Un urlo si alza dalla piazza: «FFS, rispettate il Ticino»

Il fronte è più compatto che mai. Si è rinsaldato progressivamente, anche nel corso della settimana con il coinvolgimento del Gran Consiglio. Ora è forte anche l’urlo. Un urlo che si è alzato dalle piazze e dalle strade. È quello della popolazione che si è riunita stasera a Chiasso, accogliendo l’invito a manifestare del comitato No allo smantellamento di FFS Cargo.
A sfilare lungo corso San Gottardo e verso il palco di Festate, davanti al Municipio, dove si sono tenuti gli interventi ufficiali, sono state circa duecento persone. Meno, a onor di cronaca, delle circa 400 che lo scorso agosto si erano riunite a Mendrisio. Ma tutte determinate a «urlare» la propria contrarietà ai cambiamenti annunciati dalle FFS, in particolare i tagli di 40 posti di lavoro nell’ambito della riorganizzazione del Traffico a carri isolati (tutti nel Mendrisiotto e Basso Ceresio), e alla rinuncia a 4 punti di servizio. E più in generale a manifestare opposizione alle politiche di centralizzazione delle FFS che starebbe portando a un progressivo abbandono del nostro cantone. Ma anche a rilanciare le rivendicazioni invocate dal Comitato, che ha chiesto alle FFS, oltre al mantenimento dei posti di lavoro e alla tutela dei lavoratori coinvolti, la compensazione dei servizi persi tramite la creazione in Ticino di altre attività chiave.
«Soluzioni dignitose»
A Chiasso non c’era solo il popolo. A schierarsi c’erano anche molte autorità, comunali e cantonali (e non è passata inosservata la presenza di Gianni Frizzo). A partire dalla consigliera di Stato Marina Carobbio, in rappresentanza del Governo che sin da subito non ha nascosto il proprio scetticismo nei confronti del progetto di FFS Cargo. «Le decisioni annunciate da FFS Cargo non sono semplici misure di riorganizzazione aziendale, sono un ridimensionamento concreto della presenza ferroviaria nel territorio del Canton Ticino – ha detto la consigliera di Stato –. Il Ticino non vuole essere periferia, ma parte integrante della Svizzera, anche in questo ambito. Per il Consiglio di Stato la salvaguardia dei posti di lavoro qualificati nel settore ferroviario e presso FFS Cargo è una priorità politica. È la ragione per cui sono qui oggi a sostenere con forza e convinzione la richiesta di garantire posti di lavoro e di trovare soluzioni dignitose per i lavoratori rivolte al futuro, affinché si riconosca nei fatti, nei fatti concreti, che il Ticino è un asset strategico del settore ferroviario con buone prospettive di lavoro». Poi la richiesta di sedersi a un tavolo, riservando una sedia al Governo, per discutere le possibili soluzioni per investire in Ticino e creare posti di lavoro: «Un tavolo di lavoro che deve coinvolgere FFS Cargo, i rappresentanti dei lavoratori, le autorità politiche federali e cantonali», ha detto Carobbio chiedendo «rispetto per i lavoratori e per il Ticino».
Di rispetto ha parlato anche il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni. Rispetto nei confronti di chi «negli anni ha dato un supporto notevole sotto forma di territorio, fedeltà, facilitazioni edilizie, eccetera», quindi il Mendrisiotto. Il sindaco ha rivolto una richiesta alle FFS da parte del Municipio: «Di perlomeno compensare questi posti di lavoro trasferendo nuove attività pregiate qui da noi nel Basso Distretto e soprattutto di massimizzare l’utilizzo della nostra struttura ferroviaria, appena rinnovata dalle stesse FFS».
Sul palco si sono succeduti anche rappresentati dei lavoratori delle FFS – Elia Agostinetti ha definito «arrogante» il modo di agire dell’ex regia federale – e del mondo sindacale. Luca Benato ha ad esempio posto l’accento sulla disparità di trattamento del Ticino da una parte, e del resto della Svizzera dall’altra. Ma è salito anche l’economista Christian Marazzi, che nel 2008 visse da vicino lo sciopero di Bellinzona (ed elaborò uno studio sul futuro delle Officine). «Quello che allora si stava mettendo in atto dal punto di vista delle FFS è quello che oggi, anche se con modalità diverse, si sta ripetendo», ha evidenziato. A permettere di «vincere» in quell’occasione è stata la «mobilitazione popolare. La resistenza ha impedito di licenziare, ha impedito delle misure che erano nella testa delle FFS». L’invito è tutt’altro che velato. Non per niente i promotori della manifestazione di Chiasso hanno già annunciato una nuova iniziativa, sarà il 31 agosto: un’assemblea popolare «per fare il punto sulle trattative e per dimostrare alle FFS che le marchiamo strette», ha concluso Agostinetti.



