Ma quanto si vola a Lugano-Agno?

Lugano vola. No, non stiamo parlando dell’air show del settembre scorso, ma dei dati diffusi dall’Ufficio cantonale di statistica (USTAT). Ebbene, ad Agno nel 2024 sono stati registrati 20.835 movimenti. Una crescita netta, se non nettissima rispetto ai 18.730 dell’anno precedente.
Nel dettaglio, il trasporto aereo commerciale – ovvero il trasporto di persone o merci dietro remunerazione – è rimasto pressoché stabile, con 2.708 movimenti a fronte dei 2.740 del 2023 e dei 2.786 del 2022. Certo, siamo lontani dai numeri dei primissimi anni Duemila, quando c’era ancora Crossair e i movimenti sfioravano le 15 mila unità, ma i numeri, verrebbe da dire, sono confortanti. A maggior ragione se esaminiamo il trasporto aereo non commerciale o, se preferite, l’aviazione generale, che comprende l’attività di aeroclub e scuole di volo nonché i piccoli aerei privati. Nel 2024, Agno ha visto 18.127 movimenti: nel 2023 erano «solo» 15.990.
Nonostante il clima attorno agli aeroporti regionali non sia dei migliori, considerando la sforbiciata prevista nel piano di riequilibrio dei conti della Confederazione e il rischio, concreto, che vengano meno i fondi destinati a garantire la sicurezza del traffico aereo tramite Skyguide, Agno – appunto – vola. Il tutto mentre lo scalo di Magadino ha registrato un leggero calo, dal 2023 al 2024, in termini di movimenti assoluti: da 51.209 a 50.707.
Agno, è vero, ha conosciuto un calo di passeggeri. Lo scorso anno, infatti, erano 7.951, di cui 3.415 legati al trasporto commerciale e 4.536 al trasporto non commerciale. Nel 2023, invece, erano 8.857 e nel 2022 9.956. Limitandoci ai soli aeroplani, jet privati, il dato è di fatto in linea con gli anni scorsi e, in generale, all’era post-Swiss: 2.033 passeggeri nel 2020, 3.088 nel 2021, 3.882 nel 2022, 3.688 nel 2023 e 3.339 nel 2024, cui bisogna aggiungere 76 passeggeri che hanno optato per l’elicottero.
«Agno ha fatto di necessità virtù» ha commentato, a caldo, Filippo Lombardi, responsabile dell’aeroporto in Municipio a Lugano. «Non avendo, al momento, voli di linea lo scalo si è riorientato sull’aviazione business, oltreché sulla scuola di volo e l’elicotteristica». Una mossa, diciamo pure obbligata, che ha dato i suoi frutti. «Da un lato c’è domanda per voli privati, dall’altro abbiamo aumentato le tariffe aeroportuali. La Città, in questo senso, è contenta che da cinque anni di fila l’aeroporto chiude nelle cifre nere. Se sommiamo gli ultimi cinque anni, parliamo di due milioni di utili a fronte di un milione e poco più di investimenti. Sappiamo che il cammino è ancora lungo, ma quantomeno abbiamo saputo creare una base per poter presentare, prossimamente, in Consiglio comunale un messaggio sul futuro dell’aeroporto».
Nella mente di Lombardi, a partire dal 2027, c’è la tanto agognata collaborazione fra pubblico e privato. Eccola, la possibile soluzione ai paventati tagli della Confederazione. «Siamo, è chiaro, coscienti della minaccia che incombe sugli aeroporti regionali. E, pur lavorando per mantenere i sussidi, stiamo studiando alternative che ci permetterebbero di far fronte a un simile scenario negativo. Ne sapremo di più nei prossimi mesi, dopo la discussione parlamentare e, al contempo, dopo le verifiche delle alternative che stiamo svolgendo».
Detto che il controllo del traffico aereo è vitale per l’aviazione business, la presenza di Skyguide ad Agno in futuro sarebbe vitale anche nell’ottica di riattivare rotte di linea. La Lugano-Ginevra, per la quale qualcosa invero si è già mosso e sulla quale Lombardi, pur non sbilanciandosi, nutre più di una speranza: «L’aviazione regionale è in difficoltà, i costi fissi per piccoli aerei d’altro canto restano alti, mentre cresce la concorrenza di treni e autostrade. Swiss, sotto Lufthansa, considera gli aeroporti regionali un costo e per questo ha abbandonato Lugano. Il collegamento Lugano-Ginevra resta però essenziale per l’economia ticinese, ma senza compagnie svizzere disponibili serve aprire al cabotaggio estero, oggi vietato».
