Cerca e trova immobili
Il commento

La coerenza dei risultati e l'entusiasmo attorno all'FC Lugano, senza scuse

Indentificarsi nella squadra di Mattia Croci-Torti, nei suoi presunti leader e nel suo gioco, sta diventando vieppiù difficile lungo questo 2026 - Ma dove finiscono le abitudini dure a morire del pubblico e iniziano le colpe bianconere?
Massimo Solari
14.03.2026 06:00

Identificarsi nell’FC Lugano, in uno o più elementi cardine della formazione titolare, o come in passato nel suo gioco effervescente, sta diventando vieppiù complicato lungo questo 2026. E no, non si tratta esattamente di una buona notizia, considerata l’AIL Arena all’orizzonte e una campagna abbonamenti chiamata a moltiplicare il sostegno e la curiosità verso i colori bianconeri. I panni del traghettatore-trascinatore, da una dimensione sportiva all’altra, continua dunque a indossarli Mattia Croci-Torti. Provandoci, sforzandosi. Non sempre riuscendoci con successo. Ma restando lì, aggrappato ai piani alti. Le parole del tecnico ticinese, sollecitato sulla questione, meritano una riflessione. E pure una certa dose di preoccupazione.

«Il calcio va veloce, ci si può affezionare a uno o all’altro giocatore, come pure all’allenatore, ma alla fine il pubblico si nutre di risultati. Risultati per i quali mi sento il primo responsabile». Sin qui tutto bene. Tutto vero. Il Crus, però, va oltre. Forse tradendosi, in parte ingarbugliandosi. «Quello che manca all’attuale stagione, e lo sottolineo con grande onestà, è l’appiglio della Coppa Svizzera. L’uscita precoce dalla competizione ha spento un po’ l’entusiasmo che in passato si poteva respirare in questa fase dell’anno. La Coppa, in un cantone difficile, era riuscita ad alimentare un certo affetto per il Lugano». Ora, suggerisce Croci-Torti, sembra invece prevalere il disincanto. L’indifferenza, anche. «Se avessimo 4 punti in più o 6 in meno, alla fine, cambierebbe poco, se non la solidità della mia posizione». Grido d’allarme.

Il tecnico, quindi, affonda il colpo: «Non mi resta che spingere lo spogliatoio facendo leva sull’obiettivo europeo. Per regalare ai tifosi un club dalla caratura internazionale. Ma la verità è che il palcoscenico continentale, all’esterno, non entusiasma nessuno». D’accordo. E però, aggiungiamo noi, calcarlo o meno dipende proprio da quei risultati che - osservava il Crus - sono benzina per gli umori dell’ambiente. Insomma, il concetto della Coppa come coperta di Linus regge sino a un certo punto. A fare la differenza, come rilevato in prima battuta da chi siede in panchina, sono sempre le prestazioni di chi scende in campo. La loro qualità, coerenza e continuità. E per accorgersene non occorre recarsi a Thun. Basta attraversare la strada e misurare l’euforia ritrovata alla Cornèr Arena.

In questo articolo:
Correlati