Riforma delle ARP, presto in aula il primo passo per concretizzarla

Il tanto importante quanto tortuoso iter politico della riforma delle Autorità regionali di protezione (da tutti conosciute come «ARP») ha compiuto un altro significativo passo avanti. La parte della riforma riguardante gli aspetti organizzativi e finanziari, infatti, è pronta ad approdare in Gran Consiglio tra due settimane. La Commissione giustizia e diritti oggi ha sottoscritto il relativo rapporto che giungerà sui banchi del Legislativo a fine gennaio. Momento in cui – dopo il voto del Parlamento – si potrà finalmente dire che la riforma avrà superato perlomeno la proverbiale metà del guado.
Due «tronconi»
Come ricorderete, il principio della cantonalizzazione delle ARP e il loro passaggio dal modello amministrativo a quello giudiziario – con la creazione delle future Preture di protezione che sostituiranno le attuali ARP – era stato sancito dal Gran Consiglio e dal popolo nel corso del 2022. Poi, da quel momento, l’iter politico del dossier si era essenzialmente diviso in due «tronconi»: uno relativo alla creazione stessa delle Preture, alla loro organizzazione e al loro finanziamento; l’altro riguardante l’effettivo funzionamento delle Preture con la relativa legge che dovrà regolamentare nel dettaglio la procedura e l’attività delle nuove autorità giudiziarie.
Ora, sul fronte di questo secondo «troncone» il Governo ha licenziato il relativo messaggio nell’ottobre dello scorso anno che in questo momento è al vaglio della Commissione.
Il primo «troncone», invece, potrà dirsi sostanzialmente concluso proprio con il voto in Parlamento previsto tra due settimane.
Tra costi e risorse
Il rapporto sottoscritto in Commissione da tutti i partiti (relatori Sabrina Gendotti, Simona Genini, Daria Lepori, Alessandro Mazzoleni, Marco Noi e Roberta Soldati) andrà essenzialmente a sancire nella legge la creazione delle Preture di protezione, così come il loro nuovo assetto organizzativo e il loro finanziamento.
Nel rapporto, come vedremo, sono presenti almeno un paio di indicazioni di rilievo. La prima delle quali riguarda il «nodo» attorno al quale la stessa riforma si era incagliata per parecchio tempo in Commissione: il finanziamento. Su questo fronte si era infatti consumato uno «scontro» a distanza tra Cantone e Comuni, con questi ultimi a lamentare il fatto che, malgrado la «cantonalizzazione» della nuova autorità, gli Enti locali avrebbero dovuto continuare a finanziarne una parte. E questo anche perché, negli intenti iniziali, essa avrebbe dovuto essere neutralizzata tramite la riforma «Ticino2020», che nel frattempo si è però arenata. Ora, proprio per scongiurare il blocco della riforma, la Commissione ha proposto una fase transitoria della durata di due anni durante la quale i Comuni continueranno a pagare i costi finora assunti per il funzionamento delle ARP (circa 13,4 milioni), mentre il Cantone pagherà gli oneri aggiuntivi (pari a circa 6,2 milioni) legati all’introduzione della riforma. Va da sé che la commissione ha pure voluto precisare che al termine della fase transitoria il Cantone dovrà «assumersi integralmente il costo netto della riforma, quantificato in 19,6 milioni, neutralizzando lo stesso nella ridefinizione dei flussi con i Comuni».
Un altro aspetto rilevante evidenziato nel rapporto riguarda le risorse umane che saranno messe a disposizione per la riforma. Ebbene, a più riprese nel rapporto si sottolinea che il Governo dovrà essere quantomeno parsimonioso su questo fronte e che in ogni caso, a due anni dall’introduzione della nuova autorità, andrà effettuato un bilancio. Ma non solo. In un passaggio del rapporto viene pure chiarito che «la Commissione si oppone a nuove assunzioni, tenuto conto della difficile situazione delle finanze cantonali». E in tal senso i deputati chiedono al Consiglio di Stato di reperire all’interno dell’amministrazione le risorse necessarie.
Allo stesso tempo, però, nel rapporto viene pure chiesto al Governo di fare un passo in più per quanto riguarda l’auspicato potenziamento dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione (UAP) – che in estrema sintesi è l’autorità che esegue e monitora le decisioni delle ARP – quantificato in 15 unità in più per circa 1,7 milioni di franchi. Se il Governo avrebbe preferito procedere al potenziamento solo dopo la riforma delle ARP, la Commissione è dell’avviso che questo passo vada compiuto subito, perlomeno con un primo adeguamento (+10 unità) già dall’entrata in vigore delle nuove Preture.


