Riorganizzazione della Giustizia: si guarda di nuovo a Lugano

«La pianificazione logistica complessiva del comparto della Giustizia del Luganese (…) richiederà un certo lasso di tempo ai fini delle soluzioni definitive (oggi ipotizzabile nell’ordine di almeno una decade), rendendo quindi necessario, per quanto attiene all’implementazione delle Preture di protezione del Distretto di Lugano, la ricerca di soluzioni alternative che permettano l’entrata in funzione delle nuove Autorità giudiziarie cantonali». Firmato, il Consiglio di Stato. Insomma, per la logistica della Giustizia si prospettano tempi lunghi. Ma qualcosa, nel frattempo, si sta muovendo. Perlomeno per le Preture di protezione.
Da provvisorio a definitivo
Che la situazione logistica necessiti di una soluzione è noto da tempo. La questione è tornata sul tavolo del Governo dopo la bocciatura popolare, nel 2024, dell’acquisto dello stabile EFG in viale Stefano Franscini. In questi due anni si sono susseguite una grida per la messa disposizione di spazi, promossa da Norman Gobbi, allora responsabile politico del Terzo potere dello Stato, e in seguito il progetto di costruzioni «in proprio» del collega (oggi dimissionario) Claudio Zali. Quest’ultimo ipotizzava una nuova edificazione per il Palazzo di Giustizia, una soluzione provvisoria a Viganello e lo spostamento delle autorità inquirenti a Bioggio, ma è naufragato dopo il mancato accordo con la Città di Lugano per l’acquisto del comparto ex PTT e dopo i vincoli pianificatori dettati dal vicino aeroporto per il terreno malcantonese.
Rispondendo a un’interpellanza sul tema dell’organizzazione della Giustizia, la settimana scorsa, la consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti, che ha assunto la responsabilità ad interim insieme ai colleghi di Governo, ha spiegato che «nonostante il cambio di responsabilità politica, stiamo ancora approfondendo la questione dell’organizzazione logistica della giustizia nel Luganese per vedere se e come rilanciare questo dossier».
Ebbene, come detto qualcosa si è mosso. Il Consiglio di Stato ha infatti scritto alla Città di Lugano chiedendole (nuovamente) di mettere a disposizione degli spazi per la Giustizia, e meglio per le future Preture di protezione, le quali sostituiranno le Autorità regionali di protezione (ARP). Breve inciso: il 27 gennaio scorso il Gran Consiglio ha approvato la riforma in base alla quale si passerà, in sintesi, da un’autorità amministrativa (le ARP, appunto) a una giudiziaria, con la creazione di quattro Preture di protezione. La competenza non sarà più comunale ma cantonale e le nomine passeranno dal Parlamento stesso.
Nella missiva, datata 16 settembre 2026, il Governo ha rimarcato la necessità di trovare una nuova soluzione logistica già a corto termine per l’ARP 3 con sede a Lugano-Breganzona, «posto come l’attuale stabile non appare più adeguato a garantire le esigenze operative e funzionali dell’Autorità». In tale ottica, come illustrato il 12 marzo scorso ai rappresentanti dei Comuni sede delle attuali ARP in un incontro con il Dipartimento delle istituzioni, «a seguito dell’approvazione della riforma, sono state avviate le valutazioni sulla pianificazione logistica delle nuove Preture di protezione con la Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia». Gli approfondimenti sono tutt’ora in corso, «e potrebbero contemplare il mantenimento, anche a titolo provvisorio in vista di future ricollocazioni, degli attuali spazi confacenti di proprietà comunale oppure locati dai Comuni. Un’eventualità, quest’ultima, che sarà discussa e formalizzata puntualmente dal Governo con i Comuni sede interessati, nell’ottica di ricercare delle soluzioni condivise, anche in termini d’indennizzo da parte del Cantone». E non è neppure escluso che questi spazi possano diventare da provvisori a definitivi.
Considerato che, come detto in apertura, «la pianificazione logistica complessiva del comparto della Giustizia del Luganese, che integra anche le future Preture di protezione del Distretto di Lugano, richiederà un certo lasso di tempo ai fini delle soluzioni definitive (oggi ipotizzabile nell’ordine di almeno una decade)», s’impone «la ricerca di soluzioni alternative che permettano l’entrata in funzione delle nuove Autorità giudiziarie cantonali». In tal senso, «l’attuazione di una soluzione logistica a corto termine da parte della Città di Lugano per la sede dell’Autorità regionale di protezione 3 potrebbe quindi risultare funzionale e d’interesse per il Cantone ai fini dell’implementazione delle Preture di protezione, nello specifico per quanto attiene al Distretto di Lugano».
Di qui, dunque, la richiesta al Municipio di consentire alla Divisione della giustizia, d’intesa con la Sezione della logistica, «di interfacciarsi con i competenti servizi della Città di Lugano, in modo da approfondire gli ulteriori aspetti tecnici e finanziari del caso».
La palla all’Esecutivo
La palla passa ora all’Esecutivo cittadino. Il quale, negli scorsi anni, aveva proposto quale sede per il Terzo potere dello Stato la torre Est del PSE (dove traslocherà l’amministrazione comunale). Pure scartata l’offerta della partecipata Lugano Next SA, che aveva messo a disposizione alcuni blocchi dello stabile EFG in via Peri. Più di recente, invece l’infruttuosa trattativa per il terreno di Viganello. Insomma, sarà la volta buona?




