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L'editoriale

E adesso si guarda davvero a Locarno80

Quella che si è conclusa sabato scorso è stata una kermesse tutt’altro che di transizione: ottimamente pensata, solida, sicura di sé, allegra, impegnata, piena di contenuti stimolanti
Paride Pelli
17.08.2026 06:00

Facciamo parziale ammenda. Dodici giorni fa scrivevamo su queste colonne che la 79.ma edizione del Locarno Film Festival si sarebbe svolta con il cuore e con la mente già dentro a quella dell’anno prossimo e che sarebbe stata una sorta di trampolino di lancio - e di banco di prova - per l’edizione a cifra tonda. Invece, non è andata così, o non soltanto. Quella che si è conclusa sabato scorso è stata una kermesse tutt’altro che di transizione. Ottimamente pensata, solida, sicura di sé, allegra, impegnata, piena di contenuti stimolanti, ha destato un interesse autentico su scala nazionale e, in parte, internazionale. Sotto il profilo cinematografico, poi, è stata una delle migliori edizioni degli ultimi anni, capace di fare storia a sé. Tra gli spettatori e i cinefili e sui media, si è parlato costantemente dei film in gara, dei contenuti e delle estetiche, degli attori e dei registi presenti e non, senza pensar troppo al fatto che l’ottantesima edizione si sta avvicinando a passo sempre più veloce, con tutte le sue sfide e le sue complicazioni.

La 79. rassegna locarnese andata in archivio sabato notte, verrà ricordata con tutto l’apprezzamento che è riuscita a conquistare, anche grazie alla direzione artistica di Giona Nazzaro. Adesso, però, si guarda davvero all’anno prossimo. È un percorso metà in salita e metà in discesa. Intanto le date: qui, purtroppo, nessuna novità. Dopo discussioni che immaginiamo fitte su un possibile cambio dalla prima metà di agosto alla seconda metà di luglio, il Festival resterà ancorato, per ora almeno, al calendario che già conosciamo. È certamente un peccato non essere riusciti a varare questo cruciale cambiamento in occasione di Locarno 80. Tuttavia, lavorando bene - forse meglio, e più in anticipo - sull’aspetto della comunicazione, la permanenza del Festival su agosto non dovrebbe rivelarsi particolarmente svantaggiosa. Per le edizioni successive, invece, ci auguriamo che venga raggiunto un accordo, in particolare riguardo la sovrapposizione con Moon & Stars, e che la kermesse possa ottenere la collocazione più adatta per liberare le sue tante potenzialità.

La questione delle date non è infatti un dettaglio. La stessa presidente del Festival Maja Hoffmann ha tenuto a ribadire che «il calendario è un elemento strategico dato che influenza la disponibilità degli artisti, il rapporto con l’industria, il pubblico e il posizionamento rispetto agli altri festival». Ça va sans dire che spetta anche alla politica trovare una via di uscita da quella che finora è una vera e propria impasse. Riguardo il management, l’edizione di quest’anno ci ha dato la conferma - se ce ne fosse stato bisogno - che il passaggio di consegne tra l’ex presidente Marco Solari e Maja Hoffmann è infine avvenuto in maniera morbida, senza scossoni né per la squadra operativa né per l’intera macchina festivaliera. La stessa mecenate sembra sempre più a suo agio e coinvolta nel Festival, tanto da dichiarare di stare pensando «ai prossimi dieci anni». In sintesi, al netto del necessario «effetto wow» che tutti si aspettano per l’80. edizione, quest’ultima, nelle parole della stessa presidente, «sarà un punto di partenza per ragionare sul futuro». Manca poco che il Festival diventi un modello di ricerca e sviluppo anche per altri settori dell’economia cantonale. Intanto, è sempre più un’eccellenza indiscutibile, anche agli occhi di coloro che per anni lo hanno snobbato.

In tutto ciò, il capitolo imprevisti e incidenti è da tenere sotto stretta sorveglianza, più di quanto si è fatto finora. L’improvviso e inatteso crollo del palco al Monte Verità, presente la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, ha rischiato di invalidare l’intero Festival e di gettare una pesantissima ombra sul prossimo ottantesimo. Si fosse fatto male qualcuno seriamente, avremmo potuto dire addio a tutti i sacrifici, pubblici e privati, fatti finora per sostenere il Festival. C’è poi la questione, anch’essa imprevedibile, delle temperature elevate, che quest’anno hanno picchiato particolarmente duro. Tra il pubblico, ci sono stati momenti di vera fatica e sofferenza, a discapito della visione delle opere e della partecipazione agli eventi collaterali. Qui trovare una soluzione, senza perdere la splendida connessione con il paesaggio locarnese, è più difficile. Un’idea potrebbe arrivare dalla riapertura di un simbolo come il Grand Hotel? Ma forse più che a cambi di location, si potrebbe pensare a soluzioni tecniche realmente innovative.

L’ottantesimo è già dietro l’angolo e di lavoro da fare ce n’è dunque moltissimo. L’«effetto wow» può essere raggiunto in molti modi: con la presentazione di opere memorabili, con presenze artistiche ad alto tasso di glamour, ma anche con una Piazza Grande genialmente raffrescata in un mondo sempre più bollente.

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