Rifiuta il CCL e viene licenziata: ora fa causa al datore di lavoro

Licenziata dopo cinque anni per aver rifiutato il nuovo contratto collettivo di lavoro siglato lo scorso anno tra l’organizzazione TiSin e l’associazione padronale Ticino Manufacturing. Una disdetta che la giovane ormai ex dipendente di un’azienda del Mendrisiotto ha ritenuto «abusiva» e per questo ha deciso di rivolgersi alla Giustizia. Il primo atto della vicenda è andato in scena ieri davanti alla Pretura di Mendrisio-Nord, ma il tentativo di conciliazione tra le parti è fallito dopo oltre un’ora di udienza. «È andata male», racconta al CdT il segretario regionale dell’OCST Giorgio Fonio, che rappresenta la giovane donna. «La controparte non ha minimamente tenuto in considerazione la vergognosa situazione nella quale ha ridotto la lavoratrice». «Noi – prosegue – chiediamo che il licenziamento sia ritenuto abusivo. Questa donna paga la colpa di aver rifiutato qualcosa di inaccettabile». Di tutt’altro avviso l’azienda, «che ha invece proposto di corrispondere alla giovane una cifra inferiore a un salario mensile».
Trattativa fallita
Trattativa fallita, dunque. E ora? «Andremo in causa», conferma ancora Fonio. Se ne riparlerà dunque ancora davanti al pretore e, nel caso in cui non fosse trovato un accordo, la palla passerà verosimilmente al Tribunale cantonale amministrativo. No comment, per ora, dall’azienda. Il suo avvocato ha fatto sapere a “la Regione” che non verranno rilasciate dichiarazioni sulla vicenda.
Prime bacchettate
Come noto, in questi mesi l’Ispettorato del lavoro ha svolto accertamenti sui contratti collettivi di TiSin e Ticino Manufacturing. Stando a nostre informazioni, sarebbero state riscontrate alcune irregolarità che avrebbero dato avvio a una serie di scambi, tutt’ora in corso, di complementi di informazione. Stando a quanto reso noto dalla RSI e da “la Regione”, una delle aziende che sono nel frattempo state sanzionate per infrazioni alla Legge sul salario minimo (vedi l’edizione dello scorso 22 giugno) è una delle imprese del Mendrisiotto che aveva sottoscritto il CCL targato TiSin e Ticino Manufacturing. In quel caso, TiSin non poteva essere considerato un sindacato in quanto non garantiva i necessari criteri di indipendenza e per lacune nella rappresentatività dei membri (del Comitato direttivo, all’epoca tutti imprenditori.Durante le verifiche, l’Ispettorato del lavoro avrebbe inoltre bocciato l’iter che ha portato alla sottoscrizione di un contratto collettivo ritenuto “non migliorativo” e non condiviso con le maestranze. L’azienda in questione dovrà ora pagare una sanzione amministrativa pari al 160% della differenza tra il salario versato e il salario minimo legale.
La riorganizzazione
Nel frattempo, dopo l’uscita di scena a metà maggio dei deputati leghisti Boris Bignasca e Sabrina Aldi – i quali avevano lasciato la carica di membro del comitato direttivo e vicepresidente – TiSin si è riorganizzato assumendo il nuovo nome di Sindacato Libero della Svizzera italiana, sempre però sotto la conduzione del presidente Nando Ceruso, e traslocando dalla vecchia sede in via Monte Boglia.


