Il caso

Una morte da chiarire e tanti interrogativi

La 19.enne del Luganese aveva partecipato ad un rave party non autorizzato a Roveredo, alla diga della Roggiasca, assieme ad un centinaio di giovani – «Un luogo isolato: anche con la musica a tutto volume nessuno sente nulla»
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Alan Del Don
Alan Del Don
28.11.2022 16:03

Un luogo che gli stessi abitanti di Roveredo definiscono «fuori dal mondo», ad oltre mille metri di altitudine, dove, stando a nostre informazioni, non era la prima volta che si svolgeva una festa non autorizzata. «Perché lì puoi mettere la musica a tutto volume ed in paese nemmeno ti sentono. Come è successo pure in questa occasione», afferma un cittadino interpellato dal CdT. Stavolta, oltre all’illegalità dell’evento, c’è purtroppo scappato un morto. Sebbene la Procura grigionese - allo stato attuale - non confermi il legame fra il decesso di una 19.enne del Luganese ed il rave party andato in scena nel fine settimana alla diga della Roggiasca (raggiungibile dopo 5-6 chilometri lungo una strada non facile da percorrere, soprattutto in questo periodo contraddistinto dalla poca luce solare), è oramai certo che la ragazza abbia partecipato alla manifestazione. Assieme a lei almeno un centinaio di giovani provenienti soprattutto dal Ticino.

Individuati sull’A13 a Lumino

Come il quartetto (due donne ed altrettanti uomini) che nel primo pomeriggio di ieri ha portato la 19.enne al Pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Bellinzona per poi dileguarsi. Sembrerebbe che non la conoscessero neanche ma che - alla luce delle sue gravi condizioni di salute e di fronte ai dubbi degli amici - hanno deciso che non si poteva più tergiversare. La giovane necessitava infatti di cure urgenti. Stava male, si reggeva a malapena in piedi. Sfortunatamente i medici del nosocomio della capitale non hanno potuto far nulla per salvarla; è morta dopo poche ore. Grazie al sistema di videosorveglianza dell’ospedale è stato possibile risalire rapidissimamente ai giovani che sono stati fermati a Lumino, sull’A13, prima delle 16, a bordo di una vettura immatricolata in Ticino diretta a nord. I ragazzi stavano tornando alla festa? Volevano invitare i partecipanti ad andarsene temendo il peggio per la 19.enne? Domande alle quali dovranno fornire una risposta gli inquirenti retici.

Verrà disposta l’autopsia?

Inquirenti le cui bocche, al momento, sono cucitissime. L’attenzione è focalizzata principalmente sul chiarimento delle circostanze del decesso della ragazza, diplomatasi al Centro scolastico per le industrie artistiche di Lugano e ricordata con affetto sui social da amici e conoscenti. Verosimilmente il Ministero pubblico disporrà l’autopsia. Secondariamente si dovrà stabilire chi ha organizzato il rave party o se i giovani si sono trovati nel paese bassomesolcinese dopo essersi dati appuntamento attraverso delle piattaforme online e/o dei siti Internet specializzati, come succede spesso in questi casi. Quando cioè si svolge una manifestazione non autorizzata; non a caso, come detto, è stato scelto un luogo molto isolato dal villaggio bassomesolcinese. Lontano da occhi e, in particolare, orecchie indiscrete. Nulla viene pubblicizzato e ci si affida al tam tam virtuale, al passaparola.

Attimo per attimo

Terzo, andrà ricostruito minuto per minuto cosa ha fatto la ragazza (che non era la prima volta che partecipava a delle feste simili) durante l’evento; a questo proposito nelle prossime ore verranno ascoltati i suoi amici ed eventuali testimoni nonché i familiari. Sono state consumate sostanze nocive alla salute? Chi le ha portate? Perché la giovane non è stata condotta all’ospedale già sabato sera (visto che, a quanto sembra, non stava benissimo) e si è aspettato domenica pomeriggio? L’inchiesta aperta dalla Procura grigionese, dunque, dovrà far luce su questi ed altri aspetti per chiarire una morte che ha scosso due Cantoni. Nessuno, allo stato attuale, risulta comunque indagato.

Il giallo del 2016

Non è purtroppo la prima volta che la Mesolcina è teatro di eventi sopra le righe. Il 23 luglio 2016 un 28.enne austriaco, residente nel canton Zurigo, che stava partecipando ad una manifestazione autorizzata dedicata alla musica elettronica a Lostallo, aveva perso la vita in circostanze sospette. L’uomo era improvvisamente precipitato da un cavalcavia sull’autostrada A13 ed investito da un’automobile diretta verso sud. Nel luglio 2010, invece, durante un goa party sempre nella campagna di Lostallo e sempre consentito, erano state denunciate 15 persone (soprattutto giovani) per consumo di droga ed alcol.
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