Mendrisiotto

Stanza del consumo, per ora non ce n’è bisogno

A Lugano il tema è tornato nell’agenda politica del Municipio; a Mendrisio e Chiasso la situazione degli hotspot dello spaccio del consumo di droga è sotto controllo – Si punta sulla presenza della Polizia nelle zone sensibili e sulla prevenzione
© Ti-Press/Francesca Agosta

In questi mesi, a Lugano si è riacceso il dibattito politico sull’introduzione della stanza del consumo anche in riva al Ceresio. A riportare il tema sotto i riflettori è stato anche il brutale pestaggio del 9 luglio scorso al Parco Ciani. Un’aggressione legata al mondo della droga e che vede indagate per tentato omicidio quattro persone, tre delle quali sono cittadini stranieri senza fissa dimora. L’idea, rilanciata dalla municipale Karin Valenzano Rossi proprio dalle colonne del CdT, questa volta sembra aver fatto più presa nell’Esecutivo luganese: nei prossimi giorni una delegazione si recherà a Coira, città che dallo scorso marzo ha aperto una stanza del consumo vicino allo Stadtpark, il fulcro della scena aperta della droga.

Al Corriere del Ticino, il capodicastero Formazione, società e cultura del comune retico, Patrick Degiacomi, ha confermato che grazie all’apertura di questa struttura è stato possibile contenere gli episodi violenti e contrastare l’affluenza di tossicodipendenti (e spacciatori) provenienti da fuori città. Un problema, quello della scena aperta e della violenza, che riguarda solo Lugano e il Luganese oppure che tocca anche il Mendrisiotto? E in che misura?

Lavoro di squadra

Partiamo proprio dal Magnifico Borgo, dove negli scorsi mesi sono stati segnalati episodi critici nell’area della Stazione FFS. «La zona continua a essere oggetto di particolare attenzione da parte della Polizia Città di Mendrisio, anche in collaborazione con la Polizia cantonale», rileva al CdT il capodicastero Sicurezza, Samuel Maffi. «Occorre però considerare la situazione nel suo complesso. L’area della stazione e le sue adiacenze rappresentano, come del resto accade anche presso altre stazioni del Cantone, un punto di convergenza di diverse problematiche legate al disagio sociale, che non possono essere affrontate unicamente attraverso strumenti di polizia. Accanto agli aspetti di sicurezza e ordine pubblico, sui quali intervengono le forze dell’ordine, vi sono infatti situazioni che richiedono anche risposte di carattere sociale e il coinvolgimento dei servizi e degli attori competenti in questo ambito». In ogni caso, le attività di controllo e di sensibilizzazione messe in campo negli ultimi mesi stanno dando riscontri positivi. «Naturalmente sarebbe irrealistico affermare che fenomeni quali il consumo o lo spaccio di sostanze siano stati eliminati, ma le operazioni svolte hanno permesso di conseguire risultati concreti e, non meno importante, di rafforzare la presenza e la visibilità della polizia in una zona particolarmente frequentata. L’intenzione è quindi di mantenere alta l’attenzione sulla stazione anche nei prossimi mesi», conferma Maffi.

Quanto al Parco Casvegno, prosegue il nostro interlocutore, «si tratta di una realtà che conosciamo e seguiamo da anni. Va però fatta una distinzione importante: la presenza di persone confrontate con problematiche legate alle dipendenze è inevitabilmente connessa anche alla particolare funzione sanitaria e sociale dell’area. Vi sono episodi di microspaccio, ma allo stato attuale non abbiamo elementi per parlare di un aggravamento significativo rispetto al quadro già noto. L’attenzione della Polizia resta comunque alta e vi sono contatti anche con la direzione dell’OSC».

Più in generale, l’impostazione scelta da Mendrisio è quella di mantenere sotto osservazione le zone nelle quali vengono segnalate situazioni problematiche e di intervenire, a seconda delle necessità, con attività preventive o controlli mirati. «Al tempo stesso, laddove le criticità siano riconducibili al disagio sociale, la risposta non può essere esclusivamente di polizia, ma deve necessariamente coinvolgere anche gli altri servizi e attori presenti sul territorio. Quando dalla popolazione, dagli enti o dai nostri stessi servizi emergono delle criticità, cerchiamo quindi di dare una risposta concreta, coordinata e, per quanto di nostra competenza, anche visibile».

Per quanto riguarda infine il caso di Genestrerio (dove a luglio era stata segnalata una situazione di degrado e spaccio), «eviterei di collegarlo direttamente alla situazione del Parco Casvegno», chiosa Maffi. «Vi sono stati degli accertamenti e delle attività investigative da parte delle autorità competenti, sui quali evidentemente non posso entrare nel merito. Non utilizzerei quindi quel singolo episodio per trarre conclusioni più generali sulla situazione dell’OSC o del Parco Casvegno».

Per adesso non è un tema

Spostandoci di qualche chilometro a sud la situazione non cambia: anche a Chiasso la situazione è sotto controllo e per ora non sono previsti interventi particolari. «A Chiasso e dintorni la situazione è sotto controllo e non desta particolari preoccupazioni», dice il capodicastero Sicurezza pubblica, Luca Bacciarini. «Qualora dovesse peggiorare, si potrebbe ragionare anche sulla stanza del consumo come una possibile soluzione». In passato il problema legato alla scena aperta c’era, ma ad oggi la situazione è molto migliorata grazie, da un lato, «al rafforzamento della presenza della Polizia nei punti caldi e, dall’altro, al potenziamento dei servizi che si occupano di prevenzione».

In questo articolo:
Correlati
Stanza del consumo a Lugano? «Sì, la consiglio vivamente»
Lugano deve far fronte anche ai tossicodipendenti e agli spacciatori che arrivano da fuori cantone – A Coira il problema, così come quello della scena aperta, è stato affrontato proprio con questa struttura – Il municipale Patrick Degiacomi esorta la Città a seguire l’esempio grigionese