Polymarket e la profezia che si compra da sola

Ha partecipato alla pianificazione del blitz per catturare Nicolás Maduro e, già che c’era, ci ha scommesso sopra. Incassando oltre 400 mila dollari. Lo scorso aprile, il militare in questione è stato incriminato dai procuratori statunitensi. Il soldato furbacchione da un lato, il colpo grosso dall’altro, una nota piattaforma – Polymarket – nel mezzo. Roba da matti. Il caso appena descritto, si badi, non è un fenomeno isolato. Quest’anno, un collaboratore dello youtuber MrBeast e un candidato governatore sono stati pizzicati a puntare su informazioni riservate. Il secondo, addirittura, sulla sua elezione.
Parentesi: tecnicamente, ne avevamo già parlato, Polymarket si basa sul concetto di prediction market o mercato predittivo. È una piattaforma decentralizzata e si fonda sulla blockchain Polygon. Gli utenti possono scommettere denaro reale (in USDC, una stablecoin) sull’esito di eventi futuri: elezioni politiche, partite sportive, decisioni economiche, fenomeni culturali. Qualsiasi cosa, purché riassumibile in una domanda binaria (sì/no) e con un esito verificabile. I prezzi delle quote riflettono la probabilità collettiva stimata dal mercato.
Chiusa la parentesi, passiamo alla domanda: siamo di fronte a casi, eclatanti, di insider trading, pensando anche ai movimenti insoliti sul mercato petrolifero quindici minuti prima dell’annuncio ufficiale di Donald Trump, tempo fa, sulla tregua con l’Iran? Snì. La definizione, di per sé comoda, è un tantino insufficiente. O, meglio, insoddisfacente. In Borsa, il cosiddetto insider ruba un vantaggio informativo su un fatto che accadrà a prescindere. Nei mercati predittivi, invece, la sequenza si capovolge. Proviamo a spiegarci: quando esiste una quotazione liquida sull’esito di un determinato evento, chi ha una posizione aperta e, parallelamente, una leva su quell’evento non ha più bisogno di indovinare, ma di agire. Detto in altri termini, la quota non è più solo una fotografia dell'evento ma una costruzione dello stesso.
L’economia, questo meccanismo, lo conosce piuttosto bene. Anche la sociologia: vi dice qualcosa il concetto di «profezia che si autoavvera»? Vi contribuirono sociologi come Robert K. Merton. L’esempio più utilizzato è quello della corsa agli sportelli: per quanto solida, una banca non riesce a contenere le voci secondo cui stia per fallire, con il risultato che i correntisti si precipitano in massa per ritirare i depositi e la banca, beh, fallisce. La previsione, in questo caso, non descrive il crollo. Lo produce.
La fantascienza ha impacchettato tutto ciò in maniera ancora più spettacolare. Siccome Christopher Nolan, in questi giorni, è sulla bocca di tutti, rispolveriamo il suo Interstellar per chiarire ulteriormente il concetto: Cooper, precipitato oltre l’orizzonte degli eventi, trasmette alla figlia i dati che, un domani, consentiranno all’umanità di costruire la struttura in cui si trova. Causa ed effetto coincidono, in un anello in cui non c'è inizio e non c'è fine. Ora, sostituite la libreria a cinque dimensioni del film con un conto scommesse e un’informazione, appunto, riservata. L’umanità, nel film di Nolan, si salva: il paradosso nel quale si trova Cooper è un mezzo per raggiungere quella salvezza. Su Polymarket e sulle altre piattaforme predittive, invece, l’anello si chiude su una posizione aperta, laddove Cooper non aveva scommesso sul suo successo. Il candidato governatore, a suo modo, è un caso da manuale: pronosticatore, scommettitore e causa in una sola persona.
Le stesse piattaforme si nascondono dietro alla cosmesi linguistica, sfruttando il vocabolario e affermando che no, quelle presenti nel menù non sono vere e proprie scommesse ma contratti su eventi. Facile intuire perché: così facendo, possono aggirare le leggi sul gioco d’azzardo. Negli Stati Uniti, su questo fronte, stiamo assistendo a un balletto di responsabilità. Più di una dozzina di Stati americani ha fatto causa; il regolatore federale, dal canto suo, ha rivendicato la giurisdizione esclusiva sui citati contratti ma, nel frattempo, ha aperto un’indagine su Polymarket. La stessa mano difende e sospetta, insomma.
L’idea che questi mercati fungano da macchine della verità, riassumendo al massimo, ha una sua logica. Aggregando le aspettative di migliaia di persone, si ottengono stime spesso più accurate dei sondaggi e delle analisi degli esperti. Ma perché una macchina della verità funzioni sono necessarie alcune condizioni. Innanzitutto, nessuno deve barare. E poi: alla fine, bisogna sapere che cosa è accaduto davvero (e qui, beh, né Kalshi né Polymarket hanno trovato un modo affidabile per chiudere i contratti contesi). Infine: la macchina deve restare fuori dalla storia che racconta. Ed è proprio qui che casca l’asino. La previsione, nei mercati predittivi, diventa invito e incentivo. Chi sa prima degli altri, l’insider, ruba un vantaggio: Gordon Gekko in Wall Street, volendo ricorrere ancora al cinema. Chi sa prima degli altri e, in più, può mettere mano all’esito contribuisce a far accadere ciò su cui ha puntato. Di qui la domanda: quante persone, in un determinato momento, sanno come andrà a finire un evento quotato? E quante possono far sì che finisca proprio così?


