Tollerare o intervenire? «Non una decisione facile»

Perché la manifestazione non è stata impedita, non essendo autorizzata? È una delle tante domande politiche alle quali il Municipio di Lugano, chiamato in causa da un’interpellanza della Lega e da un’interrogazione dell’UDC, dovrà dar risposta nelle prossime settimane. Per ora, la linea del Municipio e del sindaco Michele Foletti è «no comment». L’Esecutivo ne discuterà nella seduta di giovedì, dove verrà fatto un primo bilancio della giornata di sabato: presidio antifa in primis, ma anche, presumiamo, il ritrovo di alcuni manifestanti di estrema destra (riuniti sotto le sigle Active Club Helvetia e Schweizer Nationalisten, con il Fronte nazionale elvetico che ha smentito il proprio coinvolgimento) presso la sede scout di Pregassona, per il quale è pendente una denuncia per violazione di domicilio.
Si è preferito attendere
Il «piatto forte», politicamente parlando, sarà proprio l’intervento della Polizia. O meglio, il non intervento. Sabato pomeriggio, come noto, circa 300 persone hanno sfidato il «no» del Municipio e si sono presentate in piazza Manzoni per dire no al fascismo e in particolare per dimostrare la loro opposizione alla marcia per la remigrazione inizialmente programmata dal Fronte nazionale elvetico, che non avendo ricevuto l’autorizzazione dal Municipio ha poi fatto marcia indietro. Invece loro, i manifestanti riuniti sotto varie sigle e partiti (SOA Il Molino, Collettivo Scintilla, Extinction Rebellion Ticino, Collettivo R-Esistiamo, MpS e altri gruppi) – presenti in piazza anche alcuni deputati in Gran Consiglio, tra cui Pronzini e Marco Noi dei Verdi, ma si sono visti anche Maurizio Canetta del PS e Pino Sergi dell’MpS – hanno manifestato lo stesso. Anche quando la polizia ha intimato loro di allontanarsi e disperdersi pena l’uso di lacrimogeni e proiettili di gomma. Non sono stati momenti tranquilli quelli, perché nessuno sembrava muoversi dalle proprie posizioni. A conti fatti, l’intimazione della Polizia intervenuta a circa metà della manifestazione non è stata eseguita entro dieci minuti come annunciato ma si è preferito attendere, a patto che i manifestanti non si muovessero e si comportassero senza creare disordini. Cosa che è avvenuta fino al rompete le righe.
La «patata bollente»
Lega e UDC, come detto in apertura, hanno immediatamente chiesto lumi sul perché le forze dell’ordine non siano intervenute. Una decisione – precisazione importante: spettava all’ufficiale di polizia al comando – va detto, non facile in quanto tra i manifestanti erano presenti persone di tutte le età. «Sul campo è l’ufficiale di Polizia che sceglie se e come intervenire e presumo che sabato si sia confrontato con il Municipio», premette Giorgio Galusero, ex deputato del PLR e per quarant’anni nei ranghi della Polizia cantonale, dove ha ricoperto anche il grado di ufficiale. Non è una decisione facile – riconosce –; bisogna valutare i pro e i contro. Si cerca sempre di agire senza esacerbare più di tanto gli animi». Fatta questa premessa, Galusero rileva che «dal profilo dell’immagine verso i cittadini, quando c’è un ordine bisognerebbe farlo rispettare». Questo, prosegue, «per una questione di parità di trattamento nel caso di manifestazioni future, chiunque le organizzi. Se non si interviene mostrando risolutezza, passa il messaggio che tutto è permesso». Per Galusero, l’agire del Municipio è stato «poco incisivo» e, anzi, ha lasciato la patata bollente nelle mani della Polizia. Gli agenti, in questi frangenti, si trovano sempre sul filo del rasoio e per loro non è facile. «La colpa, qualsiasi decisione viene presa, ricade sempre su di loro...».




