Viganello

Spazi per la cultura indipendente: apertura del Cantone sulla SAMS

Pubblicato lo studio del DECS sui bisogni di queste realtà: la richiesta si concentra principalmente nel Luganese – La scuola di sartoria è un’opzione concreta – Il Municipio lavora a un messaggio, ma per la fumata bianca si dovrà attendere
© CdT/Chiara Zocchetti
Nico Nonella
28.02.2026 06:00

Sì, la cultura indipendente è alla ricerca di spazi. E sì, la domanda si concentra soprattutto nel Luganese. A dirlo, nero su bianco, è il sondaggio promosso dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport nel 2024, anno della presentazione della Carta della Gerra. Il sondaggio ha permesso di allestire un rapporto che sintetizza bisogni delle realtà indipendenti e possibili spazi disponibili. I quali si concentrano soprattutto a Lugano.

L’incontro

Ed è proprio su questi spazi che la Città sta ragionando da due anni a questa parte. Il Municipio ha infatti individuato una serie di strutture da mettere a disposizione della cultura indipendente e il relativo messaggio da sottoporre al Consiglio comunale dovrebbe essere presentato nelle prossime settimane. Lo stesso conterrà anche una richiesta di credito di circa 300 mila franchi, che serviranno per adeguare gli edifici. Il tutto verrà sottoposto al Consiglio comunale per ottenere un consenso politico allargato. Oltre a varie proprietà comunali – come la parte rinnovata dell’ex Macello, il depuratore fuori servizio sul piano della Stampa, il vecchio deposito ARL di Viganello e alcune ex case comunali –, pensate piuttosto per le prove (e dunque per un impiego temporaneo), nell’elenco c’è anche l’ex scuola di sartoria SAMS di Viganello. Una soluzione per la quale la Città è da tempo in trattative con Bellinzona. E proprio nel rapporto pubblicato ieri il Cantone ha aperto a questa possibilità. Tra le misure puntuali, si propone infatti di «approfondire la possibilità di riconvertire l’edificio della SAMS (una volta che la scuola si trasferirà a Chiasso) in spazio da mettere a disposizione per la cultura indipendente». Un’apertura importante, soprattutto se si pensa che inizialmente il Cantone intendeva demolire la struttura. «Per la cultura indipendente sarebbe una soluzione benvenuta, in quanto diventerebbe un centro permanente di produzione e diffusione», rileva il vicesindaco e capodicastero Cultura, sport ed eventi, Roberto Badaracco.

Proprio venerdì, in concomitanza con la pubblicazione del Cantone, si è tenuto un incontro del gruppo di lavoro della Città, del quale fanno parte il Dicastero cultura, il Dicastero immobili e una mezza dozzina di esponenti della cultura indipendente. Per l’attesa fumata bianca bisognerà attendere: «Svolgeremo ulteriori approfondimenti su alcune richieste specifiche che ci sono state fatte», spiega Badaracco. Non va dimenticato che il dossier è strategico per la Città anche per un altro motivo: tra i requisiti per potersi proporre come capitale culturale elvetica (Lugano è in corsa insieme a Mendrisio e Locarno) sono comprese le iniziative a favore dell’offerta indipendente.

Il sondaggio

L’indagine del Cantone, curata dall’Osservatorio culturale dell’Ufficio dell’analisi e del patrimonio culturale digitale del DECS, si articola in cinque parti. La prima è un’analisi documentale sulle pratiche legislative e di sostegno agli spazi culturali indipendenti nei Cantoni e nelle Città svizzere, con un focus specifico sul concetto di utilizzo temporaneo degli immobili. La seconda include due sondaggi rivolti ai portatori d’interesse attivi nella produzione e nella diffusione culturale, elaborati in collaborazione con l’Associazione Idra e destinati a fornire una lettura trasversale aggiornata dei bisogni del settore. La terza riguarda la mappatura degli spazi inutilizzati di proprietà pubblica o parapubblica, avviata tramite una consultazione di servizi cantonali e comunali, estesa successivamente anche ad attori federali e a immobili privati segnalati dai Comuni. La quarta comprende un approfondimento sugli edifici industriali dismessi attraverso l’analisi di studi esistenti. Infine, la quinta parte comprende un’esplorazione di ipotesi progettuali legate a spazi temporanei destinati alla cultura indipendente, sviluppata tramite una collaborazione formativa con l’Accademia di architettura dell’USI. L’analisi comparativa – si legge – «mostra che la maggioranza dei Cantoni non contempla nei propri apparati legislativi indicazioni specifiche sulla gestione degli spazi per la cultura indipendente, mentre alcune città svizzere si sono dotate di strumenti più sviluppati, tra cui la messa a disposizione di locali a prezzi agevolati e la promozione dell’utilizzo transitorio». Sul fronte dei bisogni, i sondaggi sottoposti agli operatori della cultura indipendente ticinese – 53 rispondenti nell’ambito della produzione e 26 in quello della diffusione – evidenziano che la maggioranza degli interpellati è alla ricerca di uno spazio, con una concentrazione della domanda nel distretto di Lugano. Gli aspetti ritenuti prioritari nella scelta di uno spazio sono, in entrambe le categorie, i costi contenuti, la presenza di servizi di base e la buona accessibilità. La mappatura degli spazi inutilizzati ha censito, grazie alla collaborazione di Cantone, Comuni, Confederazione ed enti parapubblici, un ventaglio di edifici distribuiti sull’intero territorio cantonale, con particolare attenzione agli ex istituti scolastici e alle ex case comunali, che per le loro caratteristiche presentano un significativo potenziale di riconversione. L’analisi degli edifici dismessi nelle zone lavorative e miste – basata sullo studio del 2017 dell’Osservatorio dello sviluppo territoriale dell’USI – completa il quadro delle possibilità disponibili. Infine, la collaborazione con l’Accademia di architettura dell’USI ha introdotto la prospettiva degli spazi effimeri, intesi come costruzioni temporanee destinate ad attività culturali, quale possibile risposta alla carenza di luoghi stabili. Il rapporto si conclude con alcune proposte per una possibile evoluzione della politica pubblica in materia di spazi per la cultura indipendente. Le prime azioni concrete, «attualmente in fase di approfondimento e che necessitano in parte anche della collaborazione attiva di alcuni enti locali», verranno presentate pubblicamente dal DECS nei prossimi mesi. 

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