Bottani, il Crus e le lezioni da cui ripartire

Non è ancora iniziata ufficialmente, ma l’estate bianconera già brucia. Le «verità scomode» di Mattia Bottani hanno scosso l’ambiente bianconero. E, immaginiamo, fatto male all’allenatore Mattia Croci-Torti. A ridosso dall’esordio europeo e dall’atteso battesimo della AIL Arena, il Crus ha preferito – comprensibilmente – soprassedere. D’altronde c’è una stagione da vivere e il passato insegna quanto possa essere pericoloso e frustrante sbagliare i primi metri, vittime di distrazioni e rumori di fondo.
Restando per un attimo alle dure riflessioni dell’ex capitano, è lecito interrogarsi sui tempi, forse meno sui modi. Bottani, evidentemente, avvertiva una duplice esigenza. Da un lato esternare i residui dell’enorme amarezza provata in occasione dell’ultima partita con la maglia bianconera. Dall’altro offrire una prospettiva diversa circa la gestione Croci-Torti. Con la propria coscienza, e assumendosi i rischi di determinate critiche. A ciascuno, con la propria di coscienza, il compito invece di soppesare parole e osservazioni che, a ben guardare, avrebbero fatto discutere anche dopo due sconfitte consecutive o dopo un avvio di annata brillante. Insomma, via il dente, via il dolore. Che questo strappo fosse più delicato di altri, in fondo, era risaputo.
Di certo, suggerivamo, il Lugano è chiamato a non farsi male in partenza, come accaduto dodici mesi fa. La situazione dello spogliatoio, ieri come oggi, rimane fluida, complice un mercato a cui resta più di un mese per stravolgere o solleticare la rosa. Basti pensare che sarà David von Ballmoos, profilo d’esperienza e però fra gli ultimi arrivati, a ricoprire la carica di secondo vicecapitano dietro ad Anto Grgic e al leader Renato Steffen. La squadra che questa sera affronta il modesto Dukagjini, in ogni caso, costituisce una sicurezza, nella misura in cui sarà un undici consolidato a lanciarsi all’inseguimento dell’Europa. Non solo. Negli scorsi giorni e pure alla vigilia, tecnico e dirigenza hanno voluto fornire rassicurazioni circa le motivazioni di ogni giocatore, potenziali partenti compresi. «Non rivivrete quanto accaduto un anno fa», il succo del messaggio trasmesso alla piazza. E se c’è una cosa che al Lugano di Croci-Torti è riuscita abbastanza bene, lungo le ultime stagioni, beh, è stato il processo di apprendimento. Sbagliare, magari andando a sbattere violentemente, imparare, ripartire e progredire.
Va da sé, l’avvento del nuovo stadio e l’incertezza sportiva che grava sulla Super League 2026-27 – forse ancor più che negli scorsi campionati – sono pungolo e opportunità enormi. La linea abbracciata dalla società, all’insegna della prudenza, vale per quello che è. Un cartello segnaletico, oltre il quale non possono tuttavia mancare rinnovate ambizioni. La costanza di rendimento ai vertici del calcio svizzero rappresenta, giustamente, un vanto; l’aspirazione decisa al successo è un dovere. È benzina. Come potrebbe essere carburante – semmai fosse stato contemplato, una volta salutato un «big» – il classico colpo di mercato in grado di toccare la pancia e stuzzicare il dibattito. La AIL Arena, forse, lo meriterebbe. Lo merita, anche, al netto dei rompicapi contabili e del fair-play finanziario imposto dalla UEFA.
E a proposito di Conference League. Dopo tre avventure vissute in esilio, le prime esaltanti, la più recente fallimentare, il palcoscenico continentale si installa, finalmente e definitivamente, in Ticino. È un momento storico. È un privilegio. A tutti gli attori coinvolti – in campo e fuori – il compito di non bruciare subito questa splendida opportunità.





