre rapidamente delle informazioni rilevanti è essenziale sia per le indagini sia per la prevenzione. Lo scambio di dati non riguarda solo le forze di polizia, ma coinvolge anche le autorità amministrative. Un flusso informativo efficace è oggi una condizione indispensabile per contrastare una criminalità sempre più globale e versatile».
Un’indagine che l’ha segnata particolarmente?
«Le attività investigative portate avanti quotidianamente dagli agenti risultano impegnative e spesso richiedono anche sacrifici sul piano personale. Alcune possono risultare particolarmente toccanti dal punto di vista umano, il che rende difficile isolare un singolo caso. Un elemento che emerge con forza è l’importanza del lavoro di squadra: molte indagini raggiungono risultati grazie alla collaborazione interna al Corpo e alla cooperazione con i vari partner, in particolare il Ministero pubblico, la Magistratura dei minorenni e le altre forze di polizia in Svizzera e all’estero. Va inoltre sottolineato il ruolo fondamentale dei servizi di supporto, che operano spesso lontano dai riflettori, ma sono indispensabili per lo sviluppo delle attività di inchiesta».


