Si profila il processo di appello per la rapina in centro a Lugano

La Corte di appello e revisione penale (CARP) di Locarno dovrà probabilmente scrivere un nuovo capitolo giudiziario sulla rapina alla gioielleria Taleda di Lugano dell’estate di due anni fa. Perlomeno per un paio dei suoi protagonisti principali. Come appurato dal Corriere del Ticino, la legale dell’imputato principale ha infatti chiesto le motivazioni scritte della sentenza di primo grado. Un passo necessario per eventualmente impugnare il verdetto.
Il 12 giugno scorso, per il colpo in centro città la Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta e completata a latere da Emilie Mordasini e Luca Zorzi e dagli assessori giurati aveva inflitto condanne dai 28 mesi per una correa che aveva avuto un ruolo tutto sommato marginale ai 14 anni comminati al capobanda, il quale era stato riconosciuto colpevole pure di tentato assassinio. Quest’ultimo, un 50.enne serbo, dovrà scontare 14 anni di carcere e nei suoi confronti era pure stata pronunciata l’espulsione a vita. Passando ai tre uomini che con lui avevano rapinato la gioielleria, a un 37.enne serbo erano stati inflitti 8 anni di carcere e 12 di espulsione; a un 48.enne croato 9 anni e 12 di espulsione; aun 36.enne serbo 6 anni e 10 di espulsione. Per quanto riguarda i tre correi che avevano fornito supporto logistico, a un 51.enne austriaco erano stati inflitti 5 anni di carcere; a un 34.enne albanese 4 anni e 8 mesi a a una 30.enne albanese 28 mesi, 14 dei quali da espiare (la donna è già stata scarcerata). Come detto, almeno per quanto riguarda il capobanda dovrà essere scritto un nuovo capitolo giudiziario.
Le difese hanno 10 giorni di tempo dalla sentenza per fare annuncio di appello e richiedere le motivazioni scritte. Una volta ottenute, hanno 20 giorni per confermare il ricorso alla CARP.
In primo grado, giudici e giurati avevano riconosciuto l’aggravante dell’aver agito come una vera e propria banda organizzata. Quanto all’accusa di tentato assassinio – che verrà contestata anche in Appello – la Corte delle assise criminali aveva rimarcato che «secondo una perizia agli atti, il 50.enne «ha verosimilmente provato a sparare» con la pistola che aveva puntato alla testa di uno degli agenti di Polizia che erano intervenuti sventando il colpo. «Con agghiacciante freddezza ha continuato ad arraffare il bottino (oltre 300 mila franchi; tutta la merce della gioielleria valeva invece circa 4 milioni, ndr) e voleva fuggire a tutti i costi, mostrando un estremo disprezzo per la vita umana», aveva argomentato Pagnamenta. L’accusa, lo ricordiamo, è rappresentata dal procuratore pubblico Simone Barca. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Elisa Lurati, Flavia Marone, Matteo Genovini, Stefano Stillitano, Pascal Cattaneo, Marco Morelli e Paride De Stefani.




