Vaiolo delle scimmie: la nuova variante più contagiosa è ormai predominante in Svizzera

In Svizzera il vaiolo delle scimmie (Mpox) di clade Ib, la nuova variante più contagiosa, è ormai predominante. È quanto fa sapere, da noi contattato, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Dall'inizio dell'anno, infatti, 19 dei 32 casi segnalati riguardavano proprio la nuova forma del virus. Non è però dato sapere in quali cantoni risiedono le persone che hanno contratto la malattia perché «per ragioni di protezione dei dati, il Governo federale non è attualmente in grado di fornire informazioni geografiche». Detto altrimenti: allo stato attuale non è possibile sapere se in Ticino sono stati segnalati casi di clade Ib. Per trovare una risposta a questa domanda il Corriere del Ticino si è quindi rivolto all'Ufficio del medico cantonale che però non è stato in grado di fornire cifre prima della pubblicazione dell'articolo.
Nessun allarme
I numeri comunicati dall'Ufficio federale della sanità pubblica, comunque, per ora non destano preoccupazione. «Il numero totale di casi per il 2026 è sostanzialmente in linea con quello registrato l'anno scorso nello stesso periodo e resta nettamente inferiore a quello del 2022, anno in cui in dodici mesi furono segnalati 552 casi», fa sapere l'UFSP. La novità, insomma, è che oggi il virus di clade Ib è predominante nel nostro Paese, «mentre nel 2025 era stato segnalato solo un caso di questa variante».
Attualmente, dunque, un ritorno a una situazione simile a quella di quattro anni fa sembra poco probabile. «Non è possibile prevedere l'evoluzione di questo focolaio, ma la situazione è diversa da quella del 2022, soprattutto grazie alla vaccinazione contro l'Mpox disponibile per le persone a rischio», spiega l'Ufficio federale della sanità pubblica. Non è insomma il caso di lanciare l'allarme. «L'UFSP è in contatto regolare con i Cantoni: attualmente non c'è alcun motivo di preoccuparsi per l'Mpox».
Tra importazione e circolazione endemica
Ma come è arrivato il clade Ib nel nostro Paese? «Il primo caso dichiarato in Svizzera risale al 2025 e concerne un cittadino elvetico infettatosi in Africa», fa sapere l'Ufficio federale della sanità pubblica.
Diverso è invece il quadro per l'anno in corso. «I casi segnalati nel 2026 di clade Ib sono il risultato di nuove importazioni e di un inizio di circolazione endemica di questa forma del virus», chiarisce l'UFSP.
L'identikit
Il virus Mpox appartiene alla famiglia degli orthopoxvirus. Attualmente sono noti due cladi del virus: il clade I e il clade II, all'origine dell'epidemia mondiale scoppiata nel 2022. «In base alle osservazioni effettuate, il clade II tende a presentare un quadro clinico più lieve rispetto al clade I», spiega l'UFSP che precisa: «"Tendenzialmente", perché è difficile generare prove scientifiche. Durante l'analisi dell'evoluzione clinica, la differenziazione tra le due cladi è possibile solo in misura limitata poiché l'assistenza fornita, la struttura per età, le co-infezioni e altri fattori di salute (come la dieta, l'anemia, ecc.), così come la qualità della raccolta dati sono fattori rilevanti per la valutazione dell'evoluzione clinica».
Dato l’aumento di casi di Mpox di clade I in diversi Stati africani, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di portata internazionale.
La trasmissione tra persone avviene principalmente tramite contatto diretto con la cute e le mucose, nonché tramite contatto di secreti infetti provenienti da vescicole o lesioni presenti sulla cute o sulle mucose di una persona infetta, in particolare durante i rapporti sessuali. Il virus può essere trasmesso anche mediante croste, secrezioni delle vie respiratorie come pure fluidi corporei e, nelle donne incinte, può essere trasmesso al feto tramite la placenta. Attualmente non è certo se possa diffondersi anche tramite sperma, secrezioni vaginali, urina o feci.
I sintomi
La malattia, che in genere ha un decorso blando, può manifestarsi entro 5-21 giorni dopo un contatto stretto avvenuto con una persona infettata dal virus. I sintomi sono più o meno accentuati a seconda della persona. In alcuni casi si manifestano solo sintomi singoli e lievi. Spesso l’eruzione cutanea è modesta, con solo poche o singole vescicole o pustole che possono causare dolore, prurito e comparire in diversi stadi di sviluppo della malattia. Possono inoltre manifestarsi sintomi influenzali come pure sintomi nella zona genitale e anale (dolore, sanguinamenti, infiammazioni).
Probabilmente si è contagiosi dalla comparsa dei primi sintomi fino alla scomparsa dell’eruzione cutanea, vale a dire fino alla caduta delle ultime croste.
Attualmente non sono note conseguenze a lungo termine dell’infezione. Le persone immunodepresse, i neonati, i bambini e le donne incinte sembrano correre un maggiore rischio di decorso grave della malattia.
In caso di infezione, vengono curati principalmente i sintomi. Nei casi particolarmente gravi può inoltre essere somministrata una terapia antivirale.
Le categorie a rischio
Le categorie che presentano il maggiore rischio di contrarre la malattia sono sempre le stesse, ovvero gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini e coloro che hanno frequentemente partner diversi. «In caso d'infezione, poi, i gruppi tipicamente vulnerabili (persone immunodepresse, donne incinte e bambini) corrono il rischio di sviluppare una forma grave della malattia», precisa l'Ufficio federale della sanità pubblica.
Resta infine da capire quali comportamenti andrebbero adottati per cercare di scongiurare un'infezione. «Le persone che presentano un rischio accresciuto di infezione possono in principio proteggersi dall'Mpox adattando il proprio comportamento», spiega l'UFSP. «La vaccinazione base in due dosi è indicata in caso di potenziale esposizione professionale al virus, così come per gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini e le persone trans che hanno partner sessuali che cambiano frequentemente. Un richiamo è poi raccomandato se il rischio d'esposizione persiste (intervallo minimo di due anni dopo la vaccinazione di base). Una vaccinazione può essere infine raccomandata dopo un contatto a rischio con una persona a cui è stato diagnosticato il vaiolo delle scimmie o che si presume abbia l'infezione».













