Scommesse da 760 milioni sul petrolio all’ombra di Gekko: la geopolitica di Trump è un insider trading globale?

«Oh, who's listening? Just one college buddy talking to another». La citazione è tratta da Wall Street, capolavoro di Oliver Stone del 1987. A parlare è Bud Fox, al secolo Charlie Sheen, broker senza scrupoli desideroso di farsi largo fra gli squali dell'alta finanza e, soprattutto, di stupire Gordon Gekko, alias Michael Douglas, con informazioni privilegiate che nessuno ha. Quelle informazioni, nel film, Fox le chiede a un avvocato e vecchio compagno di Università, Roger Barnes, interpretato da James Spader. Il quale, sulle prime, tentenna: «È illegale». Già, è illegale. Ma di fronte ai soldi, e alla possibilità di farne «più di quanto tu possa immaginare», l'avvocato alla fine cede. E fornisce al broker il necessario per agire, in anticipo, sul mercato.
La pratica di insider trading, nel film, viene mostrata senza indugi. Meglio, viene sbattuta in faccia allo spettatore. Perché, volendo citare proprio Gekko, la ricchezza va inseguita a ogni costo: «O capitano o niente». Per insider trading, parentesi, si intende la compravendita di titoli di una determinata società da parte di soggetti che, per la loro posizione all'interno della stessa o per la loro attività professionale, sono venuti in possesso di informazioni riservate cioè non di pubblico dominio. La domanda delle domande, in questi mesi, è se qualcuno all'interno dell'amministrazione Trump abbia sfruttato e stia sfruttando informazioni privilegiate per trarne vantaggio in Borsa. Della serie: c'è chi legge i fondi di caffè e chi, più pragmaticamente, potrebbe conoscere in anticipo ciò che succederà. Dai mercati tradizionali alle scommesse su Polymarket, ad esempio, più di una persona ha guadagnato molti soldi anticipando le parole e le decisioni del presidente statunitense. È successo, ancora, giorni fa, quando – poco prima che l'Iran e lo stesso Trump annunciassero la riapertura dello Stretto di Hormuz – sono state piazzate scommesse per 760 milioni di dollari sul crollo del prezzo del greggio.
Coincidenze, di per sé clamorose, o c'è uno schema preciso dietro? Domanda, forse, retorica. Anche perché Trump, nell'aprile del 2025, si era beato pubblicamente dei guadagni realizzati dai suoi amici durante la guerra dei dazi. Come Oliver Stone, che in Wall Street aveva scelto di farci vedere l'insider trading, pure il tycoon non si è mai risparmiato: al contrario, è stato fin troppo trasparente nel riferirci dei soldi che tutti avrebbero potuto fare (se solo avessero saputo, in anticipo, come i suoi amici). La BBC, dal canto suo, ha esaminato i dati sui volumi di scambio di diversi mercati finanziari. Confrontandoli con le dichiarazioni del presidente che, più di altre, hanno influenzato i mercati. Lo studio ha rilevato un modello ricorrente di picchi di interesse poche ore, o talvolta minuti, prima di un annuncio via social o tramite i media tradizionali. Alcuni analisti, di riflesso, hanno concluso che sì, siamo di fronte a un caso di insider trading illegale. Altri, invece, hanno spiegato che, molto più prosaicamente, gli operatori di mercato sono diventati più abili ad anticipare le mosse e le parole di Trump.
Giova ricordare che l'abuso di informazioni privilegiate, negli Stati Uniti, è vietato dal 1933, ovvero da quando venne approvata un'apposita legge. Nessun esponente del governo, da quando la legge è stata estesa nel 2012, è stato perseguito. Di più, secondo Paul Oudin, professore specializzato in diritto della regolamentazione finanziaria, simili norme sono difficili da far rispettare ed è ancora più difficile perseguire, penalmente, chi si macchia di insider trading. Senza la fonte, per dire, come si può dimostrare che qualcuno ha ottenuto informazioni privilegiate? La U.S. Commodity Futures Trading Commission, l’autorità statunitense chiamata a vigilare sul mercato degli strumenti finanziari legati alle materie prime, in realtà sta indagando su due ondate speculative anomale connesse alla guerra in Medio Oriente: basterà per cavar fuori qualcosa? Difficile a dirsi.
Nel bailamme generale, d'altro canto, è complicato altresì tracciare un confine fra economia e geopolitica: chi usa chi, per farla breve? Di nuovo: i successi sullo scacchiere mondiale sbandierati da Trump, dunque, si misurano (solo) in base al ritorno sull'investimento e ai profitti? La domanda delle domande, vista la situazione e considerando il contesto, è un'altra. Non più «chi vincerà la guerra» ma, anche qui molto più prosaicamente, «chi ha fatto le mosse giuste sui mercati prima che scoppiasse». Già immaginiamo Trump, di fronte all'accusa di insider trading, rispondere come Bud Fox: «Oh, who's listening? Just one college buddy talking to another». Che volete che sia, in fondo...


