Lugano

«Polizia e sicurezza non sono dei cerottini»

La municipale Karin Valenzano Rossi replica alle parole del direttore del DFE ChristianVitta che aveva citato la Polizia unica come esempio di possibile misura di risparmio di una ventina di milioni: «È imprudente difendere un preventivo in difficoltà buttando là una cifra probabilmente incompleta»
© CdT/Gabriele Putzu
Nico Nonella
15.10.2026 06:00

«Sono sorpresa e preoccupata che un tema così delicato come la sicurezza sia finito nel tritacarne delle discussioni sul preventivo del Cantone, tra l‘altro nell’anno elettorale». A Lugano, le parole del consigliere di Stato Christian Vitta in occasione della conferenza stampa sui conti del 2027 non sono passate inosservate. E hanno destato più di una preoccupazione anche all’interno del suo partito, il PLR. A esprimersi così al Corriere del Ticino è infatti la municipale e capodicastero Sicurezza Karin Valenzano Rossi.

Il perché è presto detto: parlando della difficile situazione delle finanze pubbliche, il direttore del DFE ha affermato che nella prossima legislatura serviranno misure strutturali che per forza di cose scontenteranno qualcuno. Come esempio, Vitta ha citato la Polizia unica, che «consentirebbe un risparmio ipotetico di 20 milioni di franchi». D’altronde, le previsioni per le finanze cantonali sono tutt’altro che rosee e indicano un disavanzo d’esercizio di 98,5 milioni di franchi per il 2027, mentre il Piano finanziario 2028-2030 ipotizza addirittura cifre ben più pesanti negli anni successivi: 236 milioni di deficit nel 2028, 411 milioni nel 2029 e 460 milioni nel 2030. Inutile dire che Lugano, come già in passato, non vuole sentir parlare di Polizia unica. «Sembra l’ennesimo cerotto sui conti cantonali in agonia, senza invece una riflessione sulle priorità e sulle riforme strutturali», rileva Valenzano Rossi. Anche l’ipotetico risparmio non convince la municipale: «A noi è sempre stato detto che non esistono studi sulla polizia unica. Dalle informazioni che ho potuto raccogliere si tratterebbe di valutazioni numeriche fatte in passato sulla base del solo numero di effettivi, senza quindi considerare compiti, organizzazione, impatto sulle attività e altre conseguenze. La cifra potrebbe grossomodo corrispondere a 180/200 agenti. Che cosa significa? Ritengo imprudente difendere un preventivo in difficoltà buttando là una cifra che non sembra essere frutto di un’analisi approfondita».

L’impressione, conclude Valenzano Rossi, è che «si voglia di nuovo far passare alla cassa i Comuni, togliendo loro competenze. Gli investimenti dei Comuni già fatti negli anni andrebbero persi e, anzi, si ritroverebbero a pagare il conto di un servizio del Cantone il cui livello è tutto da accertare. La sicurezza, come dimostrato anche dai fatti di sangue di quest’estate, è un tema prioritario per i cittadini e non deve esser ridotto a un semplice cerottino finanziario».

Norman Gobbi: «È necessaria una struttura adeguata ai tempi»

Le parole di Vitta non sono passate inosservate neppure in Commissione Giustizia e diritti, dove sono tuttora pendenti due atti parlamentari sul tema Polizia unica: una mozione di Giorgio Galusero (PLR), ripresa dal collega Matteo Quadranti e un’iniziativa parlamentare depositata nel 2020 di Raoul Ghisletta (PS). «Dopo quanto dichiarato da Vitta e considerate le difficoltà finanziarie del Cantone, è opportuno e giusto approfondire, prima di esprimerci sull’ipotesi polizia unica. Per questo sentiremo Gobbi e se necessario anche Vitta», ha detto a laRegione la presidente della commissione, Cristina Maderni. Come noto, lo scorso aprile il Governo (allora la conduzione politica della Polizia era passata a Claudio Zali) aveva ritirato il progetto «Polizia ticinese» – che almeno nelle intenzioni avrebbe dovuto regolare la collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali – lasciandolo comunque sul tavolo insieme alle opzioni «Polizia unica» o status quo.

A questo punto, la Polizia unica è tornata ad essere un tema attuale? «La sicurezza dei cittadini rimane una priorità e dobbiamo interrogarci su come organizzarci al meglio per garantirla anche in futuro», risponde il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Il Ticino è il cantone svizzero con la maggiore densità di agenti di polizia in rapporto alla popolazione residente e la discussione sull’esigenza di una struttura adeguata ai tempi si protrae senza esito da anni». È quindi «fondamentale assicurare un impiego efficiente delle risorse, rafforzando il coordinamento, evitando sovrapposizioni e individuando possibili risparmi, senza compromettere la qualità e la capillarità del servizio», prosegue Gobbi. «Questo significa anche garantire una presenza efficace sul territorio, intervenendo laddove emergono situazioni di degrado e insicurezza. Penso, ad esempio, ad alcune zone delle nostre città, come le stazioni ferroviarie, dove la cronaca regionale segnala situazioni che meritano particolare attenzione. Sono obiettivi che, indipendentemente dalle posizioni favorevoli o contrarie al progetto di Polizia unica, dovrebbero essere condivisi da tutti».

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