Disordini alla Pensilina, parla Valenzano Rossi: «Sì, siamo preoccupati»

«Faccio una premessa: saranno le indagini in corso a dire, esattamente, che cosa è successo». Una cosa, però, Karin Valenzano Rossi, capodicastero Sicurezza in seno alla Città di Lugano, può dirla: i disordini di venerdì sera in Pensilina, con il ferimento leggero di due persone, non sono legati a episodi di movida. Alla base degli scontri, come spiegato dal Corriere del Ticino, c'è una matrice politica – ieri c'è stato un corteo per festeggiare il Primo Maggio – o, meglio, ideologica. A trovarsi di fronte, insomma, sono state due frange agli opposti. «I fatti sono accaduti ai margini di una manifestazione, quella sì, tranquilla e legittima» ribadisce la municipale. «Ma gli scontri successivi sembrerebbero essere uno strascico di queste contrapposizioni e di posizioni, direi, polarizzate».
La storia, per certi versi, si ripete. Lo scorso ottobre, in occasione di una manifestazione antifascista non autorizzata, alcuni facinorosi vestiti di nero, incappucciati o con il volto coperto avevano preso di mira il corteo, inneggiando slogan di estrema destra e lanciando pure qualche oggetto pirotecnico. Parliamo di individui legati al mondo ultrà, come in questo caso secondo quanto raccolto dal Corriere. Il tema, per mesi, ha impegnato e non poco la politica. Il rischio di ulteriori contrapposizioni e scontri, d'altro canto, aveva portato il Municipio, fra le altre cose, a vietare la marcia «per la Patria e la remigrazione» organizzata dal Fronte nazionale elvetico, gruppo luganese schierato politicamente e ideologicamente a destra. «Il tema – ribadisce Valenzano Rossi – è proprio il rischio accresciuto di scontri».
Detto che il corteo del Primo Maggio era legittimo, il problema è quanto avvenuto ai margini della stesso. Scontri, spiega la nostra intelotutrice, avvenuti nel contesto di «polarizzazioni di opinioni» e che preoccupano, molto, il Municipio. «Sì, siamo preoccupati» riconosce Valenzano Rossi. «Lo siamo in generale, pensando alla violenza, ma lo siamo pensando che le idee possano portare a divergenze così gravi». Lugano, prosegue, è il polo urbano del Ticino. «È comprensibile, dunque, che proprio qui nascano e si sviluppino fenomeni che, peraltro, vediamo accadere anche in altri centri, come Zurigo, che ieri ha registrato diversi danni. E abbiamo visto che cosa è successo nelle città italiane il 25 aprile. Purtroppo, ogni occasione sembra essere buona per sfogare la propria violenza. Episodi, questi, che nulla hanno a che vedere con il legittimo esercizio dei diritti democratici».
Sui social, intanto, più di un utente-cittadino lancia l'allarme. E chiede, parallelamente, soluzioni. La Città, chiosa Valenzano Rossi, di certo non è rimasta e non rimane a guardare: «Il presidio attorno ai luoghi più sensibili era già stato accresciuto, basti pensare che ieri la Polizia, e la ringrazio, è intervenuta immediatamente scongiurando esiti più pesanti. Io, però, rivolgo un invito più grande ed esteso alla politica. E dico che è necessario abbassare i toni e di promuovere la polarizzazione a scopi elettorali. Lo vediamo ovunque, nel mondo, Ticino compreso. Lo dico perché le posizioni sempre più estreme portano a scontri verbali. Una forma di violenza. Non è militarizzando Lugano o vietando le manifestazioni che risovliamo il problema, anche se l'abuso della piazza, credo, finisce per svuotare di significato il diritto stesso di manifestare e porta all'esasperazione delle posizioni. Sia quel che sia, la politica si interroghi sui toni che vuole darsi». E faccia da esempio.



