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Il commento

Non sempre bello, eppure è di nuovo un Lugano credibile

Dal buio al giorno, la squadra guidata da Mattia Croci-Torti ha conosciuto una parabola sorprendente - Dopo essere stato messo in discussione, l'allenatore e i suoi meriti vanno riconosciuti - Alla società, che ha corretto il tiro in ritardo, si chiedono ora mosse decise
Massimo Solari
22.12.2025 06:00

Rientrando a Balerna, ieri sera, forse Mattia Croci-Torti si è messo a canticchiare l’amato Coez. E la sua È sempre bello. Già, perché «è quasi sempre bello se dal buio arriva il giorno». Ed è stato sorprendente, ammettiamolo, osservare la parabola ascendente di un Lugano - il Lugano del Crus - che a fine estate flirtava con l’imbarazzo e la paura. La luce, in casa bianconera, sembrava per l’appunto essersi spenta. Così come la magia, nel tocco di un allenatore che per tre stagioni e mezza aveva fatto parlare di sé in Svizzera e a livello europeo.

Mettere in dubbio l’operato del tecnico, con due obiettivi su tre andati a farsi benedire in poche settimane e uno spogliatoio scollato e distratto, è stato inevitabile. E pure doveroso, considerate le ambizioni presentate alla vigilia. Riconoscere il valore del lavoro svolto da Croci-Torti, ora, è altrettanto necessario, poiché il Lugano non solo si è rimesso in carreggiata, ma è stato altresì in grado di gettare le basi per un 2026 nobile. Non anonimo. Sì, «è bello rimettere insieme i pezzi. Vedere che alla fine stanno in piedi anche da soli». Come splendidamente accaduto in occasione nella domenica conclusiva dell’Avvento, contro lo Young Boys. E il merito, certo, non è solo di chi siede in panchina, ma pure di coloro che - una volta spente le sirene del mercato - sono scesi in campo con un piglio decisamente diverso. La società, seppur con colpevole ritardo e a fronte di una rosa oggettivamente inappropriata per tre competizioni, ha fatto il resto, proteggendo la figura di Croci-Torti e offrendole nuovi impulsi, sia in rosa (von Ballmoos), sia in seno allo staff (Vailati e Salzarulo).

La Super League 2025-26, al giro di boa, recita dunque terzo posto. E, di nuovo, è incredibile, come sensazionale è stato il torneo vissuto sin qui dal neopromosso Thun di Mauro Lustrinelli. Ecco, appunto. E adesso che si fa? L’identikit della capolista lo abbiamo chiarito. Così come c’è da registrare un altro campionato all’insegna dell’equilibrio e della zavorra continentale, questa volta affrancata a Basilea, YB e Losanna. In sede di bilancio intermedio, sia Croci-Torti, sia il responsabile dell’area sportiva Sebastian Pelzer hanno posto l’accento sulla scottatura della scorsa stagione. E, di riflesso, sulle «lezioni imparate» dopo essere rimasti vittime di fantasie proibite sul piano personale e collettivo. Perché «è bello essere primo», ma per andare lontano occorrono risorse tecniche e mentali di un determinato spessore. Tradotto: prima della scissione in due della classifica, programmata al tramonto del 33. turno, ragionare oltre alla top 6 non sarebbe saggio. Alla luce delle valutazioni errate e degli inciampi commessi nel quadro del mercato estivo, avrà per contro pienamente senso consolidare l’attuale rosa durante la pausa invernale. Il margine c’è e al Chief Sports Officer non si chiedono miracoli, quanto mosse più oculate e decise, visto che la finestra dei trasferimenti - in Svizzera - si protrarrà pericolosamente sino al 16 febbraio e dunque per sei turni del girone di ritorno.

Il 1. febbraio, invece, scatterà la prelazione riservata agli abbonati in vista della prima stagione nell’AIL Arena. Ad attendere il Lugano di Mattia Croci-Torti, detto altrimenti, saranno mesi carichi di aspettative. Indipendentemente dal traguardo finale, ma in relazione alle prestazioni e alla capacità di fare risultato con costanza. Le ultime settimane, al proposito, hanno raccontato di un Lugano tornato all’altezza della situazione. «Non sempre bello eppure». 

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