Sotto la lente

Quel mosaico variegato che farà scuola

Bellinzona: il quartiere che sorgerà al posto delle Officine prevede contenuti di diversa natura – Verso il viale spazio alle abitazioni e alle attività alberghiere, commerciali e formative – Accanto alla ferrovia ecco il Parco dell’innovazione, gli uffici e forse i laboratori del Politecnico
© Rendering Città di Bellinzona
Alan Del Don
Alan Del Don
25.01.2023 21:30

«Fare architettura significa costruire edifici per la gente, università, musei, scuole, sale per concerti. Sono tutti luoghi che diventano avamposti contro l’imbarbarimento». Il futuro quartiere che sorgerà al posto delle Officine FFS di Bellinzona andrà nella direzione auspicata dall’architetto italiano Renzo Piano, «padre» dello Shard di Londra e del Centro nazionale d’arte e di cultura Georges Pompidou di Parigi, solo per citare due delle opere più conosciute al mondo. Siamo partiti dal suo pensiero perché calza decisamente a pennello con quello che vedrà la luce a due passi dal centro cittadino. La variante pianificatoria mantiene tutti i contenuti pubblici previsti, ma risulta ridimensionata rispetto al progetto urbanistico selezionato a fine 2020 dal Collegio di esperti («Porta del Ticino – Urban Living Lab», elaborato da un team interdisciplinare italo-svizzero e in seguito affinato) e scaturito dal mandato di studio in parallelo.

Le automobili «fantasma»

Attraverso l’articolo che state leggendo speriamo di aiutarvi a meglio «visualizzare» mentalmente le varie tessere che dal 2027 comporranno il variegato mosaico e, soprattutto, a capire dove andranno ad inserirsi. L’area di poco più di 100 mila metri quadrati, schematicamente, si può suddividere in tre fasce longitudinali. La più semplice da intuire è quella centrale costituita dall’Almenda (oltre 30.000 metri quadri), ossia lo spazio pubblico al quale dovranno rapportarsi le altre costruzioni. Il polmone verde si troverà di fronte alla storica «Cattedrale», l’altro fulcro del quartiere che accoglierà contenuti di carattere culturale, sociale e commerciale nonché esposizioni ed esercizi pubblici: «La diversificazione degli usi consentiti promuoverà la funzione di ‘magnete attrattore’ per la popolazione anche in relazione al contesto spaziale in cui si colloca».

Dietro l’attuale edificio in cui dal 1919 vengono effettuate le lavorazioni delle locomotive di vecchia e nuova generazione, verso nord, sorgeranno attività scolastiche e a scopo pubblico sui fondi che appartengono a Cantone e Città. Sul lato sud, proprio al margine dell’ampia superficie, è situato il cosiddetto «Padiglione della stazione carica batterie», risalente al 1906, che verrà rivalorizzato. Oltre al parcheggio pubblico coperto ci sarà inoltre la possibilità di ospitare dei commerci di dimensioni ridotte e dei servizi legati all’Almenda.

Quel patrimonio da tutelare

Verso viale Officina, quindi la lunga arteria che corrisponde alla strada cantonale, sui terreni di proprietà delle Ferrovie sorgeranno contenuti formativi, residenziali (almeno il 50%, per garantire la vitalità della zona), amministrativi, alberghieri e commerciali. Sui sedimi del Comune, per contro, ad ovest della «Cattedrale», vedranno la luce le cooperative d’abitazione intergenerazionali, attività a scopo pubblico e servizi sociali e sanitari di prossimità. Per questo specifico lotto sono comunque state ricalibrate le potenzialità edificatorie in virtù delle «reali aspettative» per i prossimi tre lustri. Vi sono poi tre edifici legati allo stabilimento industriale tutelati a livello locale secondo la Legge cantonale sui beni culturali. Si tratta, iniziando dall’alto, dello Stabile amministrativo e della forgia (entrambi inaugurati nel 1890) e, infine, della salderia datata 1944. «Trattandosi di edificazioni esistenti, la sfida consisterà nel riuscire ad adattare al meglio gli usi ammissibili alla tipologia edilizia e al contempo mantenere il valore ambientale e architettonico», si puntualizza nel Piano particolareggiato.

La tecnologia della SUPSI

Verso la ferrovia, invece, i due grandi sedimi cantonali sono destinati all’ubicazione del Parco dell’innovazione (minimo 25.000 metri quadri), di attività formative superiori (quindi universitarie e universitarie professionali: come la sede SUPSI, nella fattispecie i laboratori del Dipartimento tecnologie innovative) e degli uffici amministrativi incentrati prevalentemente sulla promozione economica. «Il ventaglio aperto delle destinazioni, senza maggiori specificazioni fra un lotto e l’altro, è inteso a garantire la necessaria flessibilità, considerato pure che non possono essere delimitate a priori in modo netto, rispettivamente che interazioni non solo devono essere ammissibili, ma rientrano nelle peculiarità proprie di simili attività», si legge nel Rapporto di pianificazione allegato al messaggio municipale. Un capitolo a parte merita, in conclusione, la cosiddetta Zona di mantenimento, verso sud, in corrispondenza dell’area a ridosso della scarpata ferroviaria.

Inizialmente le FFS avevano previsto delle costruzioni, ma in seguito (anche alla luce della situazione del mercato immobiliare e dei possibili sviluppi fra 15-20 anni) è stato deciso di posticipare la pianificazione a una futura variante di PR. L’ex regia federale, in pratica, potrà continuare ad utilizzare gli stabili senza però ampliarne i volumi. Il sogno è quello di poter, chissà, abbracciare i laboratori di ricerca del Politecnico federale di Zurigo. Contatti sono in corso da un biennio e la speranza, appunto, è che possano sfociare in una presenza extra muros del prestigioso ateneo. Un’altra rinuncia a livello edificatorio, visto che siamo in tema, riguarda il comparto di Pedemonte, inserito in zona ferroviaria.

La crescita demografica

Le tappe realizzative sono state studiate con attenzione affinché in ogni fase si possa creare uno spazio insediativo «compatibile con i ritmi di crescita che si possono prevedere, anche in considerazione che la Città (...) ha assistito negli scorsi anni ad un costante aumento di abitanti e la volontà politica è quella di continuare ad attrarne di nuovi, pure da fuori Cantone, anche grazie a progetti di portata strategica» come quello delle ex Officine, si specifica nel messaggio. Per la progettazione delle edificazioni - e questo varrà per ogni lotto - vige l’obbligo dei concorsi di architettura. Il costruito, per intenderci, dovrà necessariamente relazionarsi con l’Almenda e rispettare lo Standard costruzione sostenibile Svizzera (SNBS), fungendo cioè da modello dal punto di vista energetico ed ambientale.

L’edificazione della parte privata potrà avvenire solo a tappe vincolate. Cosa significa? Che sarà possibile «realizzare quella successiva soltanto dopo che la parte residenziale già edificata sarà stata occupata almeno in misura del 75%». Degli esperti (riuniti nella Commissione consultiva di verifica e supporto) seguiranno passo dopo passo lo sviluppo del Piano particolareggiato dell’innovativo quartiere per sincerarsi che il progetto sia sempre improntato alla qualità. A questo proposito la chicca, come vi abbiamo riferito nelle scorse settimane, concerne la rivitalizzazione del riale Riganella. Il corso d’acqua, che parte dalle pendici del Motto della Croce e si snoda per poco più di un chilometro, scorrerà per una lunghezza di quasi 350 metri. Verrà riportato a cielo aperto all’interno dell’Almenda.

Le altezze massime

Nel Regolamento edilizio sono state messe nero su bianco le prescrizioni per lo sviluppo ordinato del futuro quartiere. La premessa è che tutte le costruzioni dovranno rapportarsi all’Almenda. Si punta sulla densificazione, salvando così degli spazi liberi. La realizzazione dell’ambizioso progetto avverrà a tappe. Gli edifici che sorgeranno lungo viale Officina saranno alti fra i 16,5 e i 23,5 metri; la distanza minima fra gli stabili dovrà essere di 5 metri. Almeno il 50% della superficie sarà abitativa. Altezza di 16,5 metri anche per i contenuti scolastici a nord della «Cattedrale» e le cooperative d’abitazione ad ovest. Per gli uffici cantonali ed il Parco dell’innovazione la forchetta è compresa tra i 13,5 e i 23,5 metri.

La ricerca è il futuro

La variante sulla quale deve ora esprimersi il Legislativo non sarà l’unica. In prospettiva sono già state elaborate delle ipotesi di sviluppo che riguardano, in primis, la Zona di mantenimento. In questo senso si immaginano degli spazi destinati all’innovazione tecnologica e da destinare a laboratori di ricerca, come il Politecnico federale.

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