Lugano

Scontri in pensilina, la Città valuta la denuncia

Quanto avvenuto in centro la sera del Primo maggio preoccupa il Municipio, che non esclude una querela – Il sindaco Michele Foletti assicura: «Non resteremo passivi» – L’Esecutivo si aspetta un’inchiesta da parte delle autorità penali – Karin Valenzano: «Devono esserci sanzioni concrete»
© CdT/Gabriele Putzu
Nico Nonella
07.05.2026 06:00

La Città di Lugano sta valutando se sporgere denuncia per i disordini in pensilina del Primo Maggio scorso. «Non resteremo passivi», assicura il sindaco Michele Foletti, interpellato dal Corriere del Ticino. Per il Municipio, insomma, la misura è colma.

Reciproche schedature

Le due fazioni, con ogni probabilità legate alle tifoserie dell’hockey, ciascuna delle quali con un orientamento politico ben preciso, «si sono date appuntamento per darsele di santa ragione in mezzo alla città e spaventando altre persone». In questo modo, prosegue il sindaco, si è passato il segno. «Sia una settimana fa, sia in occasione delle manifestazioni in piazza e sia nel dibattito, che è diventato scontro». A preoccupare è anche la possibilità di un nuovo scontro, ossia che si possa arrivare a una “rivincita”. D’altronde, i segnali non sono incoraggianti: nei giorni immediatamente successivi agli scontri, entrambe le fazioni hanno continuato a provocarsi via social, arrivando addirittura a “schedarsi” a vicenda. Di qui, come detto, l’ipotesi di una denuncia (allo stato attuale, contro ignoti). L’Esecutivo attenderà verosimilmente i risultati degli accertamenti da parte di Polizia e Magistratura. A questo proposito, contattate dal CdT, le autorità penali non si esprimono sulla vicenda o su eventuali approfondimenti in corso. La politica cittadina, vista anche la presenze di possibili reati d’ufficio (ossia perseguibili senza una querela di parte), come per esempio – ipotizziamo noi – sommossa, violenza o minaccia contro le autorità oppure ancora impedimento di atti dell’autorità – si aspetta un passo deciso da parte di Polizia cantonale e Ministero pubblico. «Confido che, vista l’ipotesi concreta di reati perseguibili d’ufficio, la Magistratura proceda per assicurare che gli autori vengano sanzionati. Se questo tipo di dinamiche non si traducono in sanzioni concrete, il rischio di escalation aumenta in modo considerevole e il teatro di questi scontri diventano le piazze», rileva la municipale capodicastero Sicurezza, Karin Valenzano Rossi. Anche nelle file del Legislativo c’è chi auspica un intervento. Così Carlo Zoppi (La Sinistra): «I disordini in pensilina di venerdì sono un segnale preoccupante di escalation. Due teste spaccate con un rischio elevato che ci scappi il morto la prossima volta. Nessuna motivazione politica può giustificare atti di violenza organizzata gratuita. Dal momento che ci sono state delle identificazioni bisogna procedere con una denuncia e lasciar fare alla Magistratura il proprio lavoro. La politica deve restare all’interno dei binari civili/democratici e non tifare per una parte o l’altra».

Rischio escalation

Dalle parole del sindaco Foletti traspare preoccupazione per quanto successo la scorsa settimana. «La nostra società ha perso la capacità di discutere e dibattere e ha iniziato a urlare le proprie verità senza ascoltare gli altri. La violenza verbale genera violenza fisica e la politica, sia a livello globale che locale, non dà il buon esempio». Il timore è che i toni possano alzarsi ancora. «È chiaro che se va avanti così ci sarà un’escalation; le forze dell’ordine dovranno intervenire più duramente e dallo spray urticante si passerà ai lacrimogeni, agli idranti e ai proiettili di gomma. È questo che entrambe le parti vogliono? O cercano solo lo scontro», si chiede il sindaco. Certo, dietro a quanto successo può anche esserci del disagio sociale. «Dovremmo capire chi sono queste persone e aiutarle. Con i servizi della Città cerchiamo di esserci e di intervenire... Ma più che un sindaco preoccupato, per leggere quanto sta succedendo servirebbe un sociologo», conclude Foletti.

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