Nodo intermodale alla stazione di Locarno, si guarda a nord

«Di certo, non sarà per domani. Né per dopodomani». Il sindaco di Muralto Stefano Gilardi è consapevole che i tempi di realizzazione del nodo intermodale alla stazione FFS di Locarno saranno tutt’altro che brevi, dopo che le urne - un anno fa - avevano sancito la bocciatura della cosiddetta variante 1A. Un progetto che intendeva migliorare il passaggio dell’utenza tra un mezzo pubblico e l’altro, tramite una nuova pensilina e una modifica della viabilità con il transito dei bus lungo viale Cattori e una pavimentazione di qualità. L’opera di oltre 16 milioni (finanziata dal Cantone), frutto di dieci anni di studi e giudicata necessaria, aveva trovato l’opposizione dei referendisti di «Salva viale Cattori», contrari al passaggio degli autobus nel «prezioso boulevard».$
Una prospettiva diversa
Già in autunno, i lavori, dopo il no di misura, sono ripresi. E se finora l’area a nord della stazione era tabù, ora la Delegazione delle autorità - presieduta proprio dallo stesso Gilardi - la vuole riconsiderare. «Guardo con favore al fatto che la procedura sia stata avviata dopo aver coinvolto i vari attori interessati», aggiunge Gilardi interpellato dal Corriere del Ticino. «È positivo che si cerchi un consenso il più ampio possibile. Inoltre, come Municipio, ribadiamo la nostra volontà di partecipare finanziariamente alle analisi. L’esigenza del nodo intermodale, poi, non esclude la nostra necessità di realizzare un autosilo con un parco soprastante, dalla metà della sua estensione e fino alla chiesa di San Vittore». La superficie appartiene alle stesse FFS e ora è occupata da un parcheggio a cielo aperto. Proprio lì, c’è in ballo anche l’introduzione di un quarto binario con relativo marciapiede, che permetterà di potenziare la capacità (e la frequenza) dei convogli.
Ma la rivoluzione sta proprio nel tornare a considerare, come detto, il parcheggio sul terreno delle ferrovie. «Se quella è davvero la direzione in cui si è deciso di andare, allora da parte nostra possiamo assicurare la piena collaborazione», rileva Gian Luigi Varini in rappresentanza del comitato «Salva viale Cattori», promotore del referendum che era stato accolto dai ticinesi e, in particolare, dai locarnesi nella votazione del 15 giugno 2024.
«Lo dicevamo dall’inizio»
E, ancora: «Il nostro obiettivo non è mai stato quello di contestare il nodo intermodale, bensì quello di sostenere un’infrastruttura che soddisfacesse le esigenze di tutte le parti coinvolte, dagli utenti dei mezzi pubblici ai commercianti e agli esercenti del comparto, senza dimenticare tutti i residenti. Lo scenario che ora si è deciso di approfondire - aggiunge Varini - è quello che abbiamo sostenuto sin dall’inizio».
Un processo partecipativo
«Se poi al nodo intermodale a nord della stazione FFS si affiancherà l’autosilo, come annunciato dal sindaco Stefano Gilardi, riteniamo che questa sia la soluzione ideale».
Ora, come ricorda un comunicato della stessa Delegazione delle autorità per il comparto della stazione di Locarno (delegazione presieduta dal sindaco di Muralto, Stefano Gilardi, Comune nel cui territorio sorge appunto la stazione), i giochi riaprono attraverso un percorso articolato in fasi parallele e integrate, che comprende un processo partecipativo aperto alle associazioni e ai portatori d’interesse, la raccolta e l’analisi dei dati sul fabbisogno di mobilità e di sosta dei diversi vettori e, non da ultimo, la verifica delle soluzioni sia dal punto di vista tecnico-ingegneristico, sia urbanistico.
«Superare le contrapposizioni»
Tra l’altro, fanno parte del citato gruppo anche la Città di Locarno, il Cantone, le Ferrovie federali, le Ferrovie autolinee regionali ticinesi e la Commissione intercomunale dei trasporti del Locarnese e della Vallemaggia.
Lo studio dovrà quantificare le esigenze e verificare nuovamente la fattibilità delle diverse ipotesi, anche se «grande attenzione sarà dedicata al percorso partecipativo, con l’obiettivo di superare le contrapposizioni emerse in fase referendaria, strutturare il confronto e consolidare un consenso informato attorno a un’opera prioritaria per la mobilità del Locarnese e per la valorizzazione di un comparto strategico, porta d’entrata della regione per pendolari e turisti, come anche punto di partenza per i residenti», si legge nel comunicato diffuso ieri. Tale processo coinvolgerà anche i referendisti. La Delegazione è ora in attesa delle valutazioni e delle proposte delle FFS, previste per l’autunno e indispensabili all’avvio coordinato delle fasi dello studio. Una nuova riunione è infatti fissata per ottobre, quando saranno definiti i primi passi concreti.
Il sindaco di Muralto, Stefano Gilardi: «Un processo lungo»
«Sull’argomento del nodo intermodale, parto da un punto che spesso genera equivoci: il Comune non è l’ente che lo progetta. Il sindaco, in questo processo, ha piuttosto un ruolo di coordinamento, una sorta di direttore d’orchestra, ma la progettazione non è di competenza comunale. Questo va chiarito subito», ha ribadito il sindaco di Muralto, Stefano Gilardi al Corriere del Ticino. «Detto ciò, guardo con favore al fatto che la procedura sia stata avviata dopo aver coinvolto i vari attori interessati. È positivo che si cerchi un consenso il più ampio possibile, pur sapendo che l’unanimità, nella pratica, non esiste. Resta comunque un passo importante aver dato voce ai diversi interessi in gioco. Va poi considerato un elemento concreto: l’area destinata al futuro nodo si è ridotta in seguito alla volontà popolare espressa. Questo dato di fatto incide inevitabilmente sulle possibilità di sviluppo del progetto e va tenuto presente in qualsiasi valutazione. Come Municipio, ribadiamo comunque la nostra volontà di contribuire. Non è solo una posizione di principio: partecipiamo anche finanziariamente agli studi, coprendone una parte significativa. Allo stesso tempo, rimane evidente un’altra esigenza sul tavolo, che non viene meno: quella di realizzare un autosilo. Le due cose non si escludono a vicenda. Anche se il nodo intermodale dovesse andare avanti, la progettazione del parcheggio resta attuale e necessaria. Per quanto riguarda gli spazi, la questione dipende in larga misura dalle ferrovie, visto che le aree sono essenzialmente loro. Su questo punto è ancora presto per trarre conclusioni definitive: bisognerà vedere come evolverà la situazione».
Infine, sui tempi, il nostro interlocutore invita a non farsi troppe illusioni: «Pensare a una realizzazione in una decina d’anni è, a mio avviso, già ottimistico. Si tratta di processi lunghi, complessi, e non è realistico aspettarsi cambiamenti rapidi nel breve termine. Meglio mantenere aspettative prudenti e restare con i piedi per terra. Insomma, non si farà domani. Né dopodomani».




