Il caso

Topolino è di tutti! Ma occhio alla «potenza legale» Disney

Un celebre cortometraggio animato con il personaggio simbolo dell'azienda statunitense nel 2024 sarà di pubblico dominio in molti Paesi – In Svizzera, tuttavia...
Francesco Artibani è fumettista sceneggiatore e ha iniziato a lavorare proprio per Disney, con cui ancora oggi collabora
Jona Mantovan
31.12.2022 17:00

«Liberate Topolino!», ma questa volta non è solo un motto da gridare per le strade (e in passato è successo per davvero). No, questa volta il topo più famoso del mondo sarà liberato per davvero. O perlomeno i diritti del cortometraggio animato Steamboat Willie, del 1928. Il primo a essere distribuito con protagonista lui, il simbolo della Disney. La notizia, come peraltro ampiamente prevedibile, ha fatto il giro del mondo: quell'opera divenuta iconica, dal 2024, diventerà di «pubblico dominio» e, quindi, di tutti. A dire la verità, però, il canale ufficiale YouTube da anni permette di vedere la pellicola nella sua forma integrale. La regola vale per molti Paesi, tuttavia in Svizzera sembra che le cose stiano diversamente. «La protezione dura fino a 70 anni dopo la morte dell'autore – spiega al Corriere del Ticino Sabrina Konrad, dell'Istituto Federale della proprietà intellettuale –. I creatori del personaggio originale di Topolino sono Walt Disney, deceduto nel 1966, e Ub Iwerks, deceduto nel 1971. La protezione del diritto d'autore del Topolino originale scadrebbe quindi in Svizzera alla fine del 2041. Questo vale anche per Steamboat Willie, disegnato dagli stessi due autori».

Capito? Dovremo aspettare ancora un po', quindi. Ma c'è un altro esperto che avverte: «Stiamo parlando di un colosso dell'intrattenimento, dubito che si facciano scippare il simbolo dell'azienda da sotto il naso». Ad affermarlo, dalla sua casa a Roma, è Francesco Artibani. Cinquantaquattro anni, da una vita nel mondo dei fumetti e dell'animazione, conosce molto bene la materia o, meglio, il personaggio. 

Guarda il video – «Topolino è di tutti? Occhio, Disney è una potenza legale»

L'azienda statunitense oggi è un gigante dell'intrattenimento e nel corso degli ultimi anni si è accaparrata interi universi narrativi, dalla Pixar a Guerre Stellari, dalla Marvel a Indiana Jones, persino I Simpson o National Geographic. Sulla piazza, insomma, rimane ben poco al di fuori della «Grande D». Da sempre molto attenta alla protezione dei suoi diritti, anni fa fece rimuovere una serie di murales da un asilo in Florida. Nel 2020, poi, un'affiliata aveva fatto pagare 250 dollari a una scuola elementare per aver proiettato Il Re Leone senza autorizzazione. La tempesta mediatica che ne seguì fu così intensa che il numero uno della Disney, Robert Iger, si scusò.

Dal 2007, uno spezzone dell'animazione di Steamboat Willie fa da «copertina» a tutti i film realizzati dalla casa, come Frozen e Encanto, rafforzando così l'associazione del vecchio personaggio con l'azienda, la quale non poteva sottrarsi alla vendita di prodotti legati a quella prima produzione tra cui calzini, zaini, tazze, adesivi, magliette e altri oggetti da collezione. «Sin dalla prima apparizione di Topolino nel 1928, le persone hanno associato il personaggio alle storie, alle esperienze e ai prodotti autentici della Disney», scrive l'azienda in un comunicato. «Questo non cambierà quando il copyright di questo titolo scadrà. Naturalmente, continueremo a proteggere i nostri diritti sulle versioni più moderne di Topolino e su altre opere che rimangono soggette a copyright, oltre a lavorare per salvaguardare la confusione dei consumatori causata da usi non autorizzati di Topolino e degli altri nostri personaggi iconici».

Walt Disney si vide sottrarre il suo primo personaggio, Oswald il coniglio. Ha dovuto inventare un nuovo personaggio. E si dà il caso che questo, alla fine, fosse proprio Mickey Mouse, Topolino

Dall'inciampo al successo

«Dubito che allo scadere dei diritti la gente comincerà a pubblicare storie in proprio di Topolino – dice ancora Artibani –. Il diritto d'autore è una materia complicata ed è probabile che le singole componenti del personaggio siano state registrate. Penso alle orecchie, o i pantaloncini... Tempo fa, lavorando su alcuni personaggi che credevo fossero di dominio pubblico, avevo scoperto una società che in realtà aveva registrato una serie di elementi che erano, quindi, ancora coperti dal diritto d'autore». 

Tutta questa ossessione e questa cultura della protezione della proprietà intellettuale, secondo Artibani, potrebbe essere derivata da uno spiacevole inconveniente, accaduto proprio a Walt Disney agli inizi della sua carriera, quando Topolino non esisteva ancora. All'epoca, infatti, aveva sviluppato Oswald, il coniglio fortunato, insieme al suo gruppo. «Ha dovuto inventare un nuovo personaggio per rimpiazzare il coniglio che gli era stato sottratto dal distributore. E si dà il caso che questo, alla fine, fu proprio Mickey Mouse, Topolino. Ma sia chiaro, non posso che essere un sostenitore di un diritto che tuteli gli autori». 

Secondo lo scrittore, il punto oggi è un altro. «Dopo la crisi degli anni Ottanta, questa azienda oggi è diventata in un certo senso qualcosa di spaventoso, se vogliamo. Non per fattori economici o del diritto d'autore, ma per l'influenza sulla cultura occidentale, e non solo, di questo secolo. Non dico che sia una cosa così preoccupante, però non la trovo sanissima. Insomma, la guardo con attenzione». 

Per me, il migliore resta quello classico disegnato da Floyd Gottfredson dagli anni Trenta fino ai Settanta. Un personaggio spontaneo come quello di Steamboat Willie. Spericolato, incosciente, un ragazzino

Positivo, solare. Un buon esempio

L'autore riflette poi sull'evoluzione del personaggio, oggi molto differente rispetto ai primi disegni e allo spirito di quello del «battello a vapore». «È un personaggio positivo, solare. Uno lo vede anche come una sorta di buon esempio, perché rappresenta tante cose in cui ci si ritrova. È gentile, attento, generoso... E, per me, il migliore resta quello classico, disegnato da Floyd Gottfredson dagli anni Trenta fino ai Settanta. Un personaggio spontaneo come quello di Steamboat Willie. Spericolato, incosciente, un ragazzino che non è ancora maturo. Una sorta di topo di campagna che si scatena. Fa cose sconsiderate, incoscienti. Ma lo fa con l'incoscienza dei ragazzi. Poi cresce e diventa una persona più ponderata e pacata. Ma questa evoluzione non spegne la sua curiosità, il suo entusiasmo, la sua energia».

Secondo Artibani, la tradizione fumettistica italiana tra gli anni Sessanta e i Settanta ha spostato il baricentro verso un modo di essere più borghese, forse più antipatico. «Ma è un problema italiano, che poi purtroppo ha influenzato il personaggio in tutto il mondo, perché le storie che si leggono a livello globale sono per la maggior parte prodotte in Italia. Abbiamo questo tutore della legge, questo detective a tempo pieno, che ha un po' perso quello slancio folle che ha avuto per tanti anni». Uno slancio che, in realtà, è compensato dal resto del comparto disneyano. Da Pippo a Pluto, passando poi per l'universo dei «paperi» con Paperino, Paperina, i nipoti Qui, Quo e Qua...

Topolino è un personaggio troppo importante per la Disney, troppo intoccabile per tornare a fare lo spericolato avventuriero che guida un battello sul fiume, o che vola con un aeroplanino scassato insieme a Minnie

Un Topolino quasi «per adulti»

«Alla fine degli anni Novanta abbiamo voluto sperimentare qualcosa di nuovo – racconta l'esperto, facendo riferimento al mensile Mickey Mouse Mystery Magazine, progetto a cui Artibani aveva lavorato –. L'intenzione era dare a Topolino un'altra veste e trasformarlo in un detective più realistico, portandolo in un'altra città molto più aggressiva: c'erano criminali veri, politici corrotti, funzionari statali che trafficavano in cose losche, una rappresentazione del crimine che Topolino combatteva molto più realistica». Il prodotto, però, ottiene una reazione tiepida. «Alla maggioranza non è piaciuto. Il pubblico più affezionato non si ritrovava in un Topolino che viveva in una città troppo simile a quelle rappresentate nei film per i grandi. Mancava quella serenità che Topolino porta nelle storie, anche nelle azioni più tese».

L'esperimento, dopo 13 numeri, chiude. Ma per Artibani e per il resto della squadra che ci ha lavorato si è trattato di una grande palestra, con sperimentazioni creative molto interessanti. Il fatto di aver portato un personaggio come Topolino al suo estremo, tra gli addetti ai lavori, non può che essere motivo di rispetto. «Ma Topolino è un personaggio troppo importante per la Disney, troppo intoccabile per tornare a fare lo spericolato avventuriero che guida un battello sul fiume, o che vola con un aeroplanino scassato insieme a Minnie. È cambiato anche il pubblico, anche i più giovani, i bambini, non lo vedono più come un loro pari, come un loro amico. No, lo vedono come un personaggio positivo, ma lontano».

Hanno prodotto nuovi cortometraggi. Però hanno cambiato lo stile. È un bell'esperimento. Ma non stiamo parlando di un'opera importante come un lungometraggio

La magia dei classici

Francesco Artibani non è un estimatore dei rifacimenti. «È difficile ricostruire la magia che c'era nei cartoni classici, di quell'epoca», dice. Ma sottolinea come quello spirito sia sempre alla portata di tutti. Grazie alle piattaforme digitali, poi, è possibile fruire dei fumetti e dei cartoni animati originali. «Ci sono oltre quarant'anni di materiale... Certo, hanno prodotto nuovi cortometraggi. Però hanno cambiato lo stile, hanno strizzato l'occhio alle nuove tendenze dell'animazione. È un bell'esperimento. Ma non stiamo parlando di un'opera importante come un lungometraggio, come ad esempio era stato Fantasia, tra l'altro rifatto più avanti, ma quando il personaggio era già diventato troppo ingombrante».

Occorre evitare in tutti i modi di rimanere schiacciati dalla nostalgia, che è il male dell'intrattenimento. C'è un continuo riproporre qualcosa del passato, e questo non va bene

Partire dalle basi

E un ripristino forzato? Una ripartenza? «Non mi interesserebbe –dice l'esperto –. Non può essere questa la strada. Quei classici devono rimanere lì, non devono essere né cancellati, né rinnegati, né dimenticati. Ma su quelle basi si deve costruire per andare avanti. Come abbiamo fatto per un progetto che riguarda i festeggiamenti del centenario della Walt Disney Company, nel 2023. Mi sono state commissionate la realizzazione di alcune storie. Siamo partiti da otto classici dell'animazione di Topolino, e abbiamo reinventato ogni storia proiettandola nel futuro, perché questo è il messaggio che si vuole dare: costruire sui classici. Evitando in tutti i modi di rimanere schiacciati dalla nostalgia, che è il male dell'intrattenimento. C'è un continuo riproporre qualcosa del passato, e questo non va bene».

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