«Tragedie simili lasciano un senso profondo di smarrimento»

È tutto il cantone ad essere attraversato dal dolore. Lancinante. Acuto. Oggi il Ticino si è svegliato con un silenzio diverso. La tragedia consumatasi nella vecchia centrale idroelettrica del Ritom a Piotta ha sconvolto l’intera comunità. Oltre alla sofferenza per la morte del 55.enne operaio del Luganese (da oltre tre decenni alle dipendenze dell’Azienda elettrica ticinese, era ritenuto uno dei più esperti) e dell’apprendista altoleventinese di 18 anni restano le molte domande, il cordoglio e un Paese che fatica a fare i conti con quanto è accaduto.
Una ferita profonda. Il tempo è sospeso. L’inchiesta coordinata dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni dovrà far luce sulle cause dell’esplosione così da poter fornire, il prima possibile, delle risposte ai familiari, agli amici e ai colleghi che stanno piangendo le vittime dell’infortunio sul lavoro capitato ieri mattina.
Lavoravano al nuovo impianto
La Polizia scientifica ha effettuato, per ore, i rilievi del caso che consentiranno di ricostruire la dinamica, chiarire cosa è successo ed accertare eventuali responsabilità. Innanzitutto andranno determinate origine e cause della deflagrazione: dove è partita, quale materiale o apparecchiatura (un guasto? Un cortocircuito?) l’ha provocata e la sequenza degli eventi. Come abbiamo riferito oggi, sembrerebbe che al momento dell’esplosione i due operai si trovassero in un cunicolo che collega la vecchia centrale a quella in costruzione, sul cui cantiere erano impegnati. La Procura - abbiamo appreso - verosimilmente si affiderà a degli specialisti per elaborare una perizia tecnica in grado di dettagliare l’analisi dei reperti, dei materiali e degli impianti danneggiati. Per stabilire, insomma, cosa è accaduto e perché.
Vi sono inoltre da prendere in considerazione - ai fini della delicata inchiesta - le testimonianze dei colleghi delle vittime ed eventuali comunicazioni radio e/o telefoniche che possano permettere di ricostruire i minuti precedenti il dramma. I tecnici dell’Azienda elettrica ticinese presto potranno entrare nella struttura per accertarsi dei danni. Che sono ingenti. Impossibile, allo stato attuale, fare una stima.
Solidarietà verso le famiglie
«Tragedie come quella del 2001 e della centrale del Ritom lasciano un senso profondo di sconforto nella popolazione. Si crea un senso di smarrimento. In questo momento c’è una grande solidarietà nei confronti dei familiari delle vittime, in quanto sono drammi che toccano la comunità, soprattutto quando a perdere la vita purtroppo è un giovane, come nella fattispecie». Mauro Chinotti, ex sindaco di Airolo, sa bene quanto sia molto difficile superare una disgrazia. Il 24 ottobre 2001 l’ha vissuto in prima fila. Quel giorno si verificò l’incidente più grave nella storia della galleria del San Gottardo. Scontro frontale tra due camion. Le fiamme. L’esplosione. L’incendio. La temperatura raggiunse i 1.200 gradi. Morirono 11 persone.
Le ferite e le lacrime
«I due incidenti non possono ovviamente essere messi sullo stesso piano, sia chiaro. Se non per il fatto, appunto, che entrambi hanno lasciato e lasceranno ferite che non potranno essere rimarginate. Dei vuoti incolmabili», puntualizza il nostro interlocutore. Come può, una comunità, rialzarsi? Riprendere la vita di prima? «Bisogna cercare di metabolizzare l’accaduto. Ma è durissima, se non addirittura impossibile. Nel caso della tragedia avvenuta nel tunnel autostradale vi sono immagini devastanti che porterò sempre con me. Adesso, ribadisco, occorre in primo luogo stare vicini alle famiglie colpite dal dramma. Non vanno lasciate sole».



